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Squalo ramato o baleniere bronzeo

Carcharhinus brachyurus

(Günther, 1870)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Carcharhinidae  Genere: Carcharhinus

Dentizione


Descrizione

La forma del profilo è leggermente arcuata in prossimità della testa. Il muso è piuttosto lungo e appuntito, con narici precedute da lembi di pelle. I grandi occhi rotondi da membrane nittitanti. La bocca ha piccoli solchi nascosti agli angoli e contiene da 29 a 35 denti superiori e da 29 a 33 denti inferiori, tutti dotati di cuspidi sottili. I denti superiori sono a forma di uncino e diventano a mano a mano più inclinati spostandosi verso gli angoli, mentre gli inferiori sono diritti. Nel maschio adulto i denti superiori sono più lunghi, più sottili, più incurvati e più seghettati che nella femmina e negli esemplari giovani. Le cinque paia di fessure branchiali sono moderatamente lunghe.

Le pinne pettorali sono ampie, appuntite ed a forma di falce. La prima dorsale è alta, con apice appuntito e margine concavo. Questa pinna si innalza all'incirca nello stesso punto (in lunghezza) delle pettorali. La seconda dorsale è piccola e bassa, posizionata all'opposto della pinna anale. Non c'è di solito cresta interdorsale. La pinna caudale ha il lobo inferiore ben sviluppato ed una tacca ventrale molto profonda in corrispondenza della punta del lobo superiore.

Il colore è da grigio bronzeo a grigio olivastro sul dorso e bianco sul ventre, con luccicori metallici e a volte una sfumatura rosa che si scurisce verso le punte delle pinne ed i margini, ma non in modo cospicuo. Il colore diventa presto marrone grigiastro dopo la morte. Il bianco del ventre può estendersi sui fianchi.

Succede spesso che questo squalo sia confuso con altri grossi Carcharhinus, in particolare con lo squalo bruno, ma può essere identificato per la mascella superiore, l'assenza di cresta interdorsale, l'assenza di evidenti macchie sulle pinne.

Veloce ed attivo, questo squalo si può incontrare da solo o in coppie, e saltuariamente in gruppi poco organizzati che contengono fino a qualche centinaio di individui. Alcune aggregazioni avvengono a scopo riproduttivo, altre in presenza di alte concentrazioni di cibo.

Habitat

Unica nel genere, questa specie si trova più abbondantemente in acque temperate piuttosto che in quelle tropicali, a temperature maggiori di 12° C. Si tratta di uno squalo costiero, che vive sui margini continentali nella maggior parte dei mari tropicali e temperati caldi. Comunemente entra anche in zone poco profonde come baie, banchi di sabbia, porti e zone di attracco, nonché zone rocciose ed isole al largo. Occasionalmente si trovano anche su fondali più profondi, fino all'incirca a profondità di 100 metri.

La specie tollera salinità diverse, ed è stata osservata in prossimità di estuari e delle foci di grandi fiumi. I giovani abitano acque costiere sotto i 30 metri di profondità, mentre gli adulti tendono ad allontanarsi di più, per riunirsi regolarmente in grandi gruppi sotto costa solo in primavera ed estate.

In entrambi gli emisferi questi squali praticano migrazioni stagionali, per rispondere ai cambi di temperatura, a necessità riproduttive,alla disponibilità di cibo. Sesso ed età influenzano le traiettorie di migrazione. In genere femmine adulte e giovani trascorrono l'inverno nelle zone subtropicali e si spostano a latitudini maggiori in primavera.

Le femmine inoltre approcciano la costa per mettere al mondo i piccoli. i maschi adulti rimangono nelle zone subtropicali per praticamente l'intero anno, tranne in tardo inverno o primavera, quando si spostano a latitudini maggiori per intercettare le femmine dopo il parto e procedere all'accoppiamento.

Alcuni individui sono stati osservati durante migrazioni di 1.320 km. Questi squali sono filopatrici, cioè ritornano alle stesse zone ogni anno.

