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Studiare il Grande Squalo Bianco con il South African White Shark Research Institute

Spedizione dal 3 al 13 aprile 2003 in Sudafrica

Autore: Dr. Primo Micarelli.

Dopo aver sognato per anni la possibilità di vedere dal vivo il Grande Squalo Bianco, grazie alla potenza di Internet ed alle informazioni raccolte nel sito dell'ICRAM, riesco a contattare un tour operator, specializzato in viaggi dell'estremo che organizza spedizioni con il S.A.W.S.R.I. per studiare dal vivo il grande bianco.

In Sud Africa a 200km da Capetown, a circa 5 miglia al largo di Gaansbai si trova Dryer Island, uno scoglio abitato da una colonia di circa 20.000 Leoni di mare (Capeseals), abitualmente frequentato dal predatore per eccellenza, protetto nelle acque Sudafricane da circa una decina d'anni.

La spedizione, organizzata dal S.A.W.S.R.I, consiste in 9 giorni di vita marina, con sveglia la mattina alle 7 per essere di fronte all'isola intorno alle 8:30. Le attività iniziano con la raccolta dei principali dati ambientali e la pastura in acqua, con una miscela di sardine, sangue ed olio di fegato di merluzzo, che dovrebbe attirare gli squali che normalmente girano intorno all'isola di vedetta, ed osservazioni fino alle 5 del pomeriggio.

Siamo stati particolarmente fortunati ed in genere dopo non più di un'ora di attesa il primo bianco faceva sempre la sua apparizione, il mese di aprile infatti è particolarmente indicato per incontri frequenti. Gli Squali Bianchi che frequentano queste acque, mostrano un particolare comportamento di attacco a seconda che si tratti di maschi o femmine, nel primo caso più decisi e generalmente aggressivi, nel secondo è possibile constatare una certa attitudine all'osservazione della preda che galleggia in superficie prima di sferrare l'attacco decisivo.

Le femmine sono sempre state predominanti in numero, in media il rapporto era di 3 su 4. Forse a causa dell'abbondanza del cibo, gli squali appaiono adottare una tattica di attacco blanda, preferendo in genere dei lunghi giri intorno all'imbarcazione ed all'esca prima di sferrare un attacco deciso.

I maschi giovani mostravano maggior ardimento con attacchi improvvisi, senza poterli vedere arrivare dal fondo, per cogliere di sorpresa. Le osservazioni oltre che dalla barca erano anche effettuate direttamente in acqua da una gabbia di protezione circolare dove alloggiavamo ogni volta in due, alta circa 3mt, galleggiante in superficie direttamente accostata al bordo laterale dell'imbarcazione.

Raramente si sono verificati attacchi alla gabbia, alla quale preferivano avvicinarsi osservando i goffi occupanti, senza un reale particolare interesse. Dalla gabbia, nonostante la scarsa visibilità che non superava i 3 metri, era possibile apprezzare le evoluzioni di questi splendidi animali che oltre ad incutere timore risvegliano una forma di rispetto per l'agilità che mostrano nonostante la mole, alcuni esemplari raggiungevano anche I 5metri di lunghezza.Le rare volte che si avvicinavano interessati alla gabbia, l'impressione era che quelle nerissime pupille stessero esaminando accuratamente entrambi gli occupanti, provocando delle forti scariche di adrenalina per tale speciale attenzione.

Durante la spedizione è stato possibile marcare alcuni esemplari per studi di popolazione, per quanto l'efficacia di tale sistema sia stato messo in dubbio dalla tedenza dei marcatori a divenire illeggibili in breve tempo.,Si preferisce quindi la raccolta di materiale fotografico per poter distinguere I singoli esemplari in funzione di segni particolari presenti sulle pinne o sulla coda, come già in uso per lo studio dei cetacei. Durante la spedizione ho potuto osservare più di 10 diversi esemplari, in certe occasioni nella stessa giornata fino a 6 squali diversi venivano a renderci visita. Alcuni esemplari si sono anche esibiti in attività di osservazione aerea, facendo sporgere il possente muso dall'acqua in direzione degli occupanti l'imbarcazione dando veramente l'impressione di voler scrutarci, magari per valutare il nostro valore nutrizionale, passando molto vicini alla barca.

Il neo della spedizione è stato la scarsa informazione scientifica, nessuno degli organizzatori ha formazione universitaria e tale da poter rispondere a domande specifiche sul comportamento e la Biologia di questi splendidi animali, solo in parte ovviata dalla ormai lunghissima esperienza di osservazione.
I pochi dati raccolti sono utilizzati da strutture Universitarie in Inghilterra ed a Durban.

Un'esperienza di questo genere è oltremodo, sicuramente unica, in quanto oltre a poter apprezzare questi splendidi predatori e provare emozioni irripetibili quando si avvicinano con tutta la loro mole e potenza alla gabbia, permette di apprezzare maggiormente la necessità di approfondirne la conoscenza, anche al fine di scongiurarne il pericolo incombente di estinzione.

Il Carcharodon carcharias da qualche anno si trova ormai a primeggiare nella lista nera delle specie a rischio. Alcuni paesi stanno già correndo ai ripari, vietandone la pesca, tuttavia la competizione per il cibo e l'inquinamento rischiano di rendere inutile, quanto tardiva questa maggiore attenzione ad uno degli squali piu' evoluti dell'ecosistema marino, nel quale tra l'altro svolge un'importante funzione nel mantenimento di delicati equilibri ecologici.


   
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