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Squalo bruno

Carcharhinus obscurus

(Lesueur, 1818)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Carcharhinidae  Genere: Carcharhinus

Dentizione


Descrizione

Il corpo è snello ed allungato ed il muso è fortemente arrotondato e non supera in lunghezza la larghezza della bocca. Le narici sono ricoperte da lembi di pelle facilmente riconoscibili. Gli occhi, circolari e di media grandezza, sono dotati di membrane nittitanti. Ai lati della bocca sono presenti dei solchi non molto lunghi e all'interno troviamo 13 - 15 (in genere 14) file di denti su ciascun lato. I denti superiori sono larghi, triangolari, leggermente obliqui e grossolanamente seghettati, mentre quelli inferiori sono più sottili e diritti, con seghettature più sottili. Le cinque paia di fessure branchiali sono piuttosto lunghe.

Le grandi pinne pettorali misurano all'incirca un quinto del corpo ed hanno una caratteristica forma a falce. La prima pinna dorsale è di grandezza moderata ed anch'essa a falce, con un apice appuntito ed il margine posteriore fortemente concavo. La sua origine è al di sopra della punta delle pinne pettorali. La seconda dorsale è molto più piccola ed è posizionata al di sopra della pinna anale. Una cresta interdorsale è presente, anche se le sue dimensioni sono ridotte.La pinna caudale è grande ed alta con un lobo inferiore molto sviluppato ed una tacca ventrale vicino alla punta del lobo superiore.

I denticoli dermici sono a forma di diamante e molto vicini tra loro. Ciascuno di essi è dotato di cinque creste orizzontali che diventano dei dentelli veri e propri presso il margine posteriore. La specie è bronzea o bluastra sul dorso e bianca sul ventre. Su ciascun fianco vi è una fascia più chiara che corre dalle pinne pelviche al capo. Le pinne, in particolare il lobo ventrale della caudale e la faccia inferiore delle ventrali si scuriscono verso la punta. Ciò si nota più facilmente nei giovani.

Dall'alto della sua posizione di superpredatore, posizionato quasi all'apice della rete trofica, questo squalo è in linea di massima meno comune di altri che abitano il suo areale. Un gran numero di esemplari possono comunque concentrarsi in determinate aree. Quando lontani dalle coste, come nella Corrente di Agulhas, spesso inseguono le navi che transitano presso di loro. Uno studio al largo della foce del Cape Fear River nel North Carolina riportò una velocità di nuoto di 0.8 km/h.

Lo squalo bruno è uno degli ospiti della remora (Echeneis naucrates).

Habitat

Prediligono le acque che vanno dalla zona dei surfisti sino alla piattaforma continentale esterna ed alle acque oceaniche più vicine. Il loro habitat costituisce una zona di transizione tra quelli delle specie costiere come lo squalo grigio, le specie pelagiche come lo squalo di seta e il longimano, quelle che vivono in acque profonde come lo squalo dal naso grande e le specie insulari come lo squalo dalle punte argentee e lo squalo delle Galapagos.

Uno studio piuttosto approfondito condotto nel Golfo del Messico ha provato come questi animali trascorrano la maggior parte del tempo a profondità comprese tra i 10 e gli 80 metri, scendendo occasionalmente sino a 200 metri. Il record registrato è di 400 metri di profondità. Questi animali preferiscono temperature tra i 19 ed i 28 gradi centigradi ed evitano aree a bassa salinità come ad esempio gli estuari dei fiumi.

Si tratta di una specie fortemente migratoria, visto che sono stati segnalati degli spostamenti anche di 3800 km. In genere gli adulti si spostano per distanze maggiori rispetto ai giovani. Nei pressi del Nord America si spostano verso nord all'arrivo di calde temperature estive, e tornano verso l'equatore all'approssimarsi dell'inverno.

Al largo del Sudafrica giovani maschi e femmine con corpi più lunghi di 90 cm si diffondono rispettivamente a sud e a nord (la distinzione non è naturalmente perfetta) a partire dalla nursery di KwaZulu-Natal. Si uniscono poi agli adulti nel corso degli anni seguendo delle rotte non identificate. In più i giovani trascorrono primavera ed estate sotto costa e le altre stagioni al largo e quando superano lunghezze di 2 m e 20 cm iniziano una migrazione sulla direttrice nord sud tra KwaZulu-Natal in inverno e la provincia del Capo Occidentale in estate.

Gli squali di dimensioni superiori ai 2 m e 80 cm migrano addirittura sino al sud del Mozambico. Al largo dell'Australia Occidentale, adulti e giovani migrano verso le coste in estate ed autunno, mentre le nursery al largo rimangono occupate dai neonati.

Distribuzione

L'areale di questo animale si estende su tutto il globo, anche se in maniera discontinua, nelle acque tropicali e temperate calde.

Nell'Oceano Atlantico occidentale lo troviamo dal Massachusetts e dal Georges Bank sino al Brasile meridionale, incluse le Bahamas e Cuba.

Nella parte orientale dello stesso oceano è stato avvistato nel Mediterraneo centrale ed occidentale, presso le Canarie, Capo Verde, il Senegal, la Sierra Leone, e possibilmente altrove tra cui in Portogallo, Spagna, Marocco e presso Madera.

Nell'Oceano Indiano, lo troviamo al largo di Sudafrica, Mozambico, e Madagascar, e sporadicamente anche nel Mare Arabico, nella Baia del Bengala e forse nel Mar Rosso.

Nell'Oceano Pacifico infine lo troviamo in Giappone, Cina e Taiwan, Vietnam, Australia, e Nuova Caledonia ad Ovest e della California meridionale al Golfo di California presso Revillagigedo, e probabilmente sino al Cile settentrionale ad Est.

Vi sono anche avvistamenti nell'Atlantico centrale nordorientale ed orientale e presso isole tropicali, ma questi sono probabilmente attribuibili allo squalo delle Galapagos.

Alimentazione

La dieta di questi squali è generalista ed include molte specie di pesci, invertebrati, e mammiferi marini appartenenti a tutti i livelli della colonna d'acqua. Il morso di uno squalo bruno possiede una forza di 590 Newton sulla punta del dente singolo, e questa quantità corrisponde alla più grande mai registrata in uno squalo, anche se ciò dimostra come la forza venga concentrata in una superficie ristretta come quella della punta del dente.

Prede comuni sono i pesci pelagici come lo sgombro, i Belonidae ed il tonno, pesci bentonici come anguille e pleuronectiformi (sogliole ed altri), pesci del reef come barracuda e cernie, pesci cartilaginei come razze (in particolare i generi Rajidae e Dasyatidae), piccoli squali (in particolare i generi Squatina, Squalidae, Triakidae, e piccoli Carcharhinidae), nonché cefalopodi come piovre e calamari. Occasionalmente si nutrono anche di granchi, aragoste, cirripedi stelle marine, briozoi ed in alcuni casi anche di carogne di mammiferi marini (in particolare carne di balena e talvolta anche dei tursiopi) o di rifiuti dell'uomo.

Se analizziamo la situazione nelle diverse zone dell'areale della specie scopriamo che nell'Atlantico nord - occidentale gli squali bruni si nutrono di più di dieci famiglie di pesci ossei (tra i quali il Pomatomus saltatrix ed il Paralichthys dentatus sono particolarmente importanti) nonché di pesci cartilaginei (soprattutto razze e le loro uova), crostacei, molluschi e tartarughe marine.

Al largo del Sudafrica invece, il 75% della dieta è a base di pesci ossei, e si sa che questi squali attaccano anche i tursiopi. I neonati ed i giovani si nutrano soprattutto di piccoli pesci da preda come sardine ed aringhe, ma anche di calamari. Con la crescita cresce l'importanza nella dieta di pesci ossei più grandi, razze e piccoli squali.

Dimensioni

Essendo uno degli squali più grossi del suo genere, raggiunge comunemente una lunghezza di 3 m e 20 cm e un peso di 160 – 180 kg. Il record appartiene ad esemplari di 4 m e 20 cm e 347 kg. Le femmine crescono più dei maschi.

Riproduzione

Come le altre della famiglia, la specie è vivipara: l'embrione si sviluppa inizialmente sostenuto da un tuorlo, la cui sacca si trasforma poi in placenta all'esaurimento del contenuto. L'accoppiamento avviene in primavera nell'Atlantico, mentre in altre regioni, come ad esempio il Sudafrica, esso non è legato alle stagioni.