Distribuzione

La specie ha un areale piuttosto vasto, ma disgiunto e le popolazioni regionali si incontrano raramente. Nell'Atlantico, la specie si trova nel Mar Mediterraneo sino al Marocco ed alle Canarie, presso la costa atlantica della Francia, al largo dell'Argentina e del Brasile, del Sudafrica (dove potrebbero esserci due popolazioni separate), della Namibia. Vi sono segnalazioni poco frequenti dalla Mauritania, dal Golfo di Guinea, dal Golfo del Messico.

Nella zona Indo - Pacifica, la si trova dal Mar Cinese Orientale sino al Giappone (esclusa Hokkaido) ed alla Russia meridionale, presso l'Australia meridionale (principalmente nelle zone di Sydney e Perth, ma occasionalmente più a nord) e intorno alle isole neozelandesi, ma non a nord fino alle Isole Kermadec. Vi sono segnalazioni confermate dalle Seychelles e dal Golfo di Thailandia. Nel Pacifico orientale, si trovano dal Cile settentrionale al Perù e dal Messico fino al promontorio di Point Conception in California, nonché nel Golfo di California. Sono comunque più comuni in Argentina, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, e rari altrove.

In molte zone gli avvistamenti sono confusi per via della somiglianza ad altre specie.

Alimentazione

Questi squali si nutrono di calamari, in particolare del genere Loligo, seppie, piovre, nonché di pesci ossei, tra cui Triglidae, pesci piatti, merluzzi, pesci gatto, carangidi, salmoni australiani, Mugilidae, Sparidae, osmeridi, sardine, tonni, acciughe. Si possono nutrire anche di pesci cartilaginei, come piccoli Squalus, pastinache, Rajidae, torpedini, pesci sega.

Cefalopodi e pesci cartilaginei svolgono un ruolo importante nella dieta degli esemplari di dimensioni superiori ai 2 metri, mentre gli esemplari più giovani consumano anche scifomeduse e crostacei, tra i quali i Thalassinidea (specialmente del genere Callianassa) ed i Penaeoidea.

Non attaccano mammiferi marini, ma sono stati osservati in rare occasioni mentre sciacallavano le carcasse di delfini caduti nelle reti dei pescatori. Al largo del Sudafrica, la preda preferita di questi predatori è la sardina sudafricana (Sardinops sagax), che rappresenta dal 69 al 95 % della sua dieta. Ogni inverno in particolare, branchi di squali ramati inseguono le sardine nella loro migrazione (nota in gergo come corsa delle sardine) dalla Provincia del Capo Orientale a KwaZulu-Natal. L'adunanza di tanti pesci indifesi e di piccole dimensioni attrae una moltitudine di predatori, tra i quali altre specie di squali, ma questa specie è la più numerosa. Gruppi molto numerosi di squali ramati sono stati osservati cacciare insieme in una maniere che appariva cooperativa.

Banchi di piccoli pesci sono spaventati e radunati in un volume di piccole dimensioni, attraverso il quale gli squali nuotano a turno con le fauci spalancate. Per cacciare tonni ed altre prede più grandi, gli squali adottano una formazione ad ala per radunarle, dopodiché ogni squalo punta un pesce in particolare ed attacca a turno.

Nella False Bay in Sudafrica, hanno l'abitudine di inseguire i pescherecci per appropriarsi di qualche preda sfuggita alle reti.

Dimensioni

La lunghezza massima è 3 m e 30 cm. la massima massa corporea registrata è di 305 kg. Il più grande esemplare registrato nel Mediterraneo, un maschio di 3 m e 3 cm, è stato catturato al largo della costa algerina tra il 1996 e il 2002.

Altri grandi esemplari sono stati catturati al largo di Mazara del Vallo, in Sicilia: un maschio di 2 m e 76 cm catturato il 7 luglio 1983, un maschio di 2 m e 72 cm catturato il 22 luglio 1983, un maschio di 2 m e 69 cm catturato il primo luglio 1983.

Una femmina gravida di 2 m e 60 cm con 14 embrioni quasi a termine è stata catturata al largo di Punta delle Chianacce, nel Tirreno, nel giugno 1980.

