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Coco Island: la Galapagos costaricana

Il paradiso della riserva naturale di Coco Island, Costarica

Luglio 2012
Autore: Athos Menghini

Parafrasando quanto disse un replicante, in Blade Runner, un vecchio e splendido film di fantascienza, mi viene di sostenere che: “ho visto cose che voi sub-normali non potete immaginare”.

L’isola del Coco si trova a circa 40 ore di navigazione dalle coste del Costa Rica, in pieno Oceano Pacifico, le sue coordinate sono 5?31'00" Nord, 87?04'0" Ovest. L'estensione terrestre è di 23,85 km? e misura 7,6 km di lunghezza e 4,4 km di larghezza, essendo la sua forma approssimativamente rettangolare.

L’isola, detta anche la Galapagos costaricana, per la sua dimensione, isolamento e stato di conservazione, costituisce uno dei siti naturali privilegiati a livello mondiale. Con un endemismo importante e una singolare diversità biologica, l'isola può essere catalogata come un laboratorio naturale, ideale per compiere ricerche sull'evoluzione delle specie e il monitoraggio dell'ambiente a largo campo.


In passato fu meta preferita di pirati che, si dice, abbiano seppellito qui ingenti tesori, ma è stata, recentemente resa famosa dalle scene iniziali del film “Jurassic Park” che mostrano dall’elicottero, la sua conformazione e le sue cascate. Siamo sicuramente in un posto eccezionale per la sua natura, soprattutto sott’acqua, grazie alla decisione dello Stato del Costarica di farne un santuario naturale istituendo il 22 giugno 1978 il Parque Nacional Isla del Coco .

Nel periodo dell’anno che inizia in giugno e termina in agosto è praticamente impossibile non incontrare “school”, cioè banchi, di squali martello (sphyrna lewini), sia posizionati nella corrente quasi in superficie, sia in profondità.

La particolarità di questa isola è che viene raggiunta dal continente da solo due barche di turisti, che stazionano in baia per cinque-sette giorni, non essendovi alcuna struttura, ad eccezione di una piccola costruzione adibita ad abitazione dei guardaparco, sull’isola.

Comunque giunti nei pressi dell’isola, la barca, nel nostro caso la Okeanos Aggressor, àncora nella baia di Chatham e da lì, oltre che dall’altra baia di Yglesia, con due veloci gommoni si possono raggiungere tutti i posti di immersione dell’isola.

La destinazione è sicuramente indicata per quei subacquei che amano gli incontri con pesci di notevoli dimensioni, in particolare squali. Senza paura di essere smentito mi sento di affermare che i pesci più numerosi nei fondali dell’isola sono sicuramente gli squali pinna bianca (triaenodon obesus) e le razze maculate (taeniura meyeni), che in fondo sono loro parenti alla lontana.




Assolutamente imperdibile è l’immersione notturna nei fondali della parte interna della piccola isoletta di Manuelita. In un fondale di circa 20 metri si è praticamente circondati dagli squali pinna bianca che appena cala il sole si dedicano alla caccia dei piccoli pesci di barriera. Lo spettacolo è impressionante, quando la lampada illumina gli squali che, in frenesia alimentare, si accalcano gli uni sugli altri. Sono però le immersioni con gli squali martello che rendono questa destinazione assolutamente imperdibile.


Nei fondali di Punta Maria, Dirty Rock, Bayo Alcione e Manuelita nella parte esterna l’incontro con i martello è assicurato. Abbiamo visto banchi di oltre cento esemplari fluttuare nella corrente proprio sopra di noi, con qualche esemplare dalle misure rispettabili che, più curioso, si avvicinava, di tanto in tanto, ai subacquei.

In località Manuelita, viceversa gli squali martello si avvicinano molto alla scogliera, evidentemente attratti dal grande numero di pesci in particolare razze, che popolano questo sito, contribuendo a creare un meraviglioso carosello subacqueo. La conformazione dei fondali è un misto tra la roccia di origine vulcanica e le formazioni coralline. Molto interessanti le secche al largo tra le quali si segnalano per vita subacquea Dos Amigos e la citata Bayo Alcione.

Tra le rocce che circondano l’isola si annidano molti esemplari di pesci sia pelagici che corallini e crostacei. In particolare è abbastanza frequente l’incontro con le aragoste, anche raggruppate in gruppi di cinque o sei e con le murene, tra le quali spicca la specie “puntuta” la più numerosa e quella “leopardo” , che gli anglofoni chiamano anguilla, forse la più rara. Molti pesci di barriera, quali pesci chirurgo, lituanidi, salpe tropicali si radunano in grossi banchi, mentre sono sempre presenti pesci angelo di una specie autoctona, chiamato angelo reale (holacanthus passer) e pesci palla anche nella loro fase giovanile di colore giallo.

La particolarità di questi fondali è che le razze e gli squaletti pinna bianca si radunano anche loro in gran numero, adagiandosi sul fondale sabbioso gli uni sugli altri. Guardando con più attenzione tra i coralli, è facile scorgere il bellissimo pesce falco del corallo (cirrhitichthys oxycephalus) e il pesce scatola blu con una livrea che lascia veramente incantati. Diversi tipi di squali è possibile incontrare in questi fondali. In particolare a Silverado, inginocchiati sul fondale di sabbia a circa 20 metri, i subacquei aspettano l’immancabile arrivo dei Silver tips (charcarhinus albimarginatus) che circondati da carangidi si aggirano intorno allo scoglio.

Più al largo sulle secche, si vedono squali Galapagos o charcarhinus limbatus incrociare indifferenti, insieme a mobule e aquile di mare in branchi di sei sette esemplari. Immancabili al largo della parete scorrono i banchi delle varie specie di carangidi e grossi tonni solitari. In altri periodi dell’anno, quando le acque si fanno meno limpide per la presenza di grande quantità di plancton, è facile incontrare il maestoso squalo balena e le mante.

L’isola del Coco è comunque famosa anche per la popolazione di uccelli che nidificano soprattutto sulle isole minori e sugli scogli che circondano l’isola maggiore. Sono soprattutto sule e fregate che si contendono il pesce che abbonda intorno all’isola, ma non è difficile scorgere anche qualche falco pellegrino, oltre a sterne e a gabbiani in gran quantità. Spesso le sule dalle zampe rosse e dal becco azzurro (sula sula) si avvicinano ai gommoni dei sub con la speranza di poter raccogliere qualche pesce, oppure solo per il gusto di mostrarci la loro abilità di volo.

Purtroppo è difficile scendere a terra per visitare l’isola. Ciò in quanto sono necessari permessi, ma anche perché nella stagione delle piogge l’isola è quasi impraticabile, per via della grande quantità di fango che si forma.

Infatti non si deve dimenticare che l’isola del Coco è uno dei siti più piovoso del mondo. Nel caso fosse possibile scendere a terra, è facile incontrare uccelli stanziali come garzette ed aironi, ma anche rettili come iguanidi, tartarughe e gechi. Gli unici mammiferi presenti sull’isola, portati dall’uomo nel corso dei secoli sono i soliti, topi, gatti, maiali inselvatichiti e cervi dalla coda bianca. Un’isola che rimane nel cuore e nella mente.

Athos Menghini
   
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