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Squalo pinna bianca oceanico

Carcharhinus longimanus

(Poey, 1861)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Carcharhinidae  Genere: Carcharhinus

Dentizione


Descrizione

Il longimano è un grande squalo pelagico dei mari tropicali e temperati caldi. È una specie robusta, caratterizzata dalla presenza di lunghe pinne pettorali e dorsali, simili ad ali. Le pinne sono molto più grandi di quelle degli altri squali, e piuttosto arrotondate. La punta del muso è anch'essa arrotondata, gli occhi sono circolari e presentano membrane nittitanti. Il longimano ha un tipico, anche se un po' ingrossato, corpo da carcarinide, spesso con un aspetto leggermente incurvato. Sul dorso è bronzeo, marrone, bluastro o grigio (il colore varia in base alla regione), e bianco sul ventre (anche se, in alcuni casi può presentare in questa parte del corpo una tonalità di giallo).

La maggior parte delle pinne del suo corpo (la dorsale, la pettorale, la pelvica e la caudale) presenta la tipica punta bianca (che può essere assente negli individui più giovani e, più raramente, negli adulti). Oltre alla punta bianca, le pinne possono essere maculate, e nei più giovani le macchie possono essere di colore nero. Una macchia a forma di sella può apparire tra la prima e la seconda pinna dorsale.

Questa specie di squalo presenta diversi tipi di denti: nella mascella inferiore i denti presentano punte sottili e seghettate, e sono relativamente piccoli e di forma triangolare (sono simili a zanne). Ci sono anche tra 13 e 15 denti su entrambi i lati della sinfisi (che è appunto una fusione fibrocartilaginea tra due ossa, in questo caso due denti). I denti della mascella superiore sono triangolari, ma molto più larghi ed ampi, con le sommità completamente seghettate. In questo caso su ogni lato della sinfisi ci sono dai 14 ai 15 denti. I denticoli dermici sul corpo sono piatti e tipicamente presentano da cinque a sette creste.

È in genere una specie solitaria, anche se a volte si possono osservare in gruppo in presenza di ricche fonti di cibo. Diversamente da molti animali, non ha un ciclo diurno, ma è attivo sia durante il giorno che durante la notte. Lo stile di nuotata è lento, con le pinne pettorali molto allargate.

Nonostante si tengano lontani dai pesci della loro specie, si trovano spesso accompagnati da pesci pilota, lampughe e remore. Nel 1988, Jeremy Stafford-Deitsch ha riportato l'osservazione di un esemplare accompagnato da un globicefalo di Gray.

Habitat

Il longimano vive ovunque in mare aperto ed in acque profonde con temperature che superino i 18 °C. Predilige le acque con temperatura compresa tra i 20 °C ed i 28 °C e tende ad evitare le zone di mare dove queste temperature si abbassano.

Questa specie trascorre la maggior parte del tempo nello strato superficiale dell'oceano, ad una profondità massima di circa 150 metri; preferisce le aree oceaniche con acqua più profonda e lontane dalla riva. In base ai dati della pesca, più ci si allontana dalla costa, più aumenta il numero di questi squali. Occasionalmente se ne trovano anche in acque meno profonde, a circa 37 metri di profondità, soprattutto vicino a isole circondate dall'oceano come le Hawaii, o in aree dove la piattaforma continentale è frastagliata e si trova accesso ad acque più profonde nelle vicinanze.

Distribuzione

Era un tempo estremamente comune e largamente diffuso, e ancora oggi abita vaste zone del globo; recenti studi tuttavia, hanno accertato che il loro numero si è ridotto drasticamente negli ultimi anni. Un'indagine statunitense compiuta tra il 1992 ed il 2000 ha stimato durante quel lasso di tempo nell'Atlantico Nord - Occidentale ed Occidentale un declino del 70% negli esemplari della specie. Nel 2004 un longimano morto è stato rinvenuto sulla costa occidentale della Svezia, molto più a Nord di quello che si credeva fosse il limite superiore del suo areale.

