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Il grande squalo bianco

Carcharodon Carcharias

Fonte: AQVA N. 26 Luglio 1988

Nota: tutte le notizie sono riferite all'epoca di pubblicazione dell'articolo pertanto alcuni riferimenti potrebbero non essere piu' validi.

In Australia il Carcharodon carcharias, cacciato in modo impressionante, e' specie in via di estinzione. Ma Rodney Fox, lunico uomo ad essere sopravvissuto ad un attacco del Grande Squalo Bianco, sta lanciando un movimento per la protezione del piu' vorace abitatore degli abissi. E l'idea sta avendo successo. AQUA pubblica in esclusiva le prime immagini, scattate in acque libere, dell'incontro fra fotografi appassionati e un Carcharodon di quasi cinque metri.

Un freddo pomeriggio d'aprile del 1973. Terry Manual sta pescando le abalone, un mollusco gasteropodo molto apprezzato dai frequentatori dei ristoranti chic. Se ne sta sott'acqua, con l'autorespiratore, fuori Capo Catastrofe, nell'Australia del sud. L'acqua e' chiara, ma non trasparente come le acque tropicali. Il "kelp" scuro che ricopre il fondale roccioso assorbe la maggior parte della rimanente luce del sole non riflessa del tutto dalla superficie o assorbita dal plancton. Terry cerca con gesti rapidi tra le alghe addensate, afferrando con destrezza le abalone aggrappate alle rocce del fondo e cacciandole nella sua grande borsa di rete. In superficie, il compagno di lavoro di Terry gli mantiene ben teso il tubo dell'aria e segue col battellino i suoi spostamenti sul fondo. Terry non era un subacque sportivo, era un pescatore professionista di abalone.

Il suo lavoro consisteva nel raccogliere quante piu' abalone gli fosse possibile prima che i suoi tessuti assorbissero troppo azoto o che le sue membra cominciassero a sentire gli effetti dell'ipotermia. Cosi' soltanto di tanto in tanto distoglieva lo sguardo dalle rocce e lo spingeva lontano, in fondo ai canaloni dalle pareti ricoperte di alghe verdi e rosse. Se avesse guardato, avrebbe visto una enorme forma oscura levarsi lentamente sul "kelp" lontano. Con la sua borsa di rete colma di abalone e il tempo di permanenza sul fondo concessogli dalle regole quasi scaduto, Terry comincio' la sua ascesa verso la superficie. Durante la risalita non s'avvide dello squalo, lungo piu' di cinque metri, dietro di lui, a quasi cinquanta chilometri l'ora di velocita'. E non riusci' nemmeno a capire che cosa lo avesse colpito con tanta forza da sollevarlo completamente fuori dall'acqua. Il suo compagno di lavoro vide apparire Terry pochi mentri piu' in la'. Lo tiro' a se con la manichetta dell'aria fin quando fu accanto al battello. Allora lo afferro' per le braccia e successe qualcosa che libero' Terry dalle mandibole dello squalo. Ma Terry era morto. Lo squalo lo aveva spezzato in due. 

Nel 1973, prima della morte di Terry Manual, c'erano una sessantina di pescatori di abalone che lavoravano lungo le coste dell'Australia del Sud. Subito dopo quella morte, venti di costoro lasciarono perdere per sempre la loro attivita' e gli altri non tornarono al lavoro prima di sei mesi. Non erano molti quelli che avevano fatto la fine di Terry mentre pescavano abalone. I sommozzatori storpiati o uccisi dalla malattia da decompressione, l'embolia, erano molti di piu' di quelli attaccati dagli squali. Ma un'embolia e'  la conseguenza di un errore del sommozzatore, e la si puo'evitare facendo tutto quello che bisogna fare. Se un sub e' disattento, si prende l'embolia. I numerosi casi di embolia e di annegamento non facevano effetto agli altri sommozzatori. Ma la disgrazia capitata a Terry era qualcosa di molto diverso.

Era stato attaccato da un Grande Squalo Bianco, la Morte Bianca. Non c'era nulla che egli avrebbe potuto fare per sfuggire al proprio destino. Non c'era niente e nessuno che avrebbe potuto aiutarlo. Niente di strano, percio', che la morte di Terry Manual avesse fatto uscire dall'acqua per sempre tanti pescatori di abalone, inorriditi. C'era qualcosa di primordialmente terrificante nell'attacco di uno squalo. Il pensiero di essere divorati vivi mentre si e' completamente privi di difesa e' qualcosa di infinitamente peggio che finire massacrati in un incidente d'auto o annegati. Un esempio clamoroso di questa paura cosi' insinuante fu il successo mondiale e senza precedenti del romanzo di Peter Benchley "Jaws", e del film omonimo, "Lo Squalo", anche nella versione italiana, che ne fu tratto. 

