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Mako pinna lunga

Isurus paucus

(Guitart, 1966)

Ordine: Lamniformi  Famiglia: Lamnidae  Genere: Isurus

Dentizione


Descrizione

Il mako dalle pinne lunghe è una rara specie di lamniforme della famiglia Lamnidae, comunemente associato sotto il nome di “mako”, con il suo più noto parente, il mako dalle pinne corte (Isurus oxyrinchus). Le pinne pettorali sottili, lunghe e ampie di questo squalo suggeriscono che è un nuotatore più lento e meno attivo dei mako.

Non è chiaro se questo squalo è in grado di elevare la sua temperatura corporea superiore a quella delle acque circostanti come gli altri membri della sua famiglia, anche se possiede i necessari adattamenti fisiologici.

Habitat

Vive nelle acque tropicali e temperate – calde degli oceani. Abitante del mare aperto, lunghe generalmente rimane nella zona mesopelagica superiore durante il giorno e sale nella zona epipelagica di notte. Al largo di Cuba, è più frequentemente catturato ad una profondità di 110 - 220 m e raramente a 90 m. Al largo del Nuovo Galles del Sud, in Australia, la maggior parte delle catture avvengono ad una profondità di 50 - 190 m.

Distribuzione

Le segnalazioni ampiamente sparse suggeriscono che il mako dalle pinne lunghe abbia una distribuzione globale, l'estensione del suo areale è difficile da determinare a causa della confusione con il mako.

Nell'oceano Atlantico, è noto dalla Corrente del Golfo al largo della costa orientale degli Stati Uniti, di Cuba e del Brasile meridionale a ovest, e dalla penisola iberica al Ghana a est, forse anche nel Mar Mediterraneo e a Capo Verde.

Nell'oceano Indiano, è stato segnalato dal Canale di Mozambico.

Nell'oceano Pacifico, si trova al largo del Giappone e di Taiwan, nell'Australia nord - orientale, in un certo numero di isole nel Pacifico centrale a nord - est della Micronesia e nella California meridionale.

Alimentazione

I mako dalle pinne lunghe sono predatori che si nutrono di piccoli pesci ossei e cefalopodi.

Dimensioni

Cresce fino ad una lunghezza massima di 4 m e 30 cm.

Riproduzione

La riproduzione in questa specie è vivipara aplacentale, il che significa che gli embrioni si schiudono dalle uova all'interno dell'utero. Nelle ultime fasi di sviluppo, i giovani non ancora nati si nutrono delle uova non vitali prodotte dalla madre (ovofagia). Partorisce tipicamente due piccoli, ma può partorirne fino a otto.

Pericoli

Il mako dalle pinne lunghe è di limitato valore commerciale, poiché la carne e le pinne sono di qualità inferiore rispetto a quelle degli altri squali pelagici, ma viene catturato involontariamente in bassi numeri in tutto il suo areale. L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha valutato questa specie Vulnerabile a causa della sua rarità, del basso tasso di riproduzione, e della continua mortalità accidentale.

Note

La descrizione originale del mako dalle pinne lunghe fu pubblicata nel 1966 dallo scienziato marino cubano Darío Guitart-Manday, sulla rivista scientifica Poeyana, sulla base di tre esemplari adulti del Mar dei Caraibi. Un primo sinonimo di questa specie può essere Lamiostoma belyaevi, descritto da Glückman nel 1964.

Tuttavia, il tipo nomenclaturale designato da Glückman consiste in una serie di denti fossili che non poteva essere confermata come appartenente al mako dalle pinne lunghe, e poi il nome paucus ebbe la precedenza su belyaevi nonostante fosse pubblicato più tardi. Il nome specifico paucus deriva dal latino e significa “pochi”, riferendosi alla rarità di questa specie rispetto al mako.

Il rapporto delle specie sorelle mako e mako dalle pinne lunghe è stata confermato da vari studi filogenetici basati sul DNA mitocondriale. A sua volta, il parente più prossimo dei due mako è il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias). Denti fossili appartenenti al mako dalle pinne lunghe sono stati recuperati dalla formazione Muddy Creek Marl of the Grange Burn, a sud di Hamilton, in Australia, e dal Mizumani Group nella Prefettura di Gifu, in Giappone. Entrambi i depositