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Squalo del reef dei Caraibi

Carcharhinus perezi

(Poey, 1876)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Carcharhinidae  Genere: Carcharhinus

Dentizione


Descrizione

Il corpo è robusto e allungato, caratteristica che rende difficile la distinzione tra questa specie e gli altri grandi squali requiem. Il colore è grigio scuro sul dorso o grigio bruno e bianco giallastro sul ventre. Su entrambi i fianchi è presente una fascia più chiara. Le pinne non sono marchiate, mentre le pinne pari (pettorali e pelviche) sul lato interno, la pinna anale e il lobo inferiore della caudale sono scuri. Il muso è piuttosto corto ed ampio, nonché arrotondato, con dei vistosi lembi di pelle sulle narici. Gli occhi sono grandi e circolari, con membrane nittitanti.

Ci son da 11 a 13 file di denti su ciascun lato di entrambe le mascelle. La base dei denti è larga e la sommità seghettata da cuspidi sottili. su ciascun lato i denti frontali (da due a quattro) sono eretti, gli altri obliqui. Le cinque paia di fessure branchiali della specie sono piuttosto allungate, e il terzo paio si origina alla base delle pinne pettorali.

La prima pinna dorsale è alta e a forma di falce. C’è una bassa cresta interdorsale che corre dietro la seconda pinna dorsale che è relativamente grande e ha una corta punta posteriore. La prima dorsale si origina al di sopra (o leggermente più avanti) della base delle pettorali, mentre la seconda si origina al di sopra (o leggermente più avanti) della base della anale. le pinne pettorali sono strette e allungate.

I denticoli dermici sono posti uno vicino all'altro e sovrapposti. Ciascuno di essi ha 5 (o 7 se l'esemplare è molto grande) creste orizzontali che conducono al dente marginale.

Habitat

Questo animale preferisce le acque poco profonde che circondano il reef e viene osservato frequentemente sul bordo della barriera stessa. Anche se generalmente non superano i 30 m, uno di loro è stato osservato a ben 378 m di profondità.

Nonostante la sua abbondanza in alcune aree, è uno dei meno conosciuti e studiati tra gli squali requiem. Si ritiene comunque che giochino un ruolo fondamentale all'interno dell'ecosistema delle barriere coralline caraibiche. Sono attivi per lo più nelle ore notturne, e non vi sono evidenze di pratiche migratorie o comportamenti stagionali.

I giovani tendono a rimanere in zone circoscritte durante l'anno, mentre gli adulti tendono ad esplorare aree più vaste. Una caratteristica peculiare della loro giornata sono i periodi di riposo che si concedono sul fondale o all'interno di grotte: sono i primi squali attivi osservati in questo comportamento.

Nel 1975 Eugenie Clark investigò sugli squali cosiddetti dormienti (si trattava appunto di questa specie) di cui aveva sentito parlare presso Isla Mujeres al largo dello Yucatan, e stabilì che non stavano davvero dormendo, ma i loro occhi inseguivano i subacquei. Speculò inoltre intorno alla possibilità che l'acqua dolce che fuoriesce da fessure nelle grotte sommerse possa indebolire i parassiti sulla pelle di questi animali e produca inoltre per loro un piacevole effetto narcotico.

Presso il Brasile settentrionale i giovani di questo squalo vanno alla ricerca di zone ricche di Elacatinus randalli, che ripuliscono la loro pelle mentre riposano sul fondale. Si osservano inoltre spesso dei Carangoides ruber e dei Caranx latus riunirsi in banchi attorno a questi squali.

Distribuzione

Si trova nella zona tropicale dell'Oceano Atlantico occidentale, dalla Carolina del Nord sino al Brasile, comprendendo le Bermuda, il Golfo del Messico settentrionale ed il Mar dei Caraibi. Più a nord delle Florida Keys sono comunque rari.

Alimentazione

Questi squali si nutrono di una grande varietà di pesci ossei e cefalopodi della barriera corallina, nonché di alcuni Elasmobranchi come ad esempio le razze Aetobatus narinari e Urobatis jamaicensis. I suoni a bassa frequenza li attirano, perché in genere essi corrispondono a pesci in difficoltà o presi da una lotta. In un'occasione un esemplare lungo due metri è stato osservato mentre dava la caccia ad un Ocyurus chrysurus: la particolarità di questo episodio risiede nel fatto che il predatore ha nuotato lentamente intorno alla preda disegnando delle traiettorie a forma di cuore dimezzato, prima di accelerare di colpo e catturarla all'angolo delle mascelle.