"Jaws" ebbe due grandi effetti sulla gente. Per prima cosa, la mise in allarme per una paura gia' insita, istintiva, in ciascuno di noi. E poi fece del Grande Squalo Bianco l'assoluto mostro dei mari, una sorta di demone soprannaturale da cacciare e distruggere prima che qualcuno possa ancora avvicinarsi in assoluta sicurezza all'oceano. La "squalomania" ebbe effetti devastanti sul Grande Bianco, soprattutto nell'Australia del Sud e negli Stati Uniti. Pescatori sportivi e professionisti cominciarono una caccia allo Squalo Bianco come se avessero una vendetta da compiere. I pescatori sportivi non badarono a spese per partecipare a spedizioni distruttive. I parchi marini stipendiarono lautamente pescatori professionisti per avere carcasse di squali bianchi congelate da esporre al pubblico. Una di queste "mostre" fece aumentare del 30 per cento il numero dei visitatori del Seaworld di San Diego in California. Nell'Australia del Sud le mandibole del Grande Squalo Bianco si vendono a 5000 dollari, e un solo dente per 200. 

Rodney Fox e' la piu' famosa del mondo, tra le vittime di un attacco di squalo. Nel 1963 gareggiava per difendere il suo titolo di campione australiano di caccia subacquea quando fu attaccato da un Grande Bianco che lo lascio' mezzo morto. Sorprendentemente, durante la stessa gara dell'anno prima, il campione in carica era stato attaccato e ferito molto seriamente dal Morte Bianca. E l'anno seguente, ancora il campione in carica della categoria "junior" fu ucciso da un Grande Squalo Bianco.

Questa sequela di inconsuete coincidenze sembra altrettanto incredibile di certe sequenze del film "Jaws". Certamente, nuotare in superficie in pieno oceano con appesa alla cintura una corona di pesci infilzati e sanguinanti e' un richiamo irresistibile per uno Squalo Bianco. In effetti la maggior parte degli attacchi sono provocati dalla caccia sub. Tuttavia, gli attacchi di squali ai cacciatori subacquei sono sorprendentemente rari, e di attacchi a sommozzatori con autorespiratore impegnati in incruente attivita' sottomarine non si e' sentito quasi mai parlare. La serie di attacchi ai campioni australiani dureante le gare e' una sconcertante anomalia statistica. 

Nonostante le terribili ferite riportate, Rodney Fox e' diventato abbastanza entusiasta del Grande Squalo Bianco. 

"Sono davvero quasi belli, belli in modo brutto", dice, sorridendo, mentre getta fuori bordo un miscuglio di sangue di tonno e di frattaglie nelle acque scure del Dangerous Reef. Durante gli ultimi venti anni, Rodney ha guidato centinaia di turisti subacquei e di cineasti, professionisti e dilettanti, al largo del Dangerous Reef, fuori Capo Catastrofe, a vedere e fotografare il Grande Squalo Bianco in liberta'. In tutto questo tempo il suo atteggiamento verso questo animale e' mutato dall'odio e dal desiderio di ucciderne quanti piu' fosse possibile a uno sforzo comune con altri amanti della natura per far approvare in Australia una legge per la protezione del Grande Squalo Bianco.

Rodney si e' reso conto che le catture sportive stanno causando un rapido depauperamento della popolazione di questi squali. E ha capito che, se questo impegno di ottenere una legge protettiva non dovesse avere successo, questo magnifico predatore potrebbe presto svanire dalle acque dell'Australia del Sud. Naturalmente, questo gran lavoro di Rodney ha incontrato una certa resistenza da parte di tutta quella gente che ancora crede che il film "Jaws" fosse piu' un documentario che un'opera della fantasia. Ma il consenso per la sua idea sta crescendo. Esperti naturalisti e di diritto da tutto il mondo scrivono a Rodney Fox e ai legislatori australiani per sollecitarela legge di protezione del Grande Squalo Bianco. Benche' un provvedimento nazionale di protezione d'una specie di squalo possa sembrare quanto meno inusuale, esso non e' senza precedenti. I documentaristi australiani Ron e Valerie Taylor hanno avuto successo con la loro iniziativa tendente a far approvare una legge per la protezione dello squalo nutrice grigio in Australia. 

