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Squalo seta


Carcharhinus falciformis
Bibron, 1839

Nomi FAO En: Silky shark Fr: Requin soyeux Sp: Tiburón jaquetón.
Descrizione originale: Carcharias (Prionodon) falciformis Bibron, in Müller & Henle, 1839, Syst. Beschr. Plagiost., (2): 47. Holotype: Museum National d'Histoire Naturelle, Paris, MNHN 1134, 528 mm female fetus. Type Locality: Cuba.

Sinonimi:? Carcharias falcipinnis Lowe, 1839 (see Garrick, 1982); Carcharias (Prionodon) menisorrah Valenciennes, in Müller & Henle, 1839; Squalus or Prionodon tiburo Poey, 1860 (not Squalus tiburo Linnaeus, 1758 = Sphyrna tiburo); Gymnorhinus or Gymnorrhinus pharaonis Hemprich & Ehrenberg, 1899; Aprionodon sitankaiensis Herre, 1931; Carcharhinus floridanus Bigelow, Schroeder & Springer, 1943; Eulamia malpeloensis Fowler, 1944; Carcharrhinus atrodorsus Deng, Xiong & Zhan, 1981.

Segni particolari: uno squalo grigio oceanico grande, scuro e snello, dal muso moderatamente lungo e arrotondato, occhi di grandezza moderata, cuspidi oblique e seghettate nella mascella superiore con cuspidi basali o seghettatura molto forte. Di norma sono presenti 15/15 file di denti antero posteriori, presenza di cresta interdorsale, pinne pettorali lunghe e strette, prima pinna dorsale di taglia moderata che origina dietro il lembo posteriore delle pinne pettorali, seconda pinna dorsale bassa con un margine interno molto allungato e lembo posteriore. Assenza di segni rilevanti.

Caratteristiche: uno squalo grande, abbastanza snello (all'incirca piu' di 3,3m) col muso moderatamente lungo e arrotondato, larghezza interna da 1,2 a 1,6 volte la lunghezza preorale. Occhi circolari moderatamente grandi, lunghi da 1,2 a 2,7 % della lunghezza totale. Solchi labiali superiori corti e poco cospiqui. Linea mandubolare di pori appena sopra gli angoli della bocca non particolarmente ingranditi. Fessure branchiali di grandezza moderata da 2,9 a 3,6 % della lunghezza totale e meno di 2/5 della base della prima pinna dorsale. Normalmente 15/15 linee di denti anteroposteriori in ogni mascella in media, con variazioni da 14-16/13-17; denti superiori abbastanza stretti fortemente seghettati, eretti a cuspide moderatamente obliqua, ben separata dai piedi della corona, e con alla base una robusta seghettatura o piccole cuspidi. Denti inferiori con cuspidi dritte, strette, dai margini lisci e radici trasversali. Presenza di una stretta cresta interdorsale.
Grandi pinne pettorali (specialmente negli adulti, piu' corte nei giovani), strettamente falciformi con apici strettamente arrotondati o appuntiti, lunghezza del loro margine anteriore da circa il 14 al 22 % della lunghezza totale. Prima pinna dorsale di taglia moderata e falciforme, con apice da strettamente a largamente arrotondato e col margine posteriore curvante ventralmente dall'apice della pinna. Origine della prima pinna dorsale dietro il punto libero posteriore delle pinne pettorali; margine interno della prima dorsale lungo circa la meta' della base o leggermente maggiore o minore. Seconda pinna dorsale molto piccola e bassa, alta da 1,3 a 2,2 % della lunghezza totale, col margine interno lungo 1,6 - 3 (di norma piu' di 2) volte l'altezza: origine della seconda pinna dorsale sopra o leggermente indietro l'origine della pinna anale.
Colore grigio scuro o grigio bruno sopra, qualche volta quasi nerastro, bianco al di sotto, punta delle pinne, tranne la prima dorsale, scura ma non nera; presenza di una banda bianca indefinita sui fianchi.

Distribuzione geografica: Oceanica e costiera, circumtropicale.
Atlantico Occidentale: dal Massachusetts a sud fino al Brasile, incluso il Golfo del Messico e Mar dei Caraibi.
Atlantico Centrale: St. Paul's Rocks.
Atlantico Orientale: Madeira, Spagna, dal Senegal a nord fino all' Angola.
Oceano Indiano: Madagascar, Mozambico, Tanzania, Isole Comore e Isola di Aldabra, tra la Somalia e le Isole Maldive, Oman, Mar Rosso, Sri Lanka.
Pacifico Occidentale: Thailandia, Pilippine, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda e Cina (incluso Taiwan).
Pacifico Centrale e Orientale: Caroline, Hawaii, Phoenix e Line Islands, verso Ovest a Cocos, Revillagigedo, Clipperton e Isole Malpelos, verso sud da Baja California fino al Peru'.