Un esemplare di circa 2 m e 50 cm è stato catturato in uno dei canali di Venezia attorno al 1978. Un possibile longimano, di circa 3 m, è stato incontrato al largo di Martigues, in Francia, nel Golfo del Leone, da un sub nel 1998.


Alimentazione

Il longimano si ciba principalmente di cefalopodi pelagici e pesci ossei. Ad ogni modo, la sua dieta può essere molto più varia e meno selettiva. È noto per cibarsi di Polynemidae, Dasyatidae, Tartarughe marine, uccelli, gasteropodi, crostacei, carcasse di mammiferi, e addirittura rifiuti abbandonati da navi in transito. I pesci ossei di cui si ciba includono Alepisauridae, re d'aringhe, barracuda, carangidi, lampughe, marlin, tonni e sgombri.

I suoi metodi di caccia comprendono mordere casualmente all'interno di un gruppo di pesci e nuotare attraverso un banco di tonni con la bocca spalancata. Quando si nutre assieme ad altre specie, diventa aggressivo. Peter Benchley, autore de Jaws, ha osservato questi squali mentre nuotavano alle spalle di globicefali e ne mangiavano le feci. Il longimano è in genere solitario e si muove lentamente al di sopra di vaste zone disabitate, alla ricerca di fonti di cibo.

Fino al XVI secolo, gli squali erano noti ai marinai come “cani di mare” soprattutto perché proprio il longimano, il più comune squalo inseguitore di navi, esibiva un comportamento da cane quando veniva attirato il suo interesse. Se attirato da qualcosa che identificava come cibo, il pesce iniziava a muoversi in modo avido, e cominciava ad avvicinarsi in modo cauto, ma testardo, ritirandosi a distanza di sicurezza se allontanato, ma tenendosi pronto a scattare se se ne fosse presentata l'occasione.

Il longimano non è un animale veloce, ma è capace di sorprendenti scatti improvvisi. Si trova comunemente in competizione per il cibo con gli squali di seta, compensando la sua nuotata lenta con un atteggiamento molto aggressivo. Si possono formare dei gruppi quando esemplari che vivono nella stessa zona convergono su un territorio di caccia favorevole. Sembra che questo meccanismo non scatti di per sé per la presenza in acqua di sangue, o per una strana “sete di sangue”, ma per l'ipersensibilità comune ai membri della specie e per la loro capacità di raggiungere direttamente un obiettivo senza sprechi di energia (in assenza di cibo infatti mantengono un moto calmo e ripetitivo attraverso l'oceano, conservando le energie per il momento del bisogno).

È tuttavia uno squalo competitivo ed opportunista che preferisce cibarsi il più possibile se ne ha la possibilità, senza attendere un possibile pasto più semplice in futuro. Non sembrano esserci meccanismi di segregazione guidati dal sesso d'appartenenza o dalle dimensioni. I longimani si accompagnano a banchi di tonni e calamari, ed inseguono gruppi di cetacei, come delfini, e globicefali in modo da sfruttarli come scovatori di prede.

Hanno un istinto all'inseguimento delle esche così spiccato, nato da millenni di migrazioni, che inseguono le navi in transito sugli oceani. Durante la caccia alla balena, in acque calde, il longimano è responsabile dei maggiori danneggiamenti alla carcassa galleggiante.

Dimensioni

La dimensione massima di uno Squalo longimanus è di circa 4 metri, anche se di solito non supera i 3 metri. La massa corporea massima è invece di 170 kilogrammi.

La femmina è in genere più larga del maschio, anche se tipicamente di soli 10 centimetri. I maschi infatti hanno una circonferenza massima di circa 1 m e 80 cm e le femmine circa 1 m e 90 cm.

Riproduzione

Questa specie è vivipara: gli embrioni si sviluppano “in utero” e sono nutriti da una sacca placentale. La gestazione dura un anno. La cucciolata può comprendere da uno a 15 piccoli, che nascono ad una lunghezza di circa 60 cm. Al momento della maturità sessuale, gli esemplari raggiungono invece la lunghezza di 1 m e 75 cm nei maschi e di 2 m nelle femmine.

