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I giganti dell'Isola di Coll

Agosto 2016
Autore: Giovanni Rossi Filangieri - Reportage originale su Esserealtrove.it

Una spedizione all’isola di Coll nelle Ebridi occidentali (Inner Hebrides) per filmare e fotografare la migrazione dei grandi Squali Elefante (Cetorhinus maximus) © Giovanni Rossi Filangieri 2016

L’ISOLA DI COLL

Come andare

L’isola di Coll fa parte dell’arcipelago delle Isole Ebridi. Ad est dell’Isola di Mull, come la vicina Tiree, è raggiungibile in tre ore di navigazione, oppure con piccoli aerei. I traghetti che collegano Coll alla terra ferma partono da Oban e sono della linea Caledonian McBrayne. La traversata, dura circa tre ore; il costo è di circa 21 £ (circa 25 €) andata e ritorno solo passeggero (se imbarcate l’auto, è importante prenotare per tempo). In estate è possibile trovare la nave tutti i giorni, mentre in inverno le corse si riducono solo ad alcuni giorni della settimana. I traghetti sono dotati di una zona dove lasciare i bagagli, ed assicurarli in caso di mare in tempesta, di una "Kids Room" e di un bar tavola calda. Le poltrone sono ampie e comode e permettono, volendo, di riposare durante la traversata. Si può arrivare a Coll anche con piccoli aerei della Hebridean Air Services: è infatti dotata di un piccolo aeroporto nella parte ovest dell’isola, quando le condizioni soprattutto del vento consentono gli atterraggi. I voli sono solitamente il lunedì ed il mercoledì.

Caratteristiche geografiche

L’isola è lunga circa 20 km e larga circa cinque. Non presenta alture di rilievo ed il punto più elevato dell'isola è il Ben Hogh, nella parte sudoccidentale, che raggiunge un'altitudine di 104 m s.l.m. Conta circa dieci insediamenti villaggi: Arinagour il principale, Acha, Arileod, Arnabost, Ballyhaugh, Bousd, Clabhach, Crossapol, Totronald e Uig.

Clima

L'Isola di Coll gode di un clima relativamente mite considerando la latitudine, influenzato dalla Corrente del Golfo, con gelate e neve solo occasionali. Come in tutte le isole situate in mare aperto, è costantemente spazzata dal vento, a volte molto forte, proveniente dall’Atlantico. Anche la piovosità non è elevata, visto anche il basso profilo dell’isola; le nuvole finiscono per addensarsi sugli alti picchi dell’Isola di Mull, come Ardnamurchan e Rum. In ogni caso, il clima di queste isole fa storia a se e le previsioni climatiche nazionali hanno poca rilevanza per Coll. E’ probabilmente per questo che ogni “Collach” (abitante di Coll) è un vero guru del tempo. A differenza di molte aree continentali, qui le condizioni possono cambiare in pochi minuti. 

Sull’isola

L’isola di Coll è abitata da poche anime (circa centosessanta residenti), ma con un forte senso di comunità. Noterete un forte senso di fratellanza, anche verso il forestiero. Sull’isola ogni persona, a piedi o in auto, vi saluterà come se vi conoscesse da sempre e sarà pronta ad aiutarvi se ne avete bisogno. Questo perché la vita sull’isola è dura, specie in inverno. Non è un’isola per turisti: non ci sono divertimenti, solo pochi luoghi di ritrovo, un solo ufficio postale che è anche uno spaccio delle merci più svariate, un paio di negozi (se così li possiamo chiamare) dove comprare generi alimentari, aperti per poche ore al giorno. C’è solo un piccolo albergo, l’Hotel Coll (il resto dell’ospitalità è garantito da spartane Guest House sparse sull’isola). Gli unici luoghi di ristoro a Rinagour, il principale insediamento dell’isola, sono un bar, “Cafaidh an Eilean” (in inglese “the Island cafè”) ed il ristorante del Coll Hotel, dove è necessario prenotare dalla mattina poiché di norma cucina solo per i suoi ospiti. Dunque, tutto quello di cui avete bisogno portatevelo dalla terra ferma, specie materiale elettronico e fotografico. Tutte le carte di credito sono normalmente accettate anche se talvolta hanno problemi di linea. Per cui, portate con voi anche del contante, un centinaio di sterline sono più che sufficienti a coprire l’eventuale gap con le carte.