Sembra impossibile che l'atteggiamento verso gli squali possa cambiare, prima o poi; piu' o meno com'e' cambiato l'atteggiamento verso i grandi felini "feroci" negli ultimi decenni. In tutto il mondo, meno di 50 persone rimangono ogni anno vittime degli squali: molte di meno di quante ne periscano per attacchi di cani domestici e di maiali d'allevamento. Nel 1985, 13 persone furono uccise dagli squali nelle acque degli Stati Uniti. Nello stesso periodo, furono complessivamente 385 le vittime delle punture delle api e dei fulmini. Un'occhiata alla statistiche basta a convincere che quel residuo orrore rimasto dopo la visione e la lettura di "Jaws" non ha proprio ragione di essere. 

Durante i sei mesi che i pescatori australiani di abalone trascorsero lontano dal mare, fu messo a punto uno strumento che avrebbe dovuto indurre molti sommozzatori a ritornare sulla propria decisione. Lo strumento era una gabbia anti-squalo, mobile e individuale, mossa da un motore idraulico e munita di galleggianti regolabili. La gabbia poteva portare piu' abalone di quante un sommozzatore potesse metterne nella sua borsa di rete, ed era equipaggiata persino con una sorgente di acqua calda che il sub poteva pompare nella sua muta per mantenersi a temperatura confortevole. 

Herb Illic comincio' a pescare professionalmente le abalone proprio nel 1973, l'anno in cui Terry Manual fu ucciso. Durante una delle sue prime immersioni, alzando lo sguardo verso la superficie, vide un enorme squalo di piu' di cinque metri di lunghezza, almeno una tonnellata e mezzo di peso, che nuotava velocemente verso di lui. Giunto come un fulmine a pochi metri da lui, lo squalo si arresto' di colpo e comincio' a girargli intorno. 

"Era cosi' grande e cosi' vicino che riempiva completamente il mio campo visivo", disse in seguito Herb. Il Grande Squalo Bianco compi' un paio di circoli intorno a lui, e poi nuoto' via. 

"Me la feci addosso", ricorda Herb. "E, dopo che Terry era stato ucciso, pensai che quello era lo stesso squalo. Avrei voluto essere certo che ogni Squalo Bianco d'Australia fosse stato fatto fuori, prima di immergermi ancora". L'acquisto, per dodicimila dollari, della gabbia, restitui' la serenita' ad Herb. Ma nei quindici anni trascorsi da allora non ha piu' visto un altro squalo, e conosce ben pochi altri pescatori di abalone che ne abbiano incontrato uno. Oggi Herb usa la gabbia di tanto in tanto. Benche' si renda conto che col suo lavoro e' sempre esposto al rischio di essere attaccato da un Grande Bianco, molto di piu' di un pescatore sportivo, d'un nuotatore, di un appassionato di surf, e' giunto alla conclusione che gli attacchi da parte di squali sono una eventualita' remota e che non vale la pena di spendere soldi per la manutenzione della gabbia. 

L'anno scorso Herb Illic ha avuto occasione di raggiungere Rodney Fox al Dangerous Reef per la realizzazione di un film. Dopo tre settimane di immersioni insieme ai grandi predatori Herb ha finito per apprezzare la bellezza e la magnificenza dell'animale che una volta lo aveva terrorizzato. 

"E' difficile averne paura dopo che si e' avuta la possibilita' di guardarne uno sott'acqua per un po'", dice Herb. "Io non sono sicuro di voler vedere il Grande Squalo Bianco protetto come una specie in pericolo, ma certamente non mi va di vederlo scomparire per sempre" . 

Biologia del Grande Squalo Bianco

Nota: tutte le notizie sono riferite all'epoca di pubblicazione dell'articolo pertanto alcuni riferimenti potrebbero non essere piu' validi.

Se la Natura decidesse di stampare in proprio un catalogo il soggetto del nostro articolo verrebbe senza dubbio presentato come "un modello insuperato da 25 milioni di anni, veloce, idrodinamico, efficiente, a grande autonomia, adatto per tutte le stagioni e munito di impianto di riscaldamento". Molto sinteticamente questo risulterebbe essere una verosimile scheda di presentazione del grande squalo bianco Carcharodon Carcharias. I miti, le avventure, le storie che hanno per protagonista questo che sembra essere lo squalo per antonomasia, non si contano.

