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Squalo delle Galapagos

Carcharhinus galapagensis

(Snodgrass & Heller, 1905)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Carcharhinidae  Genere: Carcharhinus

Descrizione

Il corpo è snello e allungato, tipico degli squali requiem. il muso è largo ed arrotondato, e le narici presentano dei lembi di pelle. Gli occhi sono circolari e di medie dimensioni. La bocca contiene 14 (generalmente da 13 a 15) file di denti su entrambi i lati di entrambe le mascelle, più un dente supplementare alla sinfisi. I denti superiori sono robusti e triangolari, mentre quelli inferiori sono più sottili. Entrambe le categorie sono caratterizzate da dentellature piuttosto fitte.

La prima pinna pettorale è alta e a forma di falce, e si origina al di spora delle punte delle pinne pettorali. È presente una bassa cresta interdorsale che conduce sino alla seconda pinna dorsale. Quest'ultima pinna si origina al di sopra della pinna anale. Le pettorali sono grandi e appuntite.

Il colore è bruno grigiastro sul dorso e bianco sul ventre, con delle strisce bianco pallido sui fianchi. Le punte delle pinne sono scure, ma non in modo eccessivo. Possiamo distinguere lo squalo delle Galapagos dallo squalo bruno grazie alle pinne dorsali più alte ed ai denti più grandi, e possiamo distinguerlo dallo squalo grigio di scogliera perché il corpo è meno robusto e le prima dorsale è meno appuntita rispetto a quella di quest'ultimo. Sul campo tuttavia, diventa assai difficile osservare questi particolari.

Le vertebre precaudali sono poi in numero diverso: lo squalo delle Galapagos ne ha 58, lo squalo bruno da 86 a 97, lo squalo grigio di scogliera da 110 a 119.

Quando si riuniscono in gruppo, gli squali delle Galapagos dominano gli squali pinna nera minori e gli squali dalle punte argentee di pari taglia.

Habitat

Vive principalmente al largo delle isole tropicali oceaniche, in genere al di sopra di piattaforme continentali ed insulari nella zona vicino alla costa, specialmente presso le barriere coralline con acqua pura e forti correnti convergenti. Si radunano inoltre nei pressi di atolli rocciosi e rilievi sottomarini.

Vista la grandezza sconfinata dell'areale della specie e la sua struttura a piccoli punti si può immaginare che questi squali riescano ad attraversare l'oceano aperto che separa le isole oceaniche, in quanto si sono avvistati degli esemplari lontani più di 50 km dalla terraferma.

Molto raramente i giovani si avventurano al di sotto dei 25 metri di profondità, mentre gli adulti possono arrivare anche a 180 metri.

Lo squalo delle Galapagos è spesso il più diffuso nelle acque poco profonde che circondano le isole oceaniche.

Distribuzione

Nell'Oceano Atlantico, lo troviamo presso le Bermuda, le Isole Vergini, Madera, Capo Verde, l'Isola di Ascensione, Sant'Elena e São Tomé.

Nell'Oceano Indiano si sa che vive presso le Walters Shoals, formazioni rocciose sommerse al largo del Madagascar meridionale.

Nell'Oceano Pacifico vive presso l'Isola di Lord Howe, le Isole Marianne, le Isole Marshall, le Isole Kermadec, Tupai, le Isole Tuamotu, le Hawaii, l'Isola Malpelo, le Isole Galapagos, l'Isola del Cocco, le Isole Revillagigedo, l'Isola Clipperton.

Vi sono inoltre sparuti avvistamenti della specie al largo della penisola iberica, della Baja California, del Guatemala, della Colombia, dell'Australia orientale.

Alimentazione

Il cibo principale degli squali delle Galapagos sono pesci ossei bentonici (tra i quali anguille, branzini, pesci piatti, teste piatte e pesci balestra) e piovre. Occasionalmente si nutrono anche di sgombri, pesci volanti, calamari. Con la crescita, entrano a far parte della dieta anche Elasmobranchi (tra i quali razze e piccoli squali, anche della stessa specie) e crostacei, nonché oggetti apparentemente indigesti come foglie, coralli, rocce e rifiuti.

Presso le Galapagos, la specie è stata osservata mentre attaccava otarie orsine delle Galapagos (Arctocephalus galapagoensis), leoni marini delle Galapagos (Zalophus wollebaeki) e iguane marine (Amblyrhynchus cristatus).

Mentre raccoglieva pesci presso l'Isola di Clipperton, nel 1963 Limbaugh notò come dei giovani esemplari di squalo delle Galapagos avessero circondato la barca e molti individui avessero iniziato a caricare il nulla o a colpire la chiglia della barca, i remi, le boe di segnalazione.

Questo comportamento continuò nonostante l'equipaggio avesse cercato di allontanarli con del rotenone (una tossina) e con del repellente per squali, e alcuni inseguirono la barca sino sotto costa, sino al punto di esporre il dorso fuori dalla superficie.

Dimensioni

Si tratta di una delle specie più grandi del genere, che spesso raggiunge i 3 metri di lunghezza. I record di lunghezza e di peso sono rispettivamente di 3 m e 70 cm e 85.5 kg.

Riproduzione

Come il resto degli squali requiem, anche lo squalo delle Galapagos è viviparo: l'embrione viene nutrito da una connessione placentale che si sviluppa a partire dal tuorlo esaurito che lo contiene. Le femmine partoriscono ogni 2 - 3 anni. L'accoppiamento avviene tra gennaio e marzo, periodo nel quale le femmine mostrano graffi procurati dal maschio con i denti per mantenere la presa durante la fecondazione. La gestazione dura circa un anno.

La primavera successiva alla fecondazione, le femmine gravide si recano in aree vivaio a bassa profondità dove partoriscono da 4 a 16 squaletti. La dimensione dei cuccioli è tra i 61 e gli 80 cm, anche se alcuni cuccioli di non più di 57 cm osservati nel Pacifico fanno pensare che le dimensioni possano variare con l'area geografica.

I giovani rimangono per un certo periodo in acque poco profonde per evitare di essere preda degli adulti. Il maschio matura a 6 - 8 anni, quando è lungo 2 m e 10 cm – 2 m e 50 cm, mentre la femmina lo fa a 7 - 9 anni, quando raggiunge 2 m e 20 cm – 2 m e 50 cm di lunghezza. Sembra comunque che nessuno dei due sessi sia in grado di riprodursi prima dei 10 anni d'età. La vita media dovrebbe superare i 24 anni.

Pericoli

Un noto parassita dello squalo delle Galapagos è il platelminta Dermophthirius carcharhini, che si attacca alla pelle. Un Caranax melampygus è invece stato osservato mentre si muoveva sulla pelle di uno di questi squali per liberarsi dai parassiti.

Quando sono messi alle strette, possono mostrare i sintomi caratteristici di alcuni squali quando si sentono minacciati (la specie dove essi sono più evidenti è lo squalo grigio di scogliera). Lo squalo inizia in questi casi a muoversi in modo nervoso ed esagerato, a nuotare ruotando su se stesso, inarcando il dorso e abbassando le pinne pettorali, esponendo le branchie e facendo scattare le mascelle. Spesso muovono anche la testa a destra e a sinistra per mantenere la minaccia all'interno del campo visivo.

Curioso e poco incline alla fuga, questo squalo è considerato pericoloso per l'uomo e sono sconsigliate immersioni senza protezioni in aree dove sono abbondanti. Generalmente si avvicinano all'uomo incuriositi da una pinna o dalla forma di una mano oppure perché attirati in grandi quantità da operazioni di pesca.

Il biologo Fitzroy nel 1839 li ha osservati al largo dell'Arcipelago di San Pietro e San Paolo notando che: “non appena un pesce era catturato, un andirivieni di squali voraci si avvicinava incurante di colpi di remo o della presenza degli ami, e non si riusciva ad evitare che i mostri affamati si portassero via più di metà del pescato”.

Invece Limbaugh nel 1963 riportò che presso l'Isola di Clipperton: “all'inizio, i piccoli squali si muovevano in cerchio ad una certa distanza, ma poi si avvicinavano diventando sempre più aggressivi. Tutti i tentativi di allontanarli sono stati infruttuosi”. È quindi assai difficile allontanare questi squali, poiché l'allontanamento temporaneo di uno di loro causerebbe il raduno di altri e l'istantaneo ritorno di quello, e l'utilizzo di armi da fuoco potrebbe scatenare una frenesia alimentare.

Sino al 2008, vi sono stati due attacchi confermati da parte di questi squali a degli esseri umani: il primo, letale, alle Isole Vergini, il secondo, non letale, alle Bermuda.