Caratteristiche del viaggio

Voglio subito chiarire una cosa: andare a Coll per immergersi con gli Squali Elefante è un’esperienza assolutamente unica ed indimenticabile, ma anche molto dura. E’, quindi, consigliabile solo a chi si sa molto adattare ed è motivato dalla bellezza della natura selvaggia dell’isola. Chi pensa di trovare strutture confortevoli, barche comode e spaziose, negozi, servizi per turisti è meglio che rimanga sulla terra ferma. Coll non è decisamente un’isola turistica!  La prima insidia sono i nugoli di moscerini che non vi daranno tregua dal primo momento che metterete piede sull’isola, molto aggressivi specialmente al tramonto. Portate un insetticida repellente. Le sistemazioni sono molto spartane. Per i subacquei, viene usato il Coll Bunkhouse nel villaggio di Arinagour. Dormirete in un lodge, con stanze da sei posti, in scomodi letti a castello che  dovrete farvi da voi stessi. I servizi, puliti e nuovi, sono in comune. Dunque, la sistemazione è quella di un Ostello: poco spazio a disposizione, niente colazione, pranzo e cena. C’è una grande cucina a disposizione dove potrete prepararvi da mangiare. Il problema è che in zona c’è solo uno spaccio che è aperto pressappoco negli stessi orari in cui sarete in barca. L’ideale sarebbe fare la spesa sulla terra ferma, prima di arrivare sull’isola, ma la cosa può risultare fastidiosa a chi ha, oltre il bagaglio, anche attrezzatura subacquea e fotografica.

Limitate il bagaglio all’essenziale: pochi abiti comodi e spartani (tute, t-shirt e felpe), scarpe robuste ed impermeabili, un cappello per il vento. Per quanto riguarda noi, abbiamo preferito cenare la sera nell’hotel Coll prenotando di giorno in giorno, saltando il pranzo dal momento che si è impegnati in mare tutta la giornata dalle 9.30 alle 18 circa. Inoltre, abbiamo portato con noi solo maschere, boccagli, guanti e calzari (cose poco ingombranti, che entrano nel bagaglio normale e non obbligano ad un bagaglio attrezzatura) noleggiando il resto. Non c’è tempo di fare asciugare le spesse mute necessarie in quelle acque e sarebbe fastidioso portarsele bagnate per tutto il viaggio di ritorno.

E veniamo alle uscite in mare. Le barche usate dal diving hanno una ampia zona coperta, ma con i classici sedili; c’è un discreto quadrato di poppa, ma con tanti sub (anche 10) vestirsi è molto scomodo e difficoltoso. Qualcuno preferiva venire direttamente dal lodge con la muta indosso, dal momento che il tragitto fino al molo è solo di pochi minuti a piedi e non fa mai molto caldo. Noi preferivamo indossare la muta a bordo poco prima di arrivare nelle aree frequentate dagli squali; dovendola tenere indosso tutta la giornata, preferivamo limitare le ore di umido al minimo. Portate con voi una valigia o una borsa stagna per il materiale fotografico; durante la permanenza in mare è possibile vedere delfini, balene, foche, talvolta orche, naturalmente le enormi pinne degli squali elefanti a caccia di plancton, ma anche aquile cosa bianca, sule e moltissime specie di uccelli marini. E’ necessario, quindi, proteggere tutto dal mare e dalla pioggia, anche in caso di incidentale caduta in acqua durante un trasbordo. Per via di grandi escursioni di marea, spesso capita di dovere arrampicarsi su una lunga scala di ferro fino in cima al molo. Niente di trascendentale, ma tenetene conto per eventuali persone che non potessero farlo per disabilità o altro. Gli scozzesi hanno un metro di giudizio diverso dal nostro sulle condizioni del mare. Un mare che noi consideriamo formato per loro è piatto, quello che per noi è mare quasi agitato è per loro appena increspato. Le condizioni del mare sono essenziali: se il mare è calmo, intercettare gli squali non è particolarmente difficile ed anche in acqua le guide vi aiuteranno ad avvicinarli. Se, invece, il mare è formato o agitato, diventa faticoso e difficile nuotare incontro agli squali il cui movimento della pinna dorsale bisogna osservare per indovinare la traiettoria ed intercettarli. Sembrano molto lenti, ma non lo sono affatto. Quindi, dovrete essere pronti anche ad una delusione, a incontrare pochi squali oppure a non riuscirne ad avvicinarne nessuno come si deve. Abbiamo conosciuto persone che erano già state sull’isola altre volte senza fortuna. Purtroppo, bisogna fare i conti con il mare che qui può diventare proibitivo in meno di un’ora. In definitiva, come in tutte le cose anche qui gioca un ruolo importante la buona sorte. A noi personalmente è andata abbastanza bene. Anche la risalita in barca è difficoltosa. La barca non ha una scaletta, ma una sorta di biscaglina fatta con dei tubolari di gomma e bisogna letteralmente arrampicarsi sulla murata.