Non esiste praticamente libro in cui si tratti di Elasmobranchi (questo e' il nome scientifico della sottoclasse cui gli squali appartengono, insieme a razze e torpedini) che non dedichi a questa specie, piu' pagine che a qualunque altra. Tuttavia buona parte dello spazio e' dedicato a descrizioni di incontri ravvicinati con questo pesce, da elenchi piu' o meno lunghi di che cosa si sia trovato nello stomaco di questo o quel pescecane e di quanto siano grossi e cattivi. Per questo motivo approfitteremo dello spazio a disposizione per cercare una volta tanto di capire un po' meglio chi sia e che cosa faccia il C. Carcharias, tralasciando, almeno in questa parte, di prendere in considerazione la sua fama di antropofago.

Nel "Who's who" dei Condritti (la classe che raggruppa i pesci cartilaginei come gli squali) il grande squalo bianco risulta iscritto all'ordine dei Lamniformi, "il gruppo piu' dinamico e diversificato di squali", almeno secondo la definizione di una check-list di questi animali. I Lamnidi hanno il corpo cilindro conico, molto vicino alla forma idrodinamica perfetta dello squalo ideale. E' forse per questo che, nonostante esistano squali dall'aspetto curioso e apparentemente fatto apposta per essere ricordato dalla gente come il pesce martello (Sphyrna mokarran) o il pesce sega (Pristiophorus cirratus), il Carcharodon ci rimane in mente, indelebilmente associato al termine "squalo".

Il corpo dello squalo bianco e' affusolato con il diametro massimo spostato verso la parte anteriore, piu' o meno all'altezza delle pinne laterali. Il muso e' appuntito, moderatamente lungo e tipicamente conico. I denti larghi, piatti, triangolari e tipicamente dentellati come la lama di un seghetto sono simili in ambedue le mascelle e facilmente riconoscibili per la loro forma particolare. Curiosamente durante la crescita lo squalo bianco modifica la forma dei suoi denti; nei giovani esemplari, infatti, sono allungati e appuntiti come quelli dei mako (Isurus sp.) e adatti per la cattura dei piccoli pesci di cui si nutrono. La forza posseduta dalle mascelle di uno squalo bianco e' incredibile.

Un esemplare di quasi 5 m e' in grado di esercitare una pressione di 3 t/cmq, piu' che sufficiente, se abbinato ad una dentatura affilata, per mangiarsi bocconi di 30 cm di lato. Alcune carcasse di balene avevano addosso squarci di 50 x 60 cm provocati da morsi di Carcharodon che in base ad opportuni calcoli risultavano inferti da animali di quasi 8 m di lunghezza. Lo spiracolo puo' essere molto piccolo o del tutto assente. Le fessure branchiali sono alte e ben evidenti. La pinna dorsale e' larga e con il bordo inferiore posteriormente libero. La seconda dorsale e l'anale sono piccole e molto flessibili. Le pettorali sono elegantemente falciformi. Il peduncolo caudale, verticalmente apiattito, porta due fossette precaudali, e una carena prominente su ogni lato che si prolunga in parte sui fianchi.

La presenza di queste caratteristiche strutture indica che ci troviamo di fronte ad un possente nuotatore. Le carene infatti hanno il compito di accrescere la stabilita' e aumentare l'idrodinamicita' degli animali e sono appunto distintive di questi e di altri pesci come tonni, sgombri, e pesci spada, che hanno nella velocita' una delle loro qualita' principali. La caudale e' semilunata e ha i lobi superiore e inferiore all'incirca della stessa lunghezza. La colorazione e' quella tipica di un animale di acque profonde. Il dorso puo' essere grigio plumbeo oppure color ardesia con sfumature brune, bluastre o verdastre. Sui fianchi la tinta si schiarisce fino a diventare bianca ventralmente da cui appunto il nome di squalo bianco datogli soprattutto per la sua abitudine di girarsi con il ventre verso l'alto al momento di mordere.

Al di sopra dell'inserzione delle pinne pettorali si puo' scorgere una tipica macchia nera. La punta delle pettorali e i margini posteriori della dorsale e della caudale hanno una tonalita' piu' scura rispetto al resto del corpo. Per quanto riguarda le dimensioni massime raggiunte da questa specie, esiste tuttora una certa confusione anche se esami seri e condotti criticamente hanno portato ad un ridimensionamento di molte delle misure citate un tempo nella letteratura.

