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Il galleggiamento degli squali

Diversamente dai pesci ossei gli squali non sono dotati di vescica natatoria per favorire la nuotata, ma si affidano a quel grosso serbatoio contenente un olio chiamato squalene che è il loro fegato.

Il fegato può costituire da solo addirittura il 30% della massa galleggiante dell'animale, e nella maggior parte dei Carcharhinidae esso costituisce il 25% della massa corporea generale.

All'interno del fegato, circa l'80% del volume è occupato dal succitato squalene, che è costituito da idrocarburi insaturi e riesce a migliorare il galleggiamento. La sua efficacia è tuttavia limitata e gli squali devono ricorrere alla spinta inerziale per mantenere la profondità e evitare di affondare quando smettono di muovere le pinne per qualche motivo.

Gli squali toro utilizzano una strategia natatoria diversa: deglutiscono dell'aria dalla superficie e la conservano nello stomaco, che sfruttano come fosse una vescica natatoria.
Tuttavia alcune specie di squali, come lo squalo nutrice, sono in grado di pompare acqua attraverso le branchie, permettendo loro di riposare sul fondo dell'oceano e continuare a respirare.

   
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