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Gli squali delle Isole Azzorre

Gennaio 2013
Di Jacopo Brunetti

Le Isole

Appartenente al Portogallo, l’arcipelago delle Azzorre è un magnifico paradiso naturale costituito da nove isole di lava sparpagliate in mezzo all’oceano Atlantico.

Terre di venti e tempeste oceaniche, luogo in cui in un solo giorno si possono alternare tutte e quattro le stagioni, rappresentano uno degli ultimi baluardi contro il turismo di massa. Sono suddivise in tre gruppi.

São Miguel, Santa Maria e gli isolotti Formigas costituiscono il gruppo orientale, quello più vicino all'Europa continentale.

Terceira, Graciosa, São Jorge, Pico e Faial costituiscono il gruppo centrale.

Infine, Flores e Corvo formano il gruppo di isole occidentale, quello più vicino alla costa atlantica del Nord America.

Le Azzorre, che si estendono per più di 600 km nel cuore dell'oceano Atlantico, sono collocate in direzione Nord-Ovest / Sud-Est tra il 36° e il 40° parallelo Nord e tra il 24° e il 32° meridiano Ovest. Grazie alla loro particolare posizione geografica le Azzorre godono di un clima mite,con lievi oscillazioni durante l’anno. In estate, la temperatura dell’aria non supera i 30°C e non scende al di sotto dei 20°C. In primavera e in autunno le massime sono intorno ai 24°C e le minime intorno ai 16°C. Grazie alla Corrente del Golfo, la temperatura dell'acqua nei mesi estivi è di circa 26°C e non scende sotto i 20°C nemmeno in primavera e in autunno. La Corrente del Golfo crea inoltre le condizioni ideali per un rigoglioso sviluppo della fauna subacquea, inclusi i grandi pelagici quali mante, squali, tonni, barracuda e carangidi.

La popolazione residente è di circa 240.000 persone, con una media di 105 abitanti per Kmq e Per circa cinquecento anni le Azzorre sono rimaste quasi del tutto incontaminate. L'ipotesi più accreditata è che le Azzorre debbano il proprio nome all'astore (açor in portoghese), un volatile ritenuto diffuso su tutte le isole dell'arcipelago al tempo della sua scoperta. Le Azzorre sono delle vere e proprie cime di alcune delle montagne che, se misurate dalla base sul fondo dell'oceano, sono tra le più alte del pianeta.
In realtà, l’astore non ha mai abitato le Azzorre e i primi esploratori lo confusero probabilmente con la poiana comune (Buteo buteo). Alcuni storici identificano invece l'origine del nome nel termine portoghese arcaico azures (plurale di azzurro), a causa del colore delle isole viste da lontano La geologia delle Azzorre è complessa, non solo perché determinata dai fenomeni vulcanici, ma anche perché frutto dei movimenti della tettonica oceanica. L'arcipelago, infatti, di origine vulcanica, è nato dalla fuoriuscita di lava dalla crosta oceanica ed è di formazione relativamente recente. L'alto livello di attività di questa zona è il risultato dell'interazione delle tre maggiori placche tettoniche: quella americana, quella euroasiatica e quella africana. Le rocce che formano l’arcipelago sono vulcaniche, più precisamente basaltiche.


La meta preselta

Ho concentrato quasi tutte le immersioni nelle acque dell’isola di Pico, per la presenza di alcune montagne sommerse, chiamate banks, la cui “cima” arriva a 300-400 metri dalla superficie. Questi luoghi sono caratterizzati da una forte risalita di plancton e fitoplancton dalle acque profonde, generata dallo scontrarsi di forti correnti oceaniche con queste montagne sommerse.

Grazie a conformazione del fondale, ci troviamo di fronte all’intera catena trofica marina. Questo significa abbondanza di ogni forma di vita legata al mare. In questo luogo si registra, tra marzo e maggio, la più grande concentrazione mondiale di cetacei e, tutto l’anno, una massiccia presenza di squali blu (prionace glauca) e qualche raro squalo mako (isurus oxyrinchus).

Dopo un volo di circa 4 ore, facendo scalo a Lisbona, atterro a Fajal, isola di fronte a Pico. Mi accorgo subito che Pico è un’isola totalmente diversa dalle altre, è, infatti, un vero e proprio vulcano alto 2351 metri che emerge dalle acque dell’oceano. La caratteristica che subito colpisce è che lungo la costa il mare si infrange con tutta la sua potenza contro scogliere a strapiombo di basalto nero o grigio , mentre nell’entroterra si incontrano frequentemente antichi vulcani ricoperti da vegetazione montana, crateri occupati da laghi e prati verdi.


L'ambiente

L’ambiente è selvaggio e unico, e include 65 specie endemiche vegetali, e risente probabilmente dell’isolamento geografico di queste isole.

Sulla terra ferma crescono allo stesso tempo piantagioni di alberi di banane e distese di conifere, piantagioni di te e tabacco, palme e vegetazione tipica dell’alta montagna come muschi e licheni, ortensie selvatiche e vigneti, piante di ambienti tropicali si alternano con piante di ambienti temperati, in una strana contraddizione biologica in cui si fondono elementi naturali del continente Americano e di quello Europeo.

Ho avuto modo di apprezzare la natura di questo luogo anche grazie al passaggio della “coda” dell’uragano Nadine, che per 4 giorni i suoi venti a 130 kmh hanno regalato uno spettacolo irreale di colori, arcobaleni e onde, che mi hanno costretto a rimanere a terra a contemplarne tutta la potenza. Le Azzorre sono isole fuori dal tempo, un eden europeo nato da cataclismi naturali come terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Qui tutto è rimasto così com’è stato creato e l’uomo, scarsamente presente, si è perfettamente adattato alla natura del luogo plasmandosi ad essa, rispettandola, preservandola, abolendo l’antica tradizione di cacciare balene istituendo un parco naturale, in cui specie vegetali, uccelli, cetacei e squali vengono assolutamente protetti e conservati. Il rispetto per l’ambiente è oltremodo visibile nell’utilizzo di materiali naturali, come la pietra lavica, per costruire case e strade limitando al minimo l’impatto ambientale e nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabili come vento, sole e persino le onde di risacca, con particolari canali che convogliano la risacca all’interno di enormi turbine che accumulano l’energia generata dal moto ondoso.


Finalmente in acqua

Dopo 4 giorni di forzato riposo si ritorna in mare con un obiettivo: fotografare gli squali mako, così elusivi e difficili da avvinare data la loro natura pelagica.

Ho incontrato un’ elevata concentrazione di squali in particolare in due siti distanti circa 30 miglia nautiche dall’isola di Pico: Azzorre’s banks e Condor banks. Giunti sul posto, il capitano dell’imbarcazione cominciava a gettare in acqua qualche pezzo di tonno e, dopo circa 2 ore di attesa, dal blu si scorgevano le prime sagome degli squali. Di solito i primi ad arrivare erano gli squali blu, i Mako più schivi e timidi, arrivavano solitamente dopo. Appena vediamo le loro sagome apparire sotto la barca ci tuffiamo pronti a scattare fotografie.

La visibilità dell’acqua di oltre 30 metri permette di avvistare gli squali anche a molti metri di distanza, offrendo le migliori condizioni per la fotografia. Tutta l’immersione si svolge tra i 5 e i 15 metri di profondità, poichè questi animali nuotano in prossimità della superficie seguendo la scia odorosa dei pezzi di tonno gettati in acqua. Gli squali blu, di lunghezza compresa tra 1,5 e 3 metri, sono calmi e pacifici e sono incuriositi dai subacquei e attratti dai flash. Nuotano molto vicino e sovente cercano il contatto con il subacqueo, ”accarezzandolo” con la pelle ricca di cellule sensoriali per studiarne la natura.


I Mako

I Mako sono più intimiditi dai subacquei ma allo stesso tempo sono frenetici e molto veloci, come quello ritratto in primo piano che per tutta l’immersione mi nuotava incontro a tutta velocità per deviare solo a una ventina di centimetri dal mio scafandro, comportamento intimidatorio atto a dimostrare la sua naturale superiorità.

Un atteggiamento indotto più dalla paura nei miei confronti che da pura aggressività. Il bilancio finale di 14 immersioni è stato di circa 4 squali blu in media avvistati in ogni immersione e solo 5 squali mako visti in totale, tutti abbastanza distanti tranne l’ultimo che ha interagito con me in acqua per 42 minuti, a volte mettendo alla prova il mio sangue freddo, ma allo stesso tempo facendomi capire che una sorta di comunicazione con questi animali evolutivamente così distanti da noi è possibile.

Fotografare lo squalo mako è raro e difficile data la sua natura pelagica , la sua naturale diffidenza e il per la globale diminuzione di esemplari, è infatti una specie a rischio di estinzione. A sfavore del fotografo gioca anche un ruolo importante la velocità di questo animale: con i suoi 90 chilometri orari è lo squalo più veloce del mondo. La velocità è un adattamento evolutivo che, nel corso di milioni di anni, gli ha consentito di cibarsi di tonni e pesci pelagici molto veloci.

Conclusioni

Non ho mai utilizzato nessun tipo di protezione durante le immersioni, proprio per avvicinarmi il più possibile a questi animali al fine di ritrarne i particolari anatomici e biologici e studiare e capire le possibili interazioni tra essere umano e squalo. Lo scopo di questo mio lavoro è anche quello di far conoscere gli squali da un punto di vista biologico ma soprattutto sensibilizzare le persone sul problema della salvaguardia e della conservazione di questi animali, che per troppo tempo sono stati considerati, erroneamente e senza alcun fondamento biologico, assassini e mangiatori di uomini. Nel 2011 nel mondo si sono registrati 125 attacchi di squali sull'uomo di cui 75 non provocati. L'uomo ogni anno cattura e uccide circa 100 milioni di squali, animali a rischio di estinzione e fondamentali per l'equilibrio biologico di mari e oceani. I dati dovrebbero far riflettere...

   
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