Ad esempio presso le collezioni del British Museum of Natural History di Londra sono conservate le mascelle di uno squalo bianco catturato prima del 1870 nelle acque di Port Fairy in Australia. Il relativo cartellino, che sempre accompagna i reperti delle collezioni museologiche, riportava tra i dati anche la lunghezza dell'esemplare che risultava essere di 36,5 piedi, pari a circa 11 metri.

Per anni tale misura venne riportata del tutto acriticamente fino a quando il prof. Perry Gilbert, un'autorita' in materia di squali, chiese ed ottenne il permesso di esaminare il campione. Confrontando le famose mascelle con i dati a sua disposizione, il prof. Gilbert si accorse che molto probabilmente, all'epoca in cui era stato preparato il cartellino, era avvenuto un errore di trascrizione e che la misura corretta e piu' probabile doveva essere di 16,5 piedi pari a 5 m, quindi meno della meta' di quanto fino ad allora ritenuto.

Attualmente il registro delle catture riporta come misura massima quella di uno squalo bianco arpionato alle Azzorre nel maggio 1978 da alcuni pescatori. L'esemplare misurava 9 m di lunghezza, 4,17 m tra le punte delle pinne pettorali e aveva i denti lunghi 76 mm. Le dimensioni medie dei grossi esemplari avvistati o catturati oscillano tra i 4 e i 5 m con pesi variabili da 1,5 a 2 tonnellate. Per chi volesse calcolare a tavolino il peso di uno squalo bianco in base alla sua lunghezza possiamo riportare una formula messa a punto dagli studiosi per questo scopo: peso totale = 4,34 x 10alla-6 x lunghezza totale alla 3,14.

Nonostante queste misure ragguardevoli lo squalo bianco puo' essere catturato anche con canna e mulinello, proprio come la trota. L'I.G.F.A. (International Game Fish Association) riporta infatti la cattura di uno squalo bianco di 1208 Kg avvenuta nelle acque australiane da parte di Alfred Dean. Si tratta a quanto pare del piu' grande pesce mai catturato con canne e mulinello. Cio' che resta per certi aspetti incomprensibile e' che la cattura venne effettuata con un filo di nylon con un carico di rottura di poco piu' di 60 kg, un'inezia di fronte alla tremenda forza che questi animali possono sviluppare. E' questo un altro mistero da aggiungere ai tanti che circondano questi esseri.

La sua distribuzione geografica e' assai ampia e comprende praticamente tutti gli oceani. Specie di acque temperate, il Carcharodon si mantiene in prossimita' delle acque costiere senza spingersi, se non raramente, in acque decisamente pelagiche. La massima profondita' registrata per uno squalo bianco e' stata di 1280 m e si riferisce alla cattura di un individuo appunto a quella quota. Leggermente negativo, uno squalo bianco deve continuamente nuotare per non affondare. La sua velocita' media, registrata seguendo per alcuni giorni degli esemplari marcati, e' risultata essere di poco superiore ai 3 km/h. Della sua vita privata e delle sue abitudini si sa pero' ancora molto poco. Apparentemente esistono delle regole che condizionano la sua presenza in certe acque. In alcune zone il numero degli squali bianchi tende ad aumentare col variare della temperatura.

In California ad esempio sembrano diventare piu' frequenti quando la temperatura dell'acqua raggiunge i 14-15°C e secondo le statistiche gli attacchi sono infatti piu' frequenti nei mesi estivi. A questo proposito occorre sottolineare come non sia affatto chiaro se il maggior numero di attacchi sia imputabile all'aumento del numero di squali o ad una maggiore densita' di "prede". Un altro problema insoluto e' quello della sua riproduzione.

Nonostante le centinaia di esemplari catturati, l'unico esemplare femmina gravida risulta ancora quello catturato nel 1934 in mediterraneo, nella acque di Alessandria d'Egitto. Una volta sventrato l'animale si scopri' che si trattava appunto di una femmina il cui utero conteneva 9 embrioni lunghi 60 cm ciascuno e pesanti complessivamente 480 kg. Questa cattura, essendo l'unica, viene citata in tutti i testi di squali, ma in quelli piu' scientifici viene riportato con qualche perplessita' sia perche' l'unico dato sulla specie sembra essere una fotografia dell'epoca sia perche' il peso degli embrioni risulta essere esagerato. I piu' piccoli squali bianchi fino ad oggi catturati misurano un metro o poco piu' e il loro peso si aggira sui 20 kg circa con un'evidente e sostanziale differenza con il peso di quei famosi embrioni.