Le femmine possono conservare nel loro glande nidamentale (organo che tra l'altro secerne i contenitori per le uova) grandi quantità di liquido seminale, proveniente anche da più maschi, per mesi o anni. Questo adattamento è legato alla natura nomade della specie ed alla relativa scarsità, che rende poco frequente l'incontro della coppia per la riproduzione.

Le femmine partoriscono ogni tre anni dopo una gestazione che può durare da 22 a 24 mesi ed una pausa di un anno tra una gravidanza e l'altra. In genere ad ogni parto nascono da 3 a 14 squaletti. la media della cucciolata è più grande nell'Atlantico sudorientale (da 6 a 14) che in quello occidentale (da 6 a 10).

A differenza di quanto avviene per gli altri Carcharhini la dimensione della cucciolata e quella della madre non sono correlate. Il parto avviene in aree adibite a vivaio corrispondenti ad acque poco profonde, separate dagli habitat di giovani ed adulti. Alcuni di queste nursery sono al largo della Baja California, di KwaZulu-Natal, del New Jersey, della North Carolina e dell'Australia sud - occidentale.

I nuovi nati misurano da 70 cm ad 1 metro in lunghezza. Abbiamo a che fare con una delle specie di squalo caratterizzate dal tasso di crescita e di maturazione più bassi. Nei primi 5 anni di vita la crescita media è di 8 – 11 cm all'anno. La mortalità nei giovani è piuttosto bassa, e stimata in un 27 % al largo del Sudafrica. Attraverso il loro areale, i maschi maturano all'età di 17 - 22 anni corrispondenti ad una lunghezza di 2 m e 30 cm – 2 m e 40 cm, le femmine a 20 - 23 anni corrispondenti ad una lunghezza di 2 m e 20 cm – 2 m e 50 cm.

La durata della vita stimata tra i 40 ed i 50 anni.

Pericoli

Noti parassiti di questa specie includono le tenie Anthobothrium laciniatum, Dasyrhynchus pacificus, Platybothrium kirstenae, Rhynchobothrium ingens, Tentacularia coryphaenae, e il Triloculatum triloculatum, i monogenei Dermophthirius carcharhini and Loimos salpinggoides, la sanguisuga Stibarobdella macrothela, i copepodi Alebion sp., Pandarus cranchii, Pandarus sinuatus, and Pandarus smithii, le larve degli isopodi e le lamprede marine.

Gli adulti non hanno predatori significativi, mentre i giovani vengono prevalentemente catturati da squali toro, squali tigre, squali Zambesi e grandi squali bianchi. Al largo di KwaZulu-Natal, l'utilizzo di reti di protezione da questi grossi squali ne ha ridotto il numero consentendo una crescita di giovani squali bruni.

Per via delle sue dimensioni relativamente grandi, e visto che tende a nuotare in acque poco profonde, questo animale può essere potenzialmente pericoloso per l'uomo, anche se si sa assai poco riguardo al suo comportamento nei confronti degli esseri umani in ambiente subacqueo.

Fino al 2008 l'International Shark Attack File ha registrato sei attacchi da parte di questa specie, dei quali 3 non provocati ed uno letale. Sembra comunque che alcuni episodi avvenuti al largo delle Bermuda e di altri arcipelaghi siano stati erroneamente attribuiti allo squalo bruno, mentre i responsabili dovrebbero essere gli squali delle Galapagos.

Una fonte di mortalità per lo squalo bruno è rappresentata dalla reti da squalo che vengono posizionate in Sudafrica ed Australia per proteggere le spiagge ed i bagnanti. Tra il 1978 ed il 1999 una media di 256 squali bruni sono morti in questo modo al largo di KwaZulu-Natal.

La specie è purtroppo una delle più ricercate all'interno del commercio asiatico di pinne di squalo, visto che le sue pinne sono grandi e contengono un gran numero di bastoncelli ossei (ceratotrichia). In più anche la carne viene venduta fresca surgelata o essiccata e salata o affumicata, la pelle viene trasformata in cuoio e l'olio del fegato viene processato per ottenerne vitamine.

Gli squali bruni vengono regolarmente catturati da pescatori specializzati al largo del Nord America orientale, del Sudafrica orientale e dell'Australia sud - occidentale facendo ricorso a pescherecci multi specie e reti a strascico. La pesca in Australia iniziò negli anni 40 e si è espansa sino agli anni settanta per raggiungere quantità di pescato comprese tra le 500 e le 600 tonnellate all'anno. La pesca ricorre a reti che catturano principalmente gli esemplari al di sotto dei 3 anni d'età.

Tra il 18 ed il 28% degli squali catturati era al primo anno d'età. Alcuni modelli demografici mostrano come la pesca sia sostenibile se si ipotizza che il tasso di mortalità per gli esemplari al di sopra dei 2 metri di lunghezza rimanga al di sotto del 4%.

Oltre ad essere preda di pescatori specializzati, spesso lo squalo bruno viene involontariamente catturato nelle reti di pescherecci rivolti a tonni e pesci spada e viene trattenuto per il valore delle sue pinne. Viene inoltre cacciato da pescatori sportivi, in gran numero particolarmente, per lo più giovani, da pescatori sportivi sudafricani ed australiani. Un tempo era una delle prede più ambite dei tornei che si tengono in Florida, ma poi la popolazione è collassata.

L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha assegnato alla specie l'etichetta di Prossima alla minaccia nel mondo e Vulnerabile nel Golfo del Messico e nel resto dell'America nord - orientale. L'American Fisheries Society è pervenuta a conclusioni analoghe per quanto riguarda l'Atlantico nord – occidentale. Il tasso riproduttivo molto basso espone la specie ai pericoli derivanti da una pesca sregolata.

Negli USA orientali in particolare la popolazione viene pesantemente ridotta in seguito alla pesca; nel 2006 infatti il National Marine Fisheries Service (NMFS) degli USA ha dimostrato che la popolazione si è ridotta di una quantità compresa tra il 15 ed il 20% a partire dagli anni 70. Nel 1997 la stessa organizzazione ha designato la specie "Species of Concern" (cioè preoccupante). Ciò significa che la specie desta preoccupazione, ma non vi sono elementi a sufficienza per inserirla nell'Endangered Species Act (ESA) (atto per le specie in pericolo) degli USA.

Nel 1998 la pesca commerciale e ricreativa di questi squali è stata proibita, ma ciò non ha avuto gli effetti sperati visto che come detto gli squali bruni finiscono spesso vittima di barche destinate ad altri pesci. Sembra poi che nel 2003 circa 2000 di questi animali siano stati catturati per fini sportivi nonostante il bando.

Il North Carolina ha istituito nel 2005 dei limiti spaziotemporali alle sue acque per limitare il fenomeno. Potrebbe diventare in futuro decisiva l'introduzione di un sistema chimico di reazione a catena polimerasi che permetterà se la carne che si trova sui mercati appartenga a specie proibite o ad altre consentite, ma morfologicamente simili come lo squalo grigio.

Note

Il naturalista francese Charles Alexandre Lesueur ha pubblicato la prima descrizione scientifica dello squalo bruno nel 1818 sul Journal of the Academy of Natural Sciences of Philadelphia. Lo ha dapprima inserito nel genere Squalus ed ha coniato l'epiteto specifico obscurus (tradotto dal latino significa oscuro), in riferimento alla sua colorazione. Autori successivi hanno poi stabilito l'appartenenza al genere Carcharhinus.

Lesueur non ha designato un tipo nomenclaturale, anche se si presume che abbia lavorato su un esemplare catturato nelle acque Nordamericane. Molte fonti precedenti designavano la specie come Carcharias (poi Carcharhinus) lamiella, in seguito ad una prima analisi compiuta nel 1882 da David Starr Jordan e Charles Henry Gilbert. Anche se questi due scienziati si riferivano ad un set di denti che proveniva effettivamente da uno squalo bruno, si scoprì successivamente che il corpo del loro tipo nomenclaturale era di uno squalo ramato.

Pertanto oggi il nome Carcharhinus lamiella non si considera sinonimo di Carcharhinus obscurus, quanto piuttosto di Carcharhinus brachyurus. Anche se in genere è difficile assegnare dei denti fossilizzati ad un Carcharhinus, nel caso dello squalo bruno il lavoro è più semplice, e la specie è assai ben rappresentata dai fossili. Denti databili al Miocene (tra 23 e 5.3 milioni di anni fa) sono stati ritrovati presso le formazioni rocciose di Kendeace e Grand Bay a Carriacou, nelle Grenadine, presso la formazione Moghra in Egitto, presso la Contea di Polk (Florida) e forse anche sul Cerro La Cruz nel Venezuela settentrionale.

Denti risalenti al Tardo Miocene e al Primo Pliocene (11.6 - 3.6 milioni di anni fa) sono abbondanti nella formazione Yorktown nel Pungo River, in Carolina del Nord e nella regione della Chesapeake Bay. Visto che questi denti sono leggermente diversi da quelli odierni, sono stati spesso erroneamente assegnati al longimano. Inoltre alcuni denti sono stati ritrovati nelle vicinanze dei resti di due Mysticeti in North Carolina, uno conservato presso il Goose Creek Limestone relativo al tardo Pliocene (3.5 milioni di anni fa) ed un altro sepolto da fango relativo al Pleistocene - Olocene (circa 12000 anni fa).

Nel 1982 Jack Garrick ha pubblicato uno studio filogenetico dei Carcarinidi basato su criteri morfologici e decise di posizionare lo squalo bruno e lo squalo delle Galapagos nel gruppo obscurus. Il gruppo conteneva squali grandi con denti triangolari ed una cresta tra le pinne dorsali, ed includeva lo squalo dal naso grande, lo squalo di scogliera dei Caraibi, lo squalo grigio e il longimano.

Questa interpretazione fu sostenuta anche da Leonard Compagno nel suo studio fenetico del 1988, e da Gavin Naylor nello studio da lui condotto sugli allozimi nel 1992. Naylor fu in grado di risolvere i dubbi sulle interrelazioni presenti tra i Carcarinidi dotati di cresta interdorsale, scoprendo che lo squalo bruno, quello delle Galapagos, il longimano e la verdesca appartenevano al clade più derivato del gruppo.


Notizie su Carcharhinus obscurus

Immagini

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Specie del genere Carcharhinus

Squalo dal naso neroCarcharhinus acronotusPoey, 1860
Squalo dalle punte argenteeCarcharhinus albimarginatusRüppell, 1837
Squalo nasuto o di KnoppCarcharhinus altimusSpringer, 1950
Squalo grazioso o del QueenslandCarcharhinus amblyrhynchoidesWhitley, 1934
Squalo grigio del reefCarcharhinus amblyrhynchosBleeker, 1856
Squalo di GiavaCarcharhinus amboinensisMüller & Henle, 1839
Squalo del BorneoCarcharhinus borneensisBleeker, 1858
Squalo ramato o baleniere bronzeoCarcharhinus brachyurusGünther, 1870
Squalo tessitoreCarcharhinus brevipinnaMüller & Henle, 1839
Squalo timorosoCarcharhinus cautusWhitley, 1945
Squalo guancia biancaCarcharhinus dussumieriMüller & Henle, 1839
Squalo setaCarcharhinus falciformisMüller & Henle, 1839
Squalo baleniereCarcharhinus fitzroyensisWhitley, 1943
Squalo delle GalapagosCarcharhinus galapagensisSnodgrass & Heller, 1905
Squalo di PondicherryCarcharhinus hemiodonMüller & Henle, 1839
Squalo dai denti sottiliCarcharhinus isodonMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera dai denti lisciCarcharhinus leiodonGarrick, 1985
Squalo ZambesiCarcharhinus leucasMüller ed Henle, 1839
Squalo pinna nera minore o orlatoCarcharhinus limbatusMüller & Henle, 1839
Squalo pinna bianca oceanicoCarcharhinus longimanusPoey, 1861
Squalo dal naso duroCarcharhinus maclotiMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera del reefCarcharhinus melanopterusQuoy & Gaimard, 1824
Squalo brunoCarcharhinus obscurusLesueur, 1818
Squalo del reef dei CaraibiCarcharhinus pereziPoey, 1876
Squalo grigioCarcharhinus plumbeusNardo, 1827
Squalo dalla coda piccolaCarcharhinus porosusRanzani, 1839
Squalo dalle macchie nereCarcharhinus sealeiPietschmann, 1913
Squalo notturnoCarcharhinus signatusPoey, 1868
Squalo dalla coda macchiataCarcharhinus sorrahMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera australianoCarcharhinus tilstoniWhitley, 1950
   
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