Questa la situazione reale, e questi sono in linea di massima i suggerimenti per chi vorrà andare lì, sperando vi possano essere utili. Chi va all’isola di Coll, a mio parere, vivrà, comunque vada, una bella avventura.

Le alte e frastagliate coste della Scozia sono disseminate di fiordi, contrafforti delle molte isole adagiate nel gelido mare del nord. In questi luoghi il tempo sembra davvero essersi fermato. I villaggi di case di pietra imbiancate con la calce, i sentieri costeggiati da muretti bassi di pietre a secco, le bianche silenziose spiagge caratterizzate da dune dove solo le foche brune riposano pigramente stese al sole, tutto rimanda ad un tempo andato, ad un mondo antico. La fierezza della gente, le tradizioni, la lingua – il gaelico scozzese – parlata in questa regione della Scozia (Highlands occidentali) e nelle Ebridi rendono speciale l’approccio al viaggiatore. C’è una bellissima serie di libri per bambini molto popolare nel regno unito, diventati poi anche una serie televisiva, chiamata Katie Morag, dal nome della esuberante bambina che le anima. Le storie sono piene di poesia, buon umore e forte senso di identità. Sono ambientate nella fittizia isola di Struay al largo delle coste occidentali della Scozia ed hanno come protagonista, come accennato, Katie Morag che vive vicino al molo, nel negozio della madre, unico dell'isola, che è anche ufficio postale. Nei libri la piccola comunità isola è collegata alla terraferma da un traghetto, il "Day Boat”, che viene solo una volta alla settimana. Gran parte della topografia, e anche personaggi e situazioni, si ispirano proprio al villaggio Arinagour sull'isola di Coll, l'isola dove Mairi Hedderwick, l’autrice, ha vissuto per un certo numero di anni, e dove sua figlia ha ancora un negozio di ceramiche fatte a mano. E girando sull’isola è possibile magicamente vedere i luoghi descritti: dal villaggio, all’unico ufficio postale, al molo di attracco dei traghetti impreziosito da due grandi ossa di balena messe a mo’ di portale. Le luci, i colori, il silenzio, gli spazi infiniti, il rumore del mare e del vento, disturbato solo dalle grida degli uccelli marini: tutto sa di arcano, di fiabesco, di déjà-vu. Vi sembrerà di riconoscerla, come se l’isola vi aspettasse da sempre e vi capiterà di pensare, come è capitato a me: "devo essere vissuto qui in un’altra vita".

Lo so, sono strano, da sempre affascinato dal mare scuro e minaccioso piuttosto che dalle placide lagune turchesi, dalle scogliere alte a picco sul mare piuttosto che dalle bianche spiagge coralline, sempre spinto verso i luoghi remoti, del nord come del profondo sud del pianeta, piuttosto che in località rinomate. Quello che davvero non sapevo era di avere un appuntamento con questa piccola isola al largo delle coste nord occidentali della Scozia. Fino al 4 luglio 2016! Quando mi sono apparse sul monitor le pagine web dell’isola di Coll e del B.S.S. ho capito che ci dovevo andare. Mi è venuto in mente subito il documentario di Flaherty del 1934: "L’uomo di Aran" che avevo visto diverse volte, la prima volta da ragazzino. Questo vecchio film in bianco e nero documenta la dura vita nei villaggi sulle isole Aran in Irlanda, la loro sfida quotidiana al mare infido al largo delle alte scogliere, per pescare gli enormi squali elefante dai quali fegati estrarre l’olio per le lampade. La suggestione di quella vecchia pellicola non mi ha mai abbandonato.

Dal vedere quelle immagini scorrere sul monitor al ritrovarmi a prenotare i voli e il soggiorno a Coll, il passo è stato brevissimo. La “squadra” è composta da tre persone: oltre me ed Anna, ci sarà il nostro amico Claudio di Milano, grande viaggiatore conosciuto in un altrettanto amena isola norvegese. Partiremo il 18 agosto quasi con lo stesso orario di volo, noi da Roma Fiumicino e lui da Milano Malpensa. Ci ritroveremo a Glasgow nel pomeriggio, dove noleggeremo un auto per tutto il viaggio. Dovremo, poi, fare un viaggio verso nord di quasi trecento km. fino ad una cittadina affacciata sull’oceano che si chiama Oban. E’ da lì che ci dovremo imbarcare il 21 agosto per l’Isola di Coll. Abbiamo scelto di arrivare in Scozia con un paio di giorni di anticipo per colmare qualsiasi gap e non arrivare già stanchi. E questo anticipo ci permetterà, poi, di vedere molte belle località Glasgow, Edimburgo e sobborghi, Stirling ed il monumento all’eroe nazionale scozzese William Wallace, diversi castelli ed il celebre Loch Ness.

Permettetemi ora di approfittare ancora della vostra pazienza e raccontare brevemente il viaggio che ci ha portato all’isola: alla “nostra” isola. Perdonate l’esposizione scarna, tipo diario…perché lo è. E’ il diario che ho tenuto sull’isola.

20 agosto

Finalmente arriviamo ad Oban nel tardo pomeriggio. C’è ancora tanta luce, vista la latitudine. Cerchiamo subito una sistemazione economica. Bussiamo ad una grande casa a due piani lungo la strada che conduce al porto e ci danno due stanze per 40 sterline a persona a notte. Abbiamo fretta perché c’è una buona luce e abbiamo visto dalla collina che Oban è meravigliosamente bella e meriterebbe da sola un viaggio. Così scendiamo in fretta verso il mare per scattare foto e fare video. Ne approfittiamo anche per comprare i biglietti della nave per l’indomani, essendo la biglietteria dei traghetti nei pressi. Osservo verso le 21.00 uno dei più bei tramonti cui abbia mai assistito. Al molo dei pescatori c’è un celebre ristorante, gestito proprio dai pescatori, chiamato Sea Food, ma purtroppo cucina solo su prenotazione ed è stracolmo. Così ceniamo alla fine nel pub di una guest house.

21 agosto

Sveglia alle 5.00 del mattino. E’ necessario prima a scaricare i bagagli al molo di imbarco e, poi, riportare la macchina in un’area di parcheggio gratuita nella parte più alta di Oban. L’imbarco è alle 6.30, la nave farà scalo nella vicina Tiree e arriverà a Coll verso le 10.00. Lasciamo puntuali il molo alle luci dell’alba; dopo poco ci addentriamo nello stretto tra la costa e la grande isola di Mull, chiamato Sounds of Mull.


La navigazione scorre piacevole, ci sono delle grandi e comode poltrone reclinabili con tanto spazio avanti per le gambe e approfittiamo per recuperare un po’ di sonno. Infatti, tra qualche ora saremo già in acqua con gli squali. Gli scozzesi sono gente che non perde tempo: lasciate le valigie al Bunkhouse, avremo giusto il tempo di cambiarci e prendere le attrezzature perché si esce subito in mare. Dopo un primo rapido scalo a Tiree, arriviamo finalmente nella sognata isola. Che saranno giorni duri, a parte la meraviglia del luogo, ce lo dice la lunga, ripida e tremolante passerella che dobbiamo percorrere con i bagagli fino al molo. Come se non bastasse, uno sciame di moscerini ci dà subito il benvenuto, aggredendoci il viso, le orecchie ed ogni parte scoperta del corpo. Ad attenderci, ci sono i ragazzi del BSS; in particolare Luke, un ragazzo di Edimburgo, magro, muscoloso e dai capelli rossicci, nostra guida in acqua per i prossimi tre giorni. Caricati i bagagli sul grande fuoristrada nero, ci inerpichiamo lungo una stretta strada che ci porta in pochi minuti al villaggio di Arinagour ed, infine, al Bunkhouse dove incontriamo un’altra decina di persone provenienti da varie parti del mondo che divideranno con noi questa avventura. Siamo gli unici italiani e sembra pure che prima di noi non ne abbiamo mai visti qui. Lasciati tutti i bagagli in una stanza, ci viene fatto un accurato briefing sull’isola e sulle uscite in barca.