Per analogia a quanto avviene negli altri lamnidi si ritiene che anche gli embrioni di squalo bianco siano oofagi, che cioe' pratichino una sorta di cannibalismo intrauterino nutrendosi prima di uova emesse in sovrappiu' dalla madre e poi nutrendosi dei propri fratelli, ma questo lo fanno soltanto uno o due soltanto, di solito i piu' sviluppati. Purtroppo, per quanto ragionevoli e probabilmente vere, queste sono solo ipotesi, e come si amino gli squali bianchi, quando e come nascano e come crescano almeno fino ad un metro di lunghezza, non e' ancora dato di sapere. Un altro motivo per cui si sa poco di questa specie e' l'impossibilita' di mantenerla in cattivita'. Un piccolo esemplare di 2,5 m, fu catturato in Florida e portato immediatamente a Marineland, rimase immobile sul fondo della vasca destinata ad ospitarlo per 35 ore prima di morire.

Una femmina di 132 kg catturata a San Francisco e portata al Golden Gate Park Aquarium, fu liberata dopo tre giorni per evitarle una morte certa, dato il rapido peggioramento delle sue condizioni. In compenso grazie all'elettronica si sono scoperte molte cose curiose sulla fisiologia dello squalo bianco. In esperimenti di telemetria (e' consigliabile studiare questi squali ad una certa distanza) si scopri' che la loro temperatura corporea era di 6°C superiore a quella dell'acqua ambiente grazie ad una efficiente vascolarizzazione dei muscoli che funziona come uno scambiatore di calore.

Tramite altre sonde si e' potuto osservare che anche lo stomaco e' caldo e che durante la digestione la sua temperatura si innalza di 7°C. Questo potrebbe spiegare la fame perenne dello squalo bianco, visto che il calore favorisce una rapida assimilazione del cibo e che la sua produzione richiede un consumo di energia che gli altri pesci, eterotermi in senso stretto, non hanno. Il C. Carcharias e' per lo piu' un solitario, ma in zone ricche di cibo non e' difficile scorgerne anche una decina contemporaneamente. Per quanto siano tendenzialmente dei vagabondi tuttavia secondo alcuni studiosi certi esemplari dimostrerebbero di avere preferenze per zone particolari che tenderebbero a visitare con regolarita' anno dopo anno.

Nata per cacciare e costruita per questo scopo, questa specie e' senza dubbio il piu' efficace dei predatori marini. Si nutre praticamente di tutto e non dimostra di avere particolari gusti per questo o quel cibo. Cadaveri di cetacei, pesci presi all'amo, salmoni, merluzzi, tonni, sgombri, squali dei piu' svariati generi (Squalus, Sphyrna, Mustelus, Carcharinus), testuggini, foche, elefanti e leoni marini trovano tutti ospitalita' nel capace stomaco dello squalo bianco. A proposito dei pinnipedi, alcuni ritengono che la protezione di cui godono in alcune aree e il conseguente aumento delle loro popolazioni siano la causa e la spiegazione dell'aumentata presenza degli squali in queste aree, un tipico esempio delle quali pare essere la California.

In verita' la cattiva fama di cui gode lo squalo bianco ha fatto si che la sua eliminazione sia stata considerata un dovere sociale e il risultato e' che in molte zone il numero degli avvistamenti e delle catture si e' oggi ridotto enormemente. Vedendo le cose dalla parte degli squali non c'e' dubbio che per loro l'uomo sia un pericolo molto maggiore di quanto non lo siano essi per noi e a questo punto viene spontaneo domandarsi se quando lo squalo bianco emerge con la testa dall'acqua, comportamento tipico di questa specie, non lo faccia per vedere che scherzi gli stia preparando l'uomo e cerchi di capire in che direzione gli conviene fuggire.

Al di la di questa battuta, effettivamente lo squalo bianco e' in pericolo e una recente statistica indica anche una diminuzione degli studiosi di questi animali che costituiscono obiettivamente un soggetto difficile e costoso per le ricerche.

Senza arrivare a una vera e propria campagna di protezione integrale del Carcharodon bisognerebbe cominciare a pensare in modo diverso e cioe' che la protezione dell'uomo passa attraverso la conoscenza di questa specie e non attraverso il suo sterminio. Sembra logico e banale scrivere cosi', ma non sono in molti a pensarla in questo modo a proposito di squali, quelli bianchi in particolare.

   
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