Riproduzione

Come per gli altri membri della famiglia, la tecnica di riproduzione è vivipara, cioè il sacco vitellino dell'embrione che va sviluppandosi, quando quest'ultimo è maturo si trasforma in una connessione placentale attraverso la quale la madre trasferisce il nutrimento. Le femmine adulte sono dotate di un solo ovario funzionale, sul lato destro, e di due uteri funzionali.

Prima dell'accoppiamento il maschio morde la femmina. Nell'emisfero Sud, l'accoppiamento avviene tra ottobre e dicembre (primavera e inizio estate), quando entrambi i sessi hanno migrato verso il largo e verso latitudini più alte. Le nascite avvengono tra giugno e gennaio, con un picco ad ottobre e novembre. Le femmine in genere sfruttano fondali poco profondi ed habitat costieri, caratterizzati da strisce di costa aperta o baie, per dare alla luce gli squaletti. Questi nidi procurano abbondanti fonti di cibo e protezione dalle aggressione da parte di altri adulti della specie.

Nursery note o sospettate sono al largo dell'Isola del Nord dal Waimea Inlet ad Hawke Bay in Nuova Zelanda, al largo di Albany (Australia), dentro il Golfo di St Vincent e nella Baia di Port Phillip in Australia, presso la Prefettura di Niigata in Giappone, nella Provincia del Capo Orientale in Sudafrica.

A Rodi in Grecia, presso Nizza in Francia ed Al Hoceima in Marocco per quanto riguarda il Mediterraneo. Al largo di Río de Oro nel Sahara Occidentale, di Rio de Janeiro in Brasile e Buenos Aires e Bahía Blanca in Argentina per quanto riguarda l'Atlantico sud – occidentale.

Ppresso Paita e Guanape Cove in Perù nella Baia di Sebastián Vizcaíno e nella Baia di San Diego per quanto riguarda il Pacifico orientale.

La maggior parte delle fonti stima una gestazione di 12 mesi, anche se alcuni dati sembrano dimostrare una durata tra i 15 ed i 21 mesi della gravidanza. Le femmine mettono al mondo degli squaletti ogni due anni, attraverso cucciolate che vanno da 7 a 24 esemplari (in media 15 o 16).

Al largo della California e della Penisola di Baja California le cucciolate sono più ridotte in dimensione rispetto ad altre zone del globo. I nuovi nati sono in genere lunghi da 55 a 67 cm.

Questa specie è tra i Carcarinidi una di quelle che crescono più lentamente: in Sudafrica, la maturità sessuale è raggiunta dai maschi alla lunghezza di 2 m – 2 m e 40 cm ed all'età di 13 - 19 anni, dalle femmine alla lunghezza di 2 m e 30 cm – 2 m e 50 cm ed all'età di 19 - 20 anni. In Australia la maturità nelle femmine è raggiunta alla lunghezza comparabile di 2 m e 50 cm, mentre in Argentina questa lunghezza è minore, essendo all'incirca di 2 m e 20 cm.

La vita può durare sino ad almeno 30 anni nel maschio e 25 nella femmina.

Pericoli

Può accadere che questo squalo cada preda di altri più grandi. Parassiti conosciuti sono i cestodi Cathetocephalus australis, Dasyrhynchus pacificus e Dasyrhynchus talismani, Floriceps minacanthus, Phoreiobothrium robertsoni, e Pseudogrillotia spratti, la sanguisuga Stibarobdella macrothela, ed infine il trematode Otodistomum veliporum.

Anche se di grandi dimensioni e molto potente, questo squalo non è generalmente aggressivo nei confronti dell'uomo, tranne in presenza di cibo, e non è considerato particolarmente pericoloso. Comunque è noto per aver attaccato dei pescatori subacquei nel tentativo di sottrarre loro le prede, ed ha anche morso dei bagnanti in Australia, dove è abbondante. Fino a maggio 2009, l'International Shark Attack File ha registrato 33 attacchi da parte di questa specie, 17 dei quali non provocati e nessuno letale.