Habitat e Biologia: uno squalo tropicale oceanico abbondante, epipelagico e littoraneo, trovato vicino al margine delle scogliere continentali ed insulari ma anche lontano dalla terra ferma in mare aperto. Occasionalmente si presenta sotto costa dove l'acqua ha una profondita' di 18 m; in oceano aperto vive dalla superficie fino ad almeno 500 metri di profondita'. Lo squalo seta e' spesse segnalato su scogliere in acque profonde e vicino ai declivi insulari. La temperatura dell'acqua durante gli avvistamenti era tra i 23 e i 24 gradi. E' uno squalo attivo, aggressivo e dai movimenti rapidi, ma differisce dal piu' lento ma piu' ostinato pinna bianca oceanico.
Avvicinati dai subacquei, hanno mostrato la parte posteriore del corpo ingobbata, la testa eretta e la pinna caudale abbassata in un possibile atteggiamento di minaccia a scopo difensivo.
La dinamica della popolazione e la sua struttura sono poco conosciute. Le catture con le lenze nel Pacifico Centrale ed Orientale fanno supporre che sia molto piu' abbondante al largo della terra ferma che in oceano aperto, diversamente dalla verdesca(Prionace glauca) e del pinna bianca oceanico (Carcharhinus longimanus).
Si potrebbe essere indotti a concludere che lo squalo seta sia forse meno adatto alla vita oceanica rispetto alla verdesca e al pinna bianca, e che la sua attivita' maggiore sia concentrata nei pressi delle masse emerse per la piu' alta presenza di prede rispetto all'oceano aperto. I movimenti piu' lenti, le abitudini alimentari opportunistiche e la lunghezza delle pinne pettorali della verdesca e del pinna bianca potrebbero essere adattamenti per risparmiare energia per la vita in oceano aperto; la verdesca, in aggiunta, e' dotata di papille branchiali rastrellate, all'apparenza adatte alla predazione di piccoli animali pelagici.
I dati raccolti sembrano non confermare una forte tendenza alla segregazione sessuale, ma questa potrebbe benissimo presentarsi. Esiste una segregazione per dimensioni, con giovani aggregati in nursery in aree al largo sorvegliati dagli adulti.
Lo squalo seta e' uno dei tre squali oceanici piu' comune, insieme alla verdesca ed al pinna bianco oceanico, e una delle grandi creature marine piu' abbondanti.
La riproduzione e' vivipara con sacca placentare; nascono da 2 a 14 piccoli per nidiata e non e' stata rilevata nessuna pronunciata stagionalita' nei parti. Il periodo di gestazione e' sconosciuto.
Nell'Oceano Atlantico nord-occidentale le aree di allevamento dei piccoli si presentano lungo i margini esterni della piattaforma continentale e su banchi oceanici nei Caraibi.
Si nutre principalmente di pesci teleostei sia pelagici che costieri, incluso pesci gatto, muggini, maccarelli, tonni pinna gialla e pesci porcospino, ma anche calamari e granchi pelagici. Associato ai branchi di tonni, si guadagna le ire dei pescatori con la sciabica per i danni prodotti alle reti; nel Pacifico Orientale tropicale e' chiamato "squalo mangiatore di reti".

Dimensioni: al massimo circa 330cm; i maschi maturano tre i 187 e 217cm raggiungendo dai 270 ai 300cm. le femmine maturano da 213 a 230cm e raggiungono come minimo 305cm; taglia alla nascita circa 70-87cm.

Pesca: E' pescato molto comunemente dai pescatori pelagici con la lenza, ma anche con reti fisse di fondo. Volumi importanti sono pescati in nel Golfo del Messico e nel Mar dei Caraibi, ma probabilmente anche altrove. Le statistiche di caccia per questa specie sono riportate dalla Fao solo per lo Sri Lanka in area 51 (Oceano Indiano Occidentale). Le catture sono iniziate nel 1960 con 5.000 t, per passare ad una tendenza all'aumento che ha raggiunto un picco nel 1994 con 25.400 t, diminuendo leggermente a 21.000 t nel 1996.
La carne e' stata utilizzata fresca e secca-salata per il consumo umano, mentre la pelle e' stata trattata per il cuoio, le pinne per i mercati orientali e il fegato per l'estrazione dell'olio, che in questa specie ha un alto contenuto di vitamina A.