Gli esemplari più giovani si cibano di piccoli pesci, gamberi e granchi. Lo squalo di scogliera dei Caraibi riesce a vomitare lo stomaco per allontanare le parti indigeste, i parassiti e il muco dalle pareti di quest’organo.

Dimensioni

In genere la lunghezza è compresa trai 2 m e i 2 m e 50 cm, e il record al riguardo è di 3 m.

Riproduzione

La riproduzione è vivipara: una volta che l'embrione esaurisce una prima riserva di tuorlo nella sacca che lo contiene, questa si trasforma in placenta, che permette alla madre di sostentare il figlio. L'accoppiamento è apparentemente violento, visto che le femmine vengono segnate da graffi e morsi sui fianchi alla fine di esso.

Presso l'arcipelago Fernando de Noronha e l'Atol das Rocas in Brasile, il parto avviene alla fine della stagione secca, cioè da febbraio ad aprile, mentre in altri luoghi dell'emisfero sud il parto avviene durante l'inverno amazzonico e cioè da novembre a dicembre.

La dimensione media della cucciolata è da 4 a 6 piccoli e la gestazione dura circa un anno. Le femmine rimangono incinte ogni due anni. I neonati misurano circa 74 cm, poi i maschi raggiungono alla maturità sessuale verso 1 m e 50 cm – 1 m e 70 cm e le femmine verso i 2 – 3 m di lunghezza.

Pericoli

Se si sentono minacciati, questi squali mettono in scena i tipici sintomi che sono molto più frequenti e più pronunciati negli squali grigi di scogliera. In particolare iniziano a nuotare in modo nervoso, cambiando continuamente direzione e distendendo le pinne pettorali frequentemente e per breve tempo (1 - 1.2 secondi) verso il basso.

Gli esemplari più giovani sono preda di grossi squali come lo squalo tigre e lo squalo Zambesi. Sono pochi i parassiti noti della specie, e tra questi una è una sanguisuga di colore scuro che si vede spesso pendere dalla prima pinna dorsale.

Anche se rispetto ai sommozzatori è timido o indifferente, questo squalo è noto per divenire aggressivo in presenza di cibo e anche a causa delle dimensioni considerevoli è considerato potenzialmente pericoloso. Sino al 2008, l'International Shark Attack File ha stilato una lista di 27 attacchi attribuibili a questa specie, 4 dei quali non provocati, e nessuno letale.

La specie viene catturata da pescherecci artigianali e commerciali sia all'amo sia alla rete attraverso tutto il suo areale. Il valore di questo pesce risiede nella carne, nella pelle, nell'olio del fegato e nella farina di pesce. Si tratta della specie di squalo che più frequentemente viene catturata in Colombia (rappresentando circa il 39% degli squali pescati all'amo), dove viene sfruttato per le pinne, l'olio, le mascelle (utilizzate per ornamento).

In Belize la specie viene spesso catturata incidentalmente dai pescherecci rivolti a cernie e Lutjanidae. Le pinne sono poi dirottate sul ricco mercato asiatico mentre la carne viene utilizzata nel Belize stesso, in Messico ed in Guatemala per preparare le panades, delle specie di tortilla. La pesca specializzata in Belize esisteva dai primi del 1900 al 1990 circa, ma poi si è interrotta quando le catture sono diminuite drammaticamente. La carne di questi animali contiene comunque alti livelli di metilmercurio ed altri metalli pesanti.

In anni recenti è nato un ecoturismo particolare legato a questi squali. Svariati esemplari vengono appositamente attirati nei pressi di un gruppo di subacquei tramite esche per favorirne l'osservazione. Si stima che circa 6 milioni di dollari siano spesi dai turisti ogni anno alle Bahamas per osservare gli squali. Un esemplare vivo assume pertanto un valore compreso tra i 13.000 e i 40.000 dollari, enorme se paragonato ai 50 - 60 dollari del valore di un animale morto.

La pratica è oggetto di controversie, visto che c'è il rischio che gli squali associno gli esseri umani al cibo, incrementando le probabilità di attacchi all'uomo, ed inoltre la rimozione di pesci del reef dal loro habitat per utilizzarli come esche potrebbe essere altamente dannosa per l'ecosistema. Al contrario c'è chi ritiene che quest'attività possa contribuire alla protezione della specie anche educando le persone sulle sue caratteristiche. Inoltre sino a oggi ci sono assai scarse prove del fatto che gli attacchi all'uomo in aree circostanti possano essere collegati alle sedute di osservazione. Questa pratica è comunque proibita in Florida, ma consentita in altre località dei Caraibi.