L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha stabilito che la specie sia prossima alla minaccia, per via del suo lento tasso di riproduzione che non le consente di contrastare il continuo declino della popolazione. Anche se non vi sono prove certe di ciò, si sa che la specie viene catturata attraverso tutto l'areale dai pescatori. Si dice che la carne di uno squalo delle Galapagos sia di qualità eccellente.

Anche se è ancora comune in zone come le Hawaii, la specie è stata estirpata dall'America Centrale e l'areale molto frammentato mette in pericolo anche gli esemplari di altre regioni. le popolazioni di Kermadec e delle Galapagos sono protette all'interno di riserve marine.

Note

Inizialmente la specie fu descritta con il nome di Carcharias galapagensis da Robert Evans Snodgrass e Edmund Heller nel 1905, per poi essere spostata nel genere Carcharhinus. Il tipo nomenclaturale scelto dai due scienziati fu un feto di 65 cm ritrovato presso le Isole Galapagos, che fornirono loro l'idea per il nome scientifico. Garrick nel 1982 decise di inserire in questo genere lo squalo delle Galapagos e lo squalo bruno.

Assieme allo squalo delle Galapagos in questo gruppo troviamo lo squalo nasuto, lo squalo di scogliera dei Caraibi, lo squalo grigio, lo squalo bruno e il longimano, caratterizzati tutti da grandi dimensioni, denti di forma triangolare e cresta interdorsale. Uno studio sugli allozimi, portato avanti da Naylor nel 1992 ha riaffermato la correttezza di questa suddivisione, ma vi ha aggiunto lo squalo di seta e la verdesca. Sembra inoltre che i parenti più stretti dello squalo delle Galapagos siano proprio la verdesca, lo squalo di seta e il longimano.

Nella loro prima descrizione della specie Snodgrass ed Heller notarono che ne furono catturate diverse centinaia e che migliaia ancora potevano essere osservati in acqua.

Presso l'Arcipelago di San Pietro e San Paolo, che si trova nelle vicinanze della Dorsale medio atlantica, gli squali delle Galapagos sono stati descritti come una delle più dense popolazioni di squali di tutto l'Atlantico.


Notizie su Carcharhinus galapagensis


Specie del genere Carcharhinus

Squalo dal naso neroCarcharhinus acronotusPoey, 1860
Squalo dalle punte argenteeCarcharhinus albimarginatusRüppell, 1837
Squalo nasuto o di KnoppCarcharhinus altimusSpringer, 1950
Squalo grazioso o del QueenslandCarcharhinus amblyrhynchoidesWhitley, 1934
Squalo grigio del reefCarcharhinus amblyrhynchosBleeker, 1856
Squalo di GiavaCarcharhinus amboinensisMüller & Henle, 1839
Squalo del BorneoCarcharhinus borneensisBleeker, 1858
Squalo ramato o baleniere bronzeoCarcharhinus brachyurusGünther, 1870
Squalo tessitoreCarcharhinus brevipinnaMüller & Henle, 1839
Squalo timorosoCarcharhinus cautusWhitley, 1945
Squalo guancia biancaCarcharhinus dussumieriMüller & Henle, 1839
Squalo setaCarcharhinus falciformisMüller & Henle, 1839
Squalo baleniereCarcharhinus fitzroyensisWhitley, 1943
Squalo delle GalapagosCarcharhinus galapagensisSnodgrass & Heller, 1905
Squalo di PondicherryCarcharhinus hemiodonMüller & Henle, 1839
Squalo dai denti sottiliCarcharhinus isodonMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera dai denti lisciCarcharhinus leiodonGarrick, 1985
Squalo ZambesiCarcharhinus leucasMüller ed Henle, 1839
Squalo pinna nera minore o orlatoCarcharhinus limbatusMüller & Henle, 1839
Squalo pinna bianca oceanicoCarcharhinus longimanusPoey, 1861
Squalo dal naso duroCarcharhinus maclotiMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera del reefCarcharhinus melanopterusQuoy & Gaimard, 1824
Squalo brunoCarcharhinus obscurusLesueur, 1818
Squalo del reef dei CaraibiCarcharhinus pereziPoey, 1876
Squalo grigioCarcharhinus plumbeusNardo, 1827
Squalo dalla coda piccolaCarcharhinus porosusRanzani, 1839
Squalo dalle macchie nereCarcharhinus sealeiPietschmann, 1913
Squalo notturnoCarcharhinus signatusPoey, 1868
Squalo dalla coda macchiataCarcharhinus sorrahMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera australianoCarcharhinus tilstoniWhitley, 1950
   
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