Il tempo di indossare qualcosa di adatto alla barca, prese le attrezzature fotografiche e video ci incamminiamo a piedi in un sentiero di campagna tra pecore e cavalli fino ad un cancelletto oltre il quale c’è di nuovo la main road e pochi minuti dopo arriviamo il piccolo attracco dei pescatori da cui ci parte.

Al momento c’è bassa marea ed il livello del mare è diversi metri al di sotto. Per cui dobbiamo usare una scivolosissima scalinata fino ad una lancia che ci porterà alla barca. Appena a bordo, ad ognuno di noi viene dato un sedile nella parte coperta della barca e consegnata una borsa di rete con dentro le attrezzature richieste. Si parte subito in cerca degli squali Elefante, cambiando il programma che prevedeva una iniziale più tranquilla immersione in una laguna con le foche. Qui bisogna approfittare di ogni minima situazione ambientale vantaggiosa poiché le condizioni possono variare in peggio, senza alcun preavviso e molto in fretta. Il mare è abbastanza calmo e dagli aerei di avvistamento hanno segnalato diversi squali nelle cd. “chuppy waters”, tratti di mare dove abbonda il plancton e gli squali vanno a nutrirsi. Inutile dire che l’eccitazione a bordo è alle stelle ed ognuno ascolta le indicazioni di Luke, mentre prepara l’attrezzatura da ripresa minuziosamente sperando nell’aiuto della Madonna degli abissi, protettrice dei reportagisti. Dopo una quarantina di minuti di navigazione avvistiamo le prime enormi pinne scivolare sulla superficie scura del mare. A scendere in acqua siamo in otto, divisi in due gruppi che scendono a turno per limitare al minimo l’impatto sugli squali. Al primo tuffo non sono fortunatissimo. Intercetto un grande squalo, ma nuota nervosamente, si allontana presto nell’acqua verdastra e riesco a inquadrarlo solo di lato, con la bocca chiusa e fugacemente. Torno un po’ scoraggiato a bordo. Il secondo tuffo, invece, è fortunato. Nuoto forte, insieme ad Anna ed al mio amico Claudio, nella direzione segnalata da Luke e dopo quasi un minuto vedo un enorme caverna biancastra venirmi incontro: è un esemplare di circa 6-7 metri che nuota a bocca spalancata proprio verso di me. Stavolta riesco stavolta ad inquadrarlo bene. Arrivato alla distanza di un paio di metri da me, accortosi della mia presenza, devia leggermente per sfilarmi accanto, talmente vicino che posso toccarlo. Sento lo spostamento dell’acqua attraversata dal colosso e lo riprendo in tutta la sua lunghezza, fino a che la grande pinna caudale non scompare alla vista. Faremo molti tuffi, fino a pomeriggio inoltrato rimanendo pressappoco nello stesso braccio di mare, e riesco a sommare un paio di minuti di buone riprese.

Quando verso le 17 facciamo ritorno sono morto di freddo e di stanchezza, ma anche contento di avere, e subito, coronato il mio sogno di nuotare e riprendere i grandi cetorini. Alle 18 siamo al molo che adesso è agibile; il livello del mare è risalito e possiamo comodamente scendere. Il tempo di una doccia e usciamo a fare qualche foto nel villaggio. All'imbrunire i moscerini si fanno talmente insistenti e numerosi da costringerci a smettere. Ci incamminiamo sul sentiero per il vicino Hotel Coll per la cena. Al ritorno, attraversiamo il sentiero sterrato fino al bunkhouse quasi al buio, rischiarato solo dalla tenue luce di uno spicchio luna, e posso notare come la totale assenza di inquinamento luminoso renda le stelle molto più numerose e visibili. Una volta celeste così l’avevo vista solo nel deserto del Sahara ed in Sudafrica a Gansbaai.

