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Attacchi di squalo

Innanzitutto è necessario distinguere tra attacchi provocati e non provocati. Si definisce attacco di squalo non provocato un incidente nel quale l'animale all'interno del suo habitat naturale attacchi un uomo ancora in vita senza essere stato in precedenza provocato.

Tutti gli episodi che si verificano in acquari pubblici o in centri di ricerca, gli attacchi a persone già morte (episodi classificati sotto il nome di sciacallaggio, in particolare ai danni di vittime di annegamento), gli attacchi contro imbarcazioni ed inoltre tutti quegli attacchi che avvengono dentro o fuori dall'acqua e che siano in qualche modo risposte all'atteggiamento umano, sono invece classificati come attacchi provocati.

In genere questi ultimi si verificano quando incauti sommozzatori entrano in contatto per primi con il pesce, quando dei pescatori tolgono uno squalo dalla rete, ed infine quando gli allevatori nei centri pubblici li nutrono.

Nel 2006 ad esempio l'International Shark Attack File (ISAF) ha intrapreso un'indagine riguardo a 96 presunti attacchi di squalo non provocati, identificando 16 di essi come attacchi provocati dall'uomo e 62 come attacchi realmente non provocati.

Nel 2007 invece, i 41 potenziali attacchi di squalo non provocati registrati e poi negati includevano venti attacchi provocati, due casi di disastro aereo, cinque casi di attacchi ad imbarcazioni, quattro archiviati per l'accertamento di una causa di morte diversa e dieci casi dove le informazioni erano addirittura insufficienti a capire se degli squali fossero coinvolti. Non si è accertato nessun episodio di sciacallaggio.

Sempre l'ISAF ha stimato, per il periodo che va dal 2001 al 2006, un numero medio di morti all'anno dovute ad attacchi di squalo non provocati pari a 4,3. Negli ultimi vent'anni vi è stata una media (a livello mondiale) di 5 - 6 attacchi mortali all'anno ai danni di esseri umani, con picchi di 11 morti l'anno nel 1993 e nel 2000. Queste statistiche non tengono conto di incidenti che si verificano in acque territoriali di paesi in via di sviluppo, quindi la stima potrebbe essere inferiore alla realtà.

Contrariamente a quanto non si creda, gli squali pericolosi per l'uomo sono pochi. Tra le circa 500 specie conosciute, solo quattro sono state coinvolte in un numero significativo di attacchi fatali e non provocati.

Essi sono:

Questi squali, essendo predatori di grandi dimensioni e molto potenti, possono a volte attaccare ed uccidere degli uomini, ma va ricordato che tutte e 4 le specie sono state oggetto di studio nel corso di immersioni senza l'ausilio di gabbie protettive. Altri studi hanno stimato che il dodici per cento degli attacchi sia opera del grande squalo bianco.

In tutto 27 specie diverse hanno per certo attaccato uomini o barche. Inoltre, circa quaranta specie sono classificate come potenzialmente pericolose e tutte le altre sono considerate innocue.

Gli altri squali più pericolosi in assoluto, oltre alle quattro specie già citate, sono:

La percezione degli squali come animali pericolosi si è diffusa grazie all'enorme risalto mediatico ricevuto da qualche isolato attacco non provocato, come il celebre attacco del Jersey Shore nel 1916, ed attraverso finzioni cinematografiche, come la fortunata serie di Jaws. A questo proposito va ricordato che lo stesso inventore di Jaws, Peter Benchley, si è dedicato in seguito per diversi anni al tentativo di cancellare l'immagine dello squalo come mostro assassino.

USS Indianapolis. Un altro episodio di attacchi di squalo passato alla storia si verificò durante l'affondamento dell'incrociatore americano USS Indianapolis durante la Seconda Guerra Mondiale. La nave da guerra venne affondata dal sommergibile giapponese I-58 il 30 luglio 1945. Circa 300 dei 1196 uomini dell'equipaggio morirono durante l'attacco giapponese. Degli 800 rimasti, solo 317 sopravvissero alla combinazione di fame, disidratazione, desquamazione causata dall'acqua salata, e soprattutto attacchi di squalo.

Sembra che i maggiori responsabili degli attacchi siano stati i longimano. La missione della Indianapolis (che consisteva nel ritorno alla base dopo la consegna dell'ordigno nucleare che poi sarebbe esploso su Hiroshima) sia per motivi di sicurezza, che per l'imprevedibilità degli attacchi giapponesi, non riuscì a comunicare a terra con un messaggio d'allarme la propria posizione ed i naufraghi non vennero rinvenuti che il 2 agosto, in modo del tutto casuale, da Wilber Gwinn e Warren Colwell, rispettivamente pilota e copilota di un volo di ricognizione di routine.

Interessante notare come si siano verificati degli episodi in cui delle persone si sono salvate da attacchi di squali colpendoli sul muso che sembra essere il punto debole di diverse specie.

L'ultimo attacco mortale registrato in Italia risale infine al 2 febbraio del 1989 e si è verificato presso il Golfo di Baratti, presso Piombino, in provincia di Livorno.
   
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