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Cina: scoperto il più grande impianto di lavorazione di alcune specie di squalo protette dall’Iucn

Gennaio 2014

Ancora una brutta notizia per l’ambiente. A PuQi, pochi chilometri dalla città di Wenzhou, nella regione sudorientale della Cina, è stato scoperto il più grande impianto di “lavorazione” della carne di squalo. Definito “slaughtering facility” (impianto di macellazione) il centro tratta annualmente esemplari di squalo bianco (Carcharodon carcharias), squalo elefante (Cetorhinus maximus) e più di 600 esemplari di squalo balena (Rhincodon typus), tutte specie classificate vulnerabili dall’Unione Internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

Nel rapporto pubblicato dalla WildLifeRisk, l’ong dalla quale arriva la notizia dopo un lavoro investigativo durato quattro anni, si legge che le pinne essiccate sono vendute ai ristoranti in Cina che le espongono come ornamento per attirare la clientela e pubblicizzare la tristemente nota zuppa di pinne di pescecane. La pelle è venduta per farne borse, cinte, accessori e altre parti dell’animale entrano nella filiera del commercio alimentare.

Ma è l’olio di fegato il prodotto più redditizio. Estratto dal fegato del pesce, viene utilizzato per produrre cosmetici e integratori alimentari a base di Omega-3 destinati al mercato internazionale in palese contravvenzione alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites).

In un pubblicato dalla WildLifeRisk su Vimeo il proprietario dell’impianto, Li Guang, dichiara di contraffare le etichette dei prodotti per aggirare i controlli, ammette di esportare in Francia e in Italia, e di importare squali balena da Taiwan. Gli esemplari di questa specie vengono catturati nelle acque del Mar Cinese Meridionale, a largo delle coste delle Filippine, dell’Indonesia e fino in Messico. Un esemplare intero di questa specie, venduto in Cina, può valere fino a 31mila dollari statunitensi.

«Siamo stati a PuQi tre volte negli ultimi tre anni e in ogni occasione la dimensione del massacro ci è sembrata sconcertante - affermano in una dichiarazione congiunta Alex Hofford e Paul Hilton della WildLifeRisk - Com’è possibile che questi animali innocui, questi giganti gentili del mare, siano massacrati in questo modo solo per soddisfare la vanità umana? Questo commercio deve finire e subito altrimenti questa specie rischia l’estinzione».

L’Ong ha dichiarato di fare pressione sulle autorità cinesi e di averle richiamate al rispetto della Cites.

Alcune delle immagini che seguono non sono adatte a persone impressionabili


   
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