Letteratura: Bigelow & Schroeder (1948), Cadenat (1957), Rosenblatt & Baldwin (1958), Springer (1960, 1967), Fourmanoir (1961), Garrick & Schultz (1963), Garrick, Backus & Gibbs (1964), Kato (1964), Gilbert & Schlernitzauer (1965), Bane (1966), Kato & Carvallo (1967), Garrick (1967, 1982), Kato, Springer & Wagner (1967), Bass, D'Aubrey & Kistnasamy (1973), Guitart Manday (1975), Compagno & Vergara (1978), Cadenat & Blache (1981), Compagno (1981).

Impatto della pesca
The silky shark is fished directly or as a sometimes important bycatch throughout its range. There are a few major multispecies shark fisheries that catch large numbers of silky sharks, mainly in Mexico and Sri Lanka (Bonfil 1994). It is also taken in the coastal fisheries of Taiwan and in larger numbers in the Taiwanese shark fisheries in waters of Indonesia and Papua-New Guinea (Chen et al. 1996). In addition, it is relatively common as a bycatch in tuna longline and purse seine fisheries (mostly juveniles are caught in the latter), especially when the gear is set near continental or insular shelves. Bonfil (1994) estimated that some 1 million silky sharks were caught as bycatch in tuna longline fisheries in the Central and South Pacific at the beginning of the 1990s. However, there is large uncertainty surrounding these calculations and there are no estimates of numbers discarded alive and numbers actually killed. In addition, estimates of population sizes or indices of abundance are not available for any stock of silky sharks. FAO reports catches of silky sharks in Sri Lankan fisheries starting in 1986. These figures average to about 11,000 t/y. However, only about 75% of these catches reported for Sri Lanka are actually attributable to silky sharks (Bonfil 1994). Silky sharks are thought to be overexploited as juveniles in the shelf nursery areas of the Campeche Bank (Bonfil 1990, 1996, 1997). Due to the lack of estimates of total catches and the size of the populations of this species, the status of the stocks is unknown.

Conservazione
The silky shark has a mid-range intrinsic rebound potential (Smith et al. 1998). Its wide distribution and high abundance in most tropical shelves of the world suggests that presently there are no major concerns over the conservation of this species at the global level. However, there is a strong need to monitor the abundance of heavily fished stocks. The silky shark is preliminarily considered a species of Lower Risk/Least Concern for the IUCN Red List (Bonfil in press a). However, this classification is awaiting IUCN Shark Specialist Group consensus. According to Compagno (1984), silky sharks are among "one of the three most common oceanic sharks, along with the blue and oceanic whitetip sharks, and one of the more abundant large marine organisms". There are no published observations of trends in abundance of silky sharks anywhere in the world. Some intensive localised fisheries (e.g. Mexico, Sri Lanka) could eventually result in local depletion if not monitored and controlled, although such cases are not thought to pose a threat to the species at large given the likely enormous size of the world population. The silky shark is at present relatively free of threats in the form of habitat destruction because it does not live inshore nor does it utilise coastal lagoons as pupping or nursery areas like other shark species.

Pericoli per l'uomo
Lo squalo seta e' generalmente ritenuto pericoloso o potenzialmente tale per l'uomo, in particolare per la sua taglia e per la sua abbondanza la largo, sebbene non gli sia stato attribuito nessun attacco. A causa della sua minore aggressivita' e ad una dieta apparentemente piu' ristretta, potrebbe benissimo essere meno pericoloso del piu' onnivoro pinna bianca oceanico.

Fonte: Compagno, L.J.V., 1984. FAO species catalogue. Sharks of the world. An annotated and illustrated catalogue of shark species known to date. FAO Fisheries Synopsis, no. 125, vol. 4, part 1 (Hexanchiformes to Lamniformes) and part 2 (Carcharhiniformes): 1-655 p.
The sections on "Impact of fisheries" and "Conservation status" were prepared by R. Bonfill using the relevant literature.
The "Interest to Fisheries" section has been updated by L. Garibaldi according to recent FAO fishery statistics.


   
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