22 agosto

Sveglia alle 8.00, arrangiamo un tè caldo in cucina e ci prepariamo. Oggi andremo nella baia delle foche e, poi, nel pomeriggio ancora in cerca di squali. Il tempo si mantiene accettabile, nuvoloso con vento variabile, ma con condizioni del mare non particolarmente fastidiose. Arriviamo ad una laguna dove vive una nutrita colonia di foche, prevalentemente foche brune. E’ un posto che, se non fosse per il cielo plumbeo e la temperatura non proprio calda, potrebbe essere una laguna tropicale: dune, sabbia bianca e mare limpidissimo. Ancorata la barca, Luke tira fuori una mappa della laguna e ci spiega dove è che per lo più stazionano le foche. Dovremo scendere sulla spiaggia e rientrare in mare dal lato opposto, a causa della corrente contraria.  Così facendo, invece, ce la troveremo a favore.

Attraversata la piccola spiaggia, riscendiamo in mare. L’acqua è fredda e limpidissima, il fondo un campionario di decine e decine di specie di alghe molto sviluppate in termini di dimensioni, non solo laminarie. Le foche ci sono, ma sono molto timide. Le vediamo affiorare in superficie e osservarci preoccupate per poi sparire ala vista non appena tentiamo di avvicinarci e la distanza si riduce a pochi metri, comunque troppi per poterle riprendere. Il dedalo di alghe che alzano veri e propri muri densi gioca a loro favore, permettendogli di sparire facilmente alla vista. Luke compensa questa delusione pescando diversi bellissimi crostacei e facendoceli vedere in superficie. Rimaniamo quasi un’ora in acqua senza però riuscire ad approcciare da vicino le foche e così vinti dal freddo ritorniamo verso la barca. 

Anche il pomeriggio sarà infruttuoso. Non riesco a riprendere, se non molto di sfuggita, squali. Sono stanco e infreddolito. Mentre Claudio insiste, portando a casa qualche buona foto, io e Anna approfittiamo della barca ancora vuota e andiamo a spogliarci e indossare abiti asciutti con un poco di anticipo rispetto al gruppo. Lo spettacolo è comunque grandioso: tanti uccelli marini sfrecciano sulle nostre teste, comprese delle bellissime Sule (le mie preferite). Spero che domani vada meglio, è l’ultimo giorno sull’isola e vorrei portare a casa qualche altra buona immagine. La sera la passiamo a cena al Coll Hotel e poi subito a dormire. Domani ci aspetta una giornata stancante: una uscita in mare ed il rientro in serata ad Oban.

23 agosto

Sveglia alle 8.00 come consueto. Dobbiamo preparare i bagagli e lasciarli nella Hall e liberare i letti. L’appuntamento al molo è alle 9.15. Passiamo all’ufficio postale, l’unico dell’isola, che è sulla strada. Vorrei cambiare degli euro in sterline. Apre alle 9.00. Infatti, alle nove spaccate arriva una attempata signora che, aperto il cancelletto del giardino antistante, apre l’ufficio liberandolo, prima di farci entrare, di tutta la mercanzia più varia accatastata all’interno per la notte: reti, coppi, materassini, cime, ancore, canne da pesca, un vecchio espositore per cartoline ingiallite dal tempo. La impiegata, che nella mia mente è senza dubbio la signora Morag, è molto gentile si offre di cambiarci l’equivalente di 150 euro. Facciamo qualche acquisto di souvenir per sdebitarci e andiamo al molo.

Questa mattina andremo ad un isolotto chiamato Staffa Island, situato a sud sudest di Coll, non lontano dall’Isola di Iona. Questo isolotto, poco più di una roccia in mezzo la mare, è famoso per una caverna, con formazioni rocciose che ricordano quelle del sentiero dei giganti in Irlanda, chiamata FINGAL’S CAVE. Quando ci arriviamo, le onde e la corrente non ci consentono di entrare o avvicinarci troppo. Scattate foto e video, dopo una mezz’ora circa torniamo nei pressi di Coll in cerca di squali.

