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Cronaca della cattura del Megamouth numero 11

Cagayan de Oro, Filippine

Febbraio 1998
di Elson T. Elizaga.

Nella notte del 20 Febbraio 1998, tre pescatori catturano un pesce nella Baia di Macajalar, Cagayan de Oro, che non poterono identificare. Una radio locale annuncio' il ritrovamento la mattina seguente.

Il pesce piu' tardi fu tagliato a pezzi e consumato il giorno stesso e notizie successive, provenienti da fonti governative, dissero che lo strano pesce era uno squalo balena.

Ricerche da me condotte attraverso internet rivelarono che era un Megamout, una specie esptremamente rara con soltanto 10 segnalazioni precedenti in tutto il mondo.


Importante ritrovamento.

Il ricercatore di squali Ben S. Roesch di Toronto, Ontario, Canada, fu il primo ad identificare l'animale come Megamouth. In risposta alle foto da me inviate, Roesch replico' in una email: "Lo squalo e', come lei sospetta, un Megamouth (Megachasma pelagios). Niente da dire, e' un ritrovamento importante vista la rarita' dell'a specie."
Quando apprese che avevo consultato anche lo Shark Research Institute (SRI) del New Jersey, Roesch mi riscrisse: "Sono abbastanza sicuro che anche l'SRI identifichera' lo squalo come Megamouth. Non ho il minimo dubbio su questo, ma capisco che lei abbia bisogno di una conferma."
Come previsto, Marie Levine dell' SRI, che ricevette da me le tre foto, scrisse: "Sono sicura da cio' che vedo che sia un Megamouth. Le analizzero' col Dr. Leonard Compagno e glie le restituiro' presto." Levine scrisse che Compagno e' il Direttore della Scienza e Ricerca dell'SRI ed e' la massima autorita' mondiale di tassonomia degli squali e autore del World Catalogue of Sharks della FAO.  Ella aggiunse che Compagno era in grado di determinare se lo squalo rivelasse  la scoperta di una nuova specie.

Mentre attendevo la risposta di Compagno ricevetti una email il 19 Marzo dal Dr.John F. Morrissey, Professore Associato del Dipartimento di Biologia della Universita' di Hofstra, Hempstead, New York. Riporto il testo completo:

Morrissey era Presidente dell'AES nel 1997 ed e' uno degli editori del libro "Biology of the Megamouth Shark." dello stesso anno. Egli ha ricevuto da me tre fotografie dello squalo.
Prima volta nelle Filippine. Le foto mandate a Compagne mi tornarono indietro, apparentemente per problemi con il server. Ma il 21 Marzo Compagno mi scrisse: "Ho ricevuto le tre fotografie via email. Le foto mostrano un grande squalo Megamouth (Megachasma pelagios). In apparenza, questo e' il primo riscontro della specie nelle Filippine. Se lei ha altre fotografie o altre informazioni sulla taglia e il sesso dello squalo, i dettagli della sua cattura e che fine abbia fatto, la prego di farmele conoscere."
L'email di Compagno indicava la posizione di Curatore dei pesci, Capo del Centro di Ricerca sugli Squali, Divisione Scienza della Vita, Museo del Sud Africa, Cape Town, Sud Africa.

Il 30 Marzo il Museo di Storia Naturale della Florida ha aggiornato la mappa on line  e la tabella di distribuzione degli avvistamenti del Megamouth. Questi documenti ora menzionano il ritrovamento di Cagayan de Oro, Filippine.

Il primo colpo

Fuori nell'oceano scuro, nulla era piu' gradito ai tre pescatori del bel tempo. La loro banca era piccola e leggera, ma il vento era affidabile e le onde facili. Niente di strano su nulla.
Allora si senti' un urlo d'allarme da lontano e guardarono in quella direzione: c'era un pescatore solitario appena visibile ad una distanza di circa 100 metri. Sembrava che stesse recuperando la sua rete vuota. Guardarono meglio.

La sua lampada c'era ancora, come un gruppo di altre lampade da barche distanti. Attesero un altro segnale. Niente. I tre pescatori stavano cacciando dei pesci di 5 piedi chiamati tamban e tabilos. Erano Nelson, James e Justiniano, tutti residenti a Puerto, Cagayan de Oro. Nelson era il proprietario della piccola banca motorizzata e James era suo figlio. Il padre di Justiniano Eufemio, ora in pensione, era il proprietario della rete da pesca.

Quel venerdi' 20 Febbraio, erano usciti in mare circa alle 6 del pomeriggio, come loro abitudine. Procedettero dalla costa a nord ovest per raggiungere una zona conosciuta dai pescatori a lenza e profonda 300 metri. Era a 6 km al largo di Puerto, e si distingueva ancora la forma geometrica del Porto Internazionale di Cagayan de Oro. Qui, nel centro della Baia di Macalajar, essi osservarono prima la corrente per determinare il luogo dove gettare la rete, poi la deposero accuratamente.