Come molti altri squali attivi e di grandi dimensioni, questa specie è poco adatta alla cattività. Tende a portarsi verso i bordi delle vasche, procurandosi abrasioni ed infezioni con conseguenze spesso letali.

Viene pescato per motivi commerciali in Nuova Zelanda, Australia, (benché sulle coste occidentali australiane la pesca più diffusa sia quella allo squalo bruno), in Sudafrica, Brasile, Uruguay, Argentina, Messico, Cina. Accade spesso che altre specie siano catturate accidentalmente durante la caccia a questo squalo in molte parti dell'areale. I metodi utilizzati per la pesca vanno dal tramaglio al palamito, e più raramente alla pesca al largo ed a strascico.

La carne viene venduta per uso umano. Inoltre la pesca sportiva a questo squalo è piuttosto popolare in Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, Messico, Argentina e California, prevalentemente con canne, ma anche con reti ed arpioni. In Nuova Zelanda in particolare, è la specie di carcarinide catturata più spesso per motivi ludici e sostiene un'industria turistica nell'isola settentrionale di North Island, dove esemplari incinte o post parto sono catturate e poi liberate. Qualcosa di simile avviene in Namibia.

L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha classificato la specie come prossima alla minaccia in tutto il mondo, sottolineando come il lungo periodo necessario prima della maturità ed il basso tasso di riproduzione la rendano molto suscettibile alla pesca.

Regionalmente, la specie è classificata come a rischio minimo in Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, dove la pesca è normalmente ben organizzata. La popolazione locale in questi stati è confinata all'interno della loro Zona economica esclusiva. In Nuova Zelanda le catture sono calate regolarmente da un picco di 40 tonnellate nel periodo 1995/1996 a 20 tonnellate nel 2001/2002, anche se non è chiaro se ciò sia dovuto a diverse abitudini ittiche o ad un calo di questi pesci.

Nel Pacifico orientale, informazioni sulla pesca sono scarse, e la classificazione li ne tiene conto (Data deficient). Nel Golfo di California tuttavia, dove la pesca è intensiva, i numeri di squali e razze in generale sono in forte calo.

Nell’Asia orientale, la specie è considerata vulnerabile. Non ci sono dati sulla specie, ma tutti gli squali della regione sono stati decimati. A partire dagli anni '70, il numero di adulti non è stato infatti sufficiente a sostenere la pesca e molti giovani sono stati catturati.

Minacce ulteriori sono rappresentate dal degrado dell'habitat e dalla sua distruzione, dal degrado delle aree nursery, dall'inquinamento dell'acqua e dall'acquacoltura, dalle reti anti squalo usate sulle spiagge sudafricane ed australiane, dalle opere di difesa degli allevatori di pesci australiani.

Note

Visto l'areale a macchia di leopardo, la specie è stata descritta diverse volte da scienziati locali. La più antica descrizione valida è quella dello zoologo britannico Albert Günther, che lo chiamò Carcharias brachyurus, nel 1870, all'interno dell'ottavo volume del suo Catalogue of the fishes in the British Museum. Si riteneva in precedenza, che la prima nomenclatura fosse stata quella di Carcharias remotus, proposta da Auguste Duméril nel 1865. Si è poi scoperto che il tipo nomenclaturale associato a quella descrizione era uno squalo dal naso nero (Carcharhinus acronotus).

Questa è la ragione per la quale la specie in questione veniva spesso indicata col nome Carcharias remotus nella letteratura più antica. Un nome ancora più datato è Galeolamna greyi, coniato da Richard Owen nel 1853, ma questo studio tassonomico era basato su un set di mascelle, ora distrutte, che non sono attribuibili con certezza assoluta allo squalo ramato. Furono autori più moderni a cambiare il genere in Carcharhinus. Il nome specifico brachyurus deriva dal greco brachys (corta) ed oura (coda).