La stagione degli accoppiamenti è l'inizio dell'estate nel Nord - Ovest dell'Oceano Atlantico e nel Sud - Est dell'Oceano Indiano, mentre nell'Oceano Pacifico sono state pescate femmine con embrioni durante tutto il corso dell'anno, e questo fa pensare che in quella zona la stagione degli accoppiamenti sia più lunga.

Pericoli

È una specie con un'elevata importanza commerciale per le pinne, la carne e l’olio. Viene consumato fresco, affumicato, essiccato e sotto sale, e la sua pelle è utilizzata per il cuoio. È soggetto alla pesca attraverso il suo intero areale; anche se è spesso utilizzato come esca, perché insegue le traiettorie di altre specie.

Nel 1969, Lineaweaver and Backus hanno scritto sulla specie in questione : “è straordinariamente abbondante, forse il più numeroso tra i grandi animali, cioè quelli pesanti più di 45 kg, sulla faccia della Terra”. Ci sono stati soltanto pochi studi più approfonditi sulla popolazione dei longimani fino al 2003, quando si stimò che il loro numero nell’Atlantico Nord - occidentale ed Occidentale fosse calato del 70% tra il 1992 ed il 2000. Un altro studio concentrato sul Golfo del Messico, che ha usato un mix di dati statunitensi degli anni '50, con altri dei tardi anni '90, ha stimato, in quella zona, una diminuzione di popolazione del 99.3% tra i due periodi.

Non sono stati tuttavia in quest'analisi considerati né i cambiamenti nella pesca, né i diversi metodi di raccoglimento dei dati, perciò la stima è oggi messa in discussione. In seguito a queste scoperte lo status della specie sulla IUCN Red List è stato cambiato in Vulnerabile globalmente (da A Basso rischio/Prossimo alla minaccia) ed in Critico nell'Atlantico Nord - occidentale ed Occidentale. Dopo l’Accordo ONU sugli Stock di Pesce del 1995 i Paesi costieri e nei quali si pratica la pesca sono stati obbligati ad adottare misure per assicurare la conservazione di una lista di specie, ma pochi progressi sono stati fatti in questa direzione per quanto riguarda il longimano.

Il famoso ricercatore oceanografico Jacques Cousteau ha descritto il longimano come “il più pericoloso tra tutti gli squali”. A dispetto della grande notorietà del grande squalo bianco e di altre specie che vivono più vicine alla costa, il longimano è considerato responsabile di più attacchi nei confronti dell'uomo di quanti ne abbiano compiuti tutte le altre specie messe assieme, essendo in genere il primo ad attaccare i superstiti dei disastri aerei e navali.

Questi incidenti possono sembrare minoritari nel XXI secolo, ma un episodio basta a chiarire come fossero importanti in passato. Durante un solo incidente, accaduto dopo il siluramento dell'americana “Indianapolis” il 30 luglio 1945, tra i 600 e gli 800 marinai furono uccisi da squali. Si dice che i responsabili della carneficina siano stati gli squali tigre, ma ciò non è mai stato confermato. Anche durante la Seconda guerra mondiale avvenne qualcosa di simile, quando la “Nova Scotia”, un battello che trasportava circa un migliaio di persone nelle acque vicine al Sudafrica, fu silurato e affondato da un sottomarino tedesco. Ci furono soltanto 192 sopravvissuti, e la maggior parte delle morti è attribuita al longimano.

Questa specie rappresenta un rischio minimo per i bagnanti e per gli sportivi, ma è letale per gli uomini che per qualche motivo si trovino in oceano aperto e che possano essere visti come prede. Nonostante questo, ci sono stati attacchi vicino alla riva. Nel dicembre 2010, in cinque diversi incidenti, quattro nuotatori a Sharm el-Sheikh, in Egitto, sono stati gravemente feriti e uno è stato ucciso da uno squalo che potrebbe essere stato un longimano.

Anche se lo Squalo longimanus è molto opportunista e aggressivo, ed è noto per aver attaccato l'uomo per cibarsi, i subacquei nuotano con questi squali senza incidenti. Essi devono però mantenere alcuni accorgimenti: avvicinarsi solo con estrema cautela, non fiocinare pesci in presenza dello squalo, e se esso si facesse troppo curioso e si avvicinasse troppo, uscire dall'acqua al più presto possibile.