L'intera larghezza della rete fu stesa all'angolo destro della banca in modo da formare una "T" se guardati dal basso. Attaccata a tre gavitelli, la rete creava un invisibile muro subacqueo di 45 metri di lato per una altezza di 18 metri. Attirati dalla brillantezza della lampada, i banchi di tamban e tabilos presero a muoversi intorno alla banca.  Ogni maglia della rete poteva contenere solo la testa del pesce, che quando provava a liberarsi andava ad incastrare anche le branchie, e da qui il nome: rete da branchie.

Quella di Eufemio era un attrezzo sicuro, vecchia di 4 anni ma ancora resistente. Ma al termine di quella che fu considerata una pescata di routine, qualcosa di grosso e sconosciuto aveva tagliato di netto una sezione, e Eufemio in seguito fu costretto a spendere 3,000P per ripararla.

La cattura

Diversi minuti dopo udirono un urlo e uno dei gavitelli schizzo' fuori fluttuando lontano portato via dalla corrente. Curiosamente, i tre decisero di ritirare la rete 30 minuti piu' tardi della solita ora, le 9 del pomeriggio. Essa non oppose resistenza, ma era lacerata da taglio di circa 12 metri di lato.

Mentre la tiravano inizio' a diventare pesante e James vide qualcosa muoversi sott'acqua con dei riflessi. Indicandolo, commentò con distrazione: "Cellophane!". Lo disse come a significare: "E' Cellophane tutto quello che abbiamo preso dopo tutte queste ore ?" Improvvisamente, una bocca grande e aperta venne alla superficie di fronte a loro, facendogli cadere il resto della rete per lo spavento, poi la bocca affondo' di nuovo nell'acqua.

Fu un'apparizione terribile, si aspettavano piccoli pesci e pezzi di cellopahne inquinante, ma questa bocca da sola era troppo incredibile. Che tipo di pesce possedeva una bocca simile? Uno squalo? Una Balena? Un delfino? Sebbene scossi, i tre guardarono giu' di nuovo e videro che un grosso animale completamente intrappolato nella rete si muovendosi lentamente, apparentemente esausto. Sembrava che dopo essersi impigliato avesse ruotato ripetutamente nel tentativo di scappare. Al principio, i tre presero in considerazione la scelta di liberarlo, nell'eventualita' che fosse un mammiffero legalmente protetto.

Ma le uniche strade per farlo erano rompere ulteriormente la rete o lasciarla andare completamente. Entrambe erano molto onerose, cosi' decisero di condurre l'animale a riva. Chiamarono il pescatore solitario per farsi aiutare e in tono sorpreso ed allarmato egli rimarco' che era lo stesso tipo di grande pesce che inghiottiva le persone. "E' lo stesso flagello che ha distrutto la mia rete un momento fa!" Bestemmio'. Ma egli ammise anche la sua rete era molto vecchia e fragile, cosi' il pesce l'aveva lacerata duramente senza sforzarsi troppo.

Per qualche minuto, i quattro discussero della difficolta' di trainare un pesce gigante sospeso verticalmente. Non ne avevano mai catturato uno di quella taglia prima, cosi' non sapevano che fare. Alla fine, Nelson venne fuori con l'idea di costruire un laccio con due pietre attaccate come pesi. Lo sistemarono intorno alla testa per farla affondare e una volta afferrata la coda misero il pesce parallelo alla banca come una macchina in doppia fila.

Poi tornarono a Puerto, accompagnati dal quarto pescatore. Si fermarono ad una profondita' di due metri e presero 11 uomini per rotolare lo squalo sulla spiaggia. Perfino cosi' tanti, dovettero usare una trave per far da leva e sincronizzare i loro sforzi. Girando, la grossa bestia apriva la bocca lentamente e ruttava. Le reazioni furono varie. Alcuni residenti restarono appena nei pressi, altri la toccarono. Uno abbozzo' un disegno simile ad una farfalla nella sua parte posteriore. Un ubricao li vicino raggiunse il pesce e provo' ad aprirne la bocca. In tono di finta disperazione egli supplico': "Fammi entrare, fammi entrare". Il suo amico ugualmente ubriaco prese pezzetti di carne e li mangio' crudi.

La notizia

Circa alle sette di mattina del giorno seguente, Joebert Pamisa di Radio DXIF Bombo, diffuse l'interessante notizia con la conseguenze di attirare piu' gente sulla spiaggia. Pamisa descrisse la bocca dello sconosciuto pesce come simile a quella di un pantat, un pesce d'acqua dolce che assomiglia ad una anguilla. Disse anche che sarebbe stato facile per il pesce ingoiare un uomo intero. Disse anche :"Stiamo aspettando il rappresentante dell'Agenzia dei Pescatori perche' qui nessuno puo' identificare questo pesce."