Nella lingua inglese, è comune il soprannome whaler shark (squalo baleniere), nato nel XIX secolo per il fatto che grossi gruppi di questi squali circondavano la baleniere che trascinavano carcasse di balene nel Pacifico. Günther fece inizialmente riferimento a quattro diversi sinotipi: uno imbalsamato proveniente dall'Antartide ed un altro dalla Nuova Zelanda, che sono andati perduti, e due feti australiani che sono stati poi scoperti appartenere allo squalo Zambesi.

Per assicurare una stabilità tassonomica, Jack Garrick ha scelto una femmina di 2 m e 40 cm catturata al largo di Whanganui, Nuova Zelanda, come nuovo tipo nomenclaturale. I primi sforzi per determinare la storia evolutiva della specie sono stati basati sulla morfologia ed hanno portato a risultati inconcludenti: nel 1982 Jack Garrick ha inserito la specie nel genere Carcharhinus, mentre nel 1988 Leonard Compagno l'ha collocata in un gruppo transitorio informale assieme allo squalo naso nero, allo squalo pinna nera di scogliera, allo squalo nervoso, allo squalo di seta e allo squalo notturno. Gavin Naylor nel 1992 ha condotto uno studio basato su allozimi che ha provato come il parente più stretto della specie sia lo squalo tessitore, ma non poté risolvere i misteri sui collegamenti agli altri membri del genere.

Denti fossili sono stati ritrovati nel fiume Pungo in Carolina del Nord. I resti sono risalenti al Miocene (23 – 5.3 milioni di anni fa). Altri resti, risalenti al Pliocene (5.3 – 2.6 milioni di anni fa) sono stati scoperti in Toscana ed altri ancora , del Tardo Pleistocene (126.000 – 12.000 anni fa), a Costa Mesa in California.


Notizie su Carcharhinus brachyurus

Immagini

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Specie del genere Carcharhinus

Squalo dal naso neroCarcharhinus acronotusPoey, 1860
Squalo dalle punte argenteeCarcharhinus albimarginatusRüppell, 1837
Squalo nasuto o di KnoppCarcharhinus altimusSpringer, 1950
Squalo grazioso o del QueenslandCarcharhinus amblyrhynchoidesWhitley, 1934
Squalo grigio del reefCarcharhinus amblyrhynchosBleeker, 1856
Squalo di GiavaCarcharhinus amboinensisMüller & Henle, 1839
Squalo del BorneoCarcharhinus borneensisBleeker, 1858
Squalo ramato o baleniere bronzeoCarcharhinus brachyurusGünther, 1870
Squalo tessitoreCarcharhinus brevipinnaMüller & Henle, 1839
Squalo timorosoCarcharhinus cautusWhitley, 1945
Squalo guancia biancaCarcharhinus dussumieriMüller & Henle, 1839
Squalo setaCarcharhinus falciformisMüller & Henle, 1839
Squalo baleniereCarcharhinus fitzroyensisWhitley, 1943
Squalo delle GalapagosCarcharhinus galapagensisSnodgrass & Heller, 1905
Squalo di PondicherryCarcharhinus hemiodonMüller & Henle, 1839
Squalo dai denti sottiliCarcharhinus isodonMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera dai denti lisciCarcharhinus leiodonGarrick, 1985
Squalo ZambesiCarcharhinus leucasMüller ed Henle, 1839
Squalo pinna nera minore o orlatoCarcharhinus limbatusMüller & Henle, 1839
Squalo pinna bianca oceanicoCarcharhinus longimanusPoey, 1861
Squalo dal naso duroCarcharhinus maclotiMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera del reefCarcharhinus melanopterusQuoy & Gaimard, 1824
Squalo brunoCarcharhinus obscurusLesueur, 1818
Squalo del reef dei CaraibiCarcharhinus pereziPoey, 1876
Squalo grigioCarcharhinus plumbeusNardo, 1827
Squalo dalla coda piccolaCarcharhinus porosusRanzani, 1839
Squalo dalle macchie nereCarcharhinus sealeiPietschmann, 1913
Squalo notturnoCarcharhinus signatusPoey, 1868
Squalo dalla coda macchiataCarcharhinus sorrahMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera australianoCarcharhinus tilstoniWhitley, 1950
   
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