Note

Il longimano fu descritto per la prima volta da René-Primevère Lesson nei suoi appunti presi durante la circumnavigazione del globo di Louis Duperrey, compiuta tra il 1822 ed il 1825 a bordo della corvetta Coquille. Lo scrittore ha in particolare descritto due esemplari rinvenuti presso l'Arcipelago delle Tuamotus, nella Polinesia francese ed ha assegnato loro il nome di Squalus maou, riferendosi alla parola polinesiana per squalo.

Nome e descrizione di Lesson sono comunque state dimenticate. Fu poi descritto dal cubano Felipe Poey nel 1861 come Squalus longimanus. Prima di allora il nome Pterolamiops longimanus è stato usato a lungo. L'epiteto longimanus, si riferisce alla lunghezza delle pinne (longimanus in latino significa infatti “dalla lunga mano”). In lingua inglese il longimano ha altri nomi: Brown Milbert's sand bar shark, brown shark, nigano shark, whitetip whaler, and whitetip shark.

Le regole dell’International Commission on Zoological Nomenclature prevedrebbero che la prima descrizione in ordine cronologico abbia la precedenza sulle altre; in questo caso il nome scientifico dello Squalo longimanus dovrebbe essere Carcharhinus maou. Tuttavia, il nome scelto da Lesson è rimasto dimenticato tanto a lungo che il termine Carcharhinus longimanus ha finito per diventare largamente accettato all'interno della comunità scientifica.


Notizie su Carcharhinus longimanus

Documenti

 Carcharhinus_longimanus_incontro_a_sorpresa_1995.php
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Immagini

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Specie del genere Carcharhinus

Squalo dal naso neroCarcharhinus acronotusPoey, 1860
Squalo dalle punte argenteeCarcharhinus albimarginatusRüppell, 1837
Squalo nasuto o di KnoppCarcharhinus altimusSpringer, 1950
Squalo grazioso o del QueenslandCarcharhinus amblyrhynchoidesWhitley, 1934
Squalo grigio del reefCarcharhinus amblyrhynchosBleeker, 1856
Squalo di GiavaCarcharhinus amboinensisMüller & Henle, 1839
Squalo del BorneoCarcharhinus borneensisBleeker, 1858
Squalo ramato o baleniere bronzeoCarcharhinus brachyurusGünther, 1870
Squalo tessitoreCarcharhinus brevipinnaMüller & Henle, 1839
Squalo timorosoCarcharhinus cautusWhitley, 1945
Squalo guancia biancaCarcharhinus dussumieriMüller & Henle, 1839
Squalo setaCarcharhinus falciformisMüller & Henle, 1839
Squalo baleniereCarcharhinus fitzroyensisWhitley, 1943
Squalo delle GalapagosCarcharhinus galapagensisSnodgrass & Heller, 1905
Squalo di PondicherryCarcharhinus hemiodonMüller & Henle, 1839
Squalo dai denti sottiliCarcharhinus isodonMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera dai denti lisciCarcharhinus leiodonGarrick, 1985
Squalo ZambesiCarcharhinus leucasMüller ed Henle, 1839
Squalo pinna nera minore o orlatoCarcharhinus limbatusMüller & Henle, 1839
Squalo pinna bianca oceanicoCarcharhinus longimanusPoey, 1861
Squalo dal naso duroCarcharhinus maclotiMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera del reefCarcharhinus melanopterusQuoy & Gaimard, 1824
Squalo brunoCarcharhinus obscurusLesueur, 1818
Squalo del reef dei CaraibiCarcharhinus pereziPoey, 1876
Squalo grigioCarcharhinus plumbeusNardo, 1827
Squalo dalla coda piccolaCarcharhinus porosusRanzani, 1839
Squalo dalle macchie nereCarcharhinus sealeiPietschmann, 1913
Squalo notturnoCarcharhinus signatusPoey, 1868
Squalo dalla coda macchiataCarcharhinus sorrahMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera australianoCarcharhinus tilstoniWhitley, 1950
   
© 1999-2016 Antonio Nonnis