Nel frattempo, alcune donne, apparentemente stuzzicate dagli uomini, scherzavano sulle due grandi appendici. Uno dei presenti prese l'impronta dei denti con una mattonella in gomma. I segni dentellati assomigliavano a quelli lasciati da una sega. Ancora un'altra persona,  originaria della vicina Visayas, molesto' i pescatori con l'affermazione che quel pesce era un cattivo presagio.

Piu' tardi, diversi uomini rotolarono lo squalo ripetutamente per esporre la sua parte sinistra, destra ed inferiore per consentire le riprese ai fotografi ed ai video cameramen della locale stazione televisiva. La polizia chiese alla gente di stare indietro, ma la gente rifiuto', apparentemente riluttante ad essere esclusa da quello storico evento.

Il soccorso arrivo' col rappresentante dell'Osservatorio della Vita Marina di Mindanao (MMWW), l'Agenzia dei Pescatori e delle Risorse Acquatiche (BFAR), e il Dipartimento per lo Sviluppo delle Risorse Naturali (DENR). Ora loro potevano identificare il pesce.

Ma questo non accadde. Sebbene le donne del MMWW descrissero l'animale come "una delle due specie di squalo balena", le loro foto di squalo balena non combacciavano con esso. Gli altri ufficiali governativi girarono ripetutamente le pagine del libro, ma ancora non poterono dire di che animale si trattasse. Cosi' scattarono delle fotografie e lo misurarono: circa 6 metri dalla bocca alla coda, e circa 2,30 metri di circonferenza della sezione ventrale. Nelson stimo' il peso in 1.500 kg.

Non conoscendo l'identita' del pesce, i pescatori manifestarono la necessita' di sapere 1) se fosse un mammifero, e 2) se si potesse mangiare. Una volta saputo questo, l'intera comunita' avrebbe saputo cosa fare della carcassa. Il personale del BFAR li rassicuro' dicendo loro che era un pesce e che si poteva mangiare. Justiniano e Nelson chiesero l'approvazione del BFAR per macellare il pesce e disporre di esso. Ottenuto cio', iniziarono a tagliarlo.

La consumazione

Era un'attivita' generalmente libera per tutti. I piu' prossimi presero tutto quello che potevano, lasciando soltanto le interiora. Ma un commerciante di pesce compro' le pinne, la coda e la testa per venderle nella provincia di Bukidnon. Diverse persone andarono anche a guardare nello stomaco, aspettandosi di trovarci qualche sfortunato essere umano o un grande pesce o chissa' che all'interno, ma molti restarono delusi nel vedere che lo stomaco aveva all'incirca soltanto le dimensioni di una coscia umana e conteneva soltanto una colonia di minuscoli uyap rossastri (krill).

Una persona del De Oro Bayanihan , un negozio che vende pesce secco ed attrezzatura da pesca, chiamo' Eufemio e promise di comprare il fegato. Eufemio aspetto' fino alle 5 del pomeriggio, ma costui non arrivo', cosi' chiamo Justiniano per sepellire le interiora, cartilagini incluse, allo scopo di evitare che disturbassero i vicini con la loro puzza. Justiniano mise gli organi interni in un sacco fatto di ramie' (fibra vegetale) e lo lascio' cadere in una fossa fatta nella sabbia ad una profondita' di un metro e mezzo, a circa cinque metri dalla sua abitazione.

I pezzi di carne furono lasciati a seccare dai vicini per tre giorni, durante i quali si ridussero di taglia del 50 %. Poi furono fritti e mangiati. "Deliziosi" dissero i pescatori, "come i calamari". Alcuni hanno anche arrostito la carne fresca, ma Justiniano disse questo processo era impraticabile a causa della tendenza della carne a perdere consistenza.

Un curioso fenomeno mentre seccava fu che le mosche non attaccarono la carne. Perfino i gatti ed i topi la evitavano. Justiniano ne tenne un frammento vicino alla bocca di un gatto che la rifiuto' educatamente. Il fatto fu che nessuno degli animali espresse interesse per non rischiare di mangiare un cibo esotico con cui non avevano familiarita'.

Un altro dettaglio interessante sul pesce fu la presenza di una cicatrice vicino alla coda. Quando fu frugata, si ruppe tutta in una volta ed il sangue prese a colare lentamente fuori. Nelson disse che la cicatrice doveva essere vecchia di un paio di settimane. La sua forma era principalmente circolare, di circa 3 cm di diametro. Ma aveva due corna, una di fronte all'altra, il segno inconfondibile di un arpione.

   
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