Il cielo è del colore del piombo fuso, il mare invece è grigio canna di fucile. Piove ed il mare si è un po’ ingrossato. Tutto è greve ed ovattato. Sento per la prima volta la stanchezza accumulata in questi giorni, che mi fa avvertire ancora più freddo di quello che c’è. Al solo pensiero di dovere indossare sotto la pioggia ed al vento la muta fradicia sento venire meno le forze residue. E devo combattere a lungo con la tentazione di starmene al riparo sul mio sedile. Anna rinuncia, poiché è indisposta e non è consigliabile in un giorno così scendere in acqua. Vediamo diversi squali, ma la zona in cui siamo ha condizioni di mare troppo sfavorevoli. Così Luke decide di andare in una zona meno esposta; se non ci dovessero essere squali, torneremo indietro. Alla fine, non so come, vinco la mia tentazione di rimanere a bordo e indosso la muta fradicia, più in fredda che posso prima di cambiare idea nuovamente. Ed è stata una fortuna. Contrariamente a quanto sembrava offrire la giornata, l’Isola ha invece un inaspettato scatto di generosità con me e mi regala una giornata strepitosa. Troviamo un tratto di mare con condizioni buone e tantissimi squali…alcuni enormi! Il resto del giorno trascorre frenetico, con tantissimi tuffi, nei quali vediamo molti squali intenti a nutrirsi, quindi con la bocca spalancata, e più facili da intercettare e riprendere. Al rientro dopo ogni tuffo verso la barca, vedo lo sguardo interrogativo di Anna che da dietro il vetro della finestra della zona coperta mi guarda e sembra chiedere:” Allora… come è andata? Ci sei riuscito?” e sorride felice quando sollevo trionfale il pugno, facendole capire che le cose stanno andando bene. Anche Claudio è felice, ha scattate foto superbe. A fine giornata sono davvero a pezzi, ma anche euforico per questo incredibile ultimo giorno: never surrender! Possiamo abbandonare l’isola senza rimpianti.

Verso le 17.00 si rientra alla base. Arrivati al Bunkhouse ci cambiamo e attendiamo che si faccia l’ora per andare al molo dei traghetti. Alcuni di noi stanno osservando le foto che hanno scaricato in questi giorni sui portatili. Fiona, una ragazza del gruppo mi chiama e mi fa vedere una foto bellissima che ha scattato: un grande squalo a bocca spalancata, preso proprio in posizione ravvicinata e frontale, e di lato un subacqueo, che a confronto sembra minuscolo, che lo sta riprendendo. Gli faccio i complimenti per la foto superba, ma lei sorride divertita del fatto che io non mi sia riconosciuto e risponde:”Guy, It’s you that diver”. Adesso la giornata assume davvero toni trionfali. 

Foto di Fiona Wardle

Ci scambiamo indirizzi e-mail per scambio foto e video ed è il commiato. Siamo i primi a sistemarci sul grande fuoristrada nero del BSS diretti al porto. La nave arriva puntuale e la traversata sarà molto piacevole. Mangiamo alla tavola calda e riposiamo per il resto del tempo sulle comode poltrone del traghetto. Arriviamo ad Oban verso le 22.30 e ci rechiamo subito a casa di una anziana coppia che ha un B&B prenotato on line. Ci hanno riservato un intero appartamento con cucina e sala da tè per una cifra ridicola. Domani riprenderemo la strada per Glasgow. Noi ripartiremo il 25 mattina, mentre Claudio si tratterrà fino al 27 agosto, provvedendo lui a riconsegnare l’auto in aeroporto.

Che posso aggiungere al termine di questa avventura? Credo di avere capito che gli eventi non accadono per caso, ma ognuno di noi è magicamente diretto verso il suo mondo, verso le cose e le persone con cui ha affinità. L’isola la porterò nel cuore, ma è tempo di tornare. Come Mairi Hedderwick fa dire a Katie Morag: "But I can understand why Grannie Island doesn't want to scoot around the world... because no matter where I travel - North, South, East or West - my little home on Struay will always be the best!"


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