L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha classificato la specie come prossima alla minaccia. La popolazione è assai ridotta in Belize e a Cuba per via di una pesca incontrollata negli scorsi anni e in altre regioni lo sfruttamento continua. La specie è per di più minacciata dal degrado dell'ambiente naturale in cui vive: il reef.

La pesca commerciale di questi pesci è invece proibita negli Stati Uniti, alle Bahamas per la già citata importanza turistica, nonché i numerose aree marine protette del Brasile e di altre nazioni. Ciononostante i limiti di queste riserve sono spesso forzati e in molte aree dove sono numerosi gli squali di scogliera dei Caraibi non sono ancora protetti.

Note

Questo squalo è stato descritto per la prima volta nel 1876 da Felipe Poey con il nome di Platypodon perezi, all'interno della rivista scientifica Anales de la Sociedad Española de Historia Natural. Il tipo nomenclaturale fu identificato grazie a sei esemplari catturati al largo di Cuba. Il genere Platypodon fu poi designato come sinonimo di Carcharhinus da autori successivi.

In base alle caratteristiche morfologiche, Jack Garrick nel 1982 ha accostato questa specie allo squalo dal naso grande e allo squalo grigio, mentre Leonard Compagno nel 1988 ha fatto notare come la specie più vicina a quella i questione sia lo squalo grigio di scogliera.

Un'analisi filogenetica basata sugli allozimi condotta da Gavin Naylor nel 1992, ha indicato come la specie appartenga ad un clade che comprende anche lo squalo delle Galapagos, lo squalo bruno, il longimano e la verdesca. Saranno comunque necessari ulteriori studi in futuro per accertare le relazioni interne al numeroso genere dei Carcharhinus.


Immagini

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Specie del genere Carcharhinus

Squalo dal naso neroCarcharhinus acronotusPoey, 1860
Squalo dalle punte argenteeCarcharhinus albimarginatusRüppell, 1837
Squalo nasuto o di KnoppCarcharhinus altimusSpringer, 1950
Squalo grazioso o del QueenslandCarcharhinus amblyrhynchoidesWhitley, 1934
Squalo grigio del reefCarcharhinus amblyrhynchosBleeker, 1856
Squalo di GiavaCarcharhinus amboinensisMüller & Henle, 1839
Squalo del BorneoCarcharhinus borneensisBleeker, 1858
Squalo ramato o baleniere bronzeoCarcharhinus brachyurusGünther, 1870
Squalo tessitoreCarcharhinus brevipinnaMüller & Henle, 1839
Squalo timorosoCarcharhinus cautusWhitley, 1945
Squalo guancia biancaCarcharhinus dussumieriMüller & Henle, 1839
Squalo setaCarcharhinus falciformisMüller & Henle, 1839
Squalo baleniereCarcharhinus fitzroyensisWhitley, 1943
Squalo delle GalapagosCarcharhinus galapagensisSnodgrass & Heller, 1905
Squalo di PondicherryCarcharhinus hemiodonMüller & Henle, 1839
Squalo dai denti sottiliCarcharhinus isodonMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera dai denti lisciCarcharhinus leiodonGarrick, 1985
Squalo ZambesiCarcharhinus leucasMüller ed Henle, 1839
Squalo pinna nera minore o orlatoCarcharhinus limbatusMüller & Henle, 1839
Squalo pinna bianca oceanicoCarcharhinus longimanusPoey, 1861
Squalo dal naso duroCarcharhinus maclotiMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera del reefCarcharhinus melanopterusQuoy & Gaimard, 1824
Squalo brunoCarcharhinus obscurusLesueur, 1818
Squalo del reef dei CaraibiCarcharhinus pereziPoey, 1876
Squalo grigioCarcharhinus plumbeusNardo, 1827
Squalo dalla coda piccolaCarcharhinus porosusRanzani, 1839
Squalo dalle macchie nereCarcharhinus sealeiPietschmann, 1913
Squalo notturnoCarcharhinus signatusPoey, 1868
Squalo dalla coda macchiataCarcharhinus sorrahMüller & Henle, 1839
Squalo pinna nera australianoCarcharhinus tilstoniWhitley, 1950
   
© 1999-2014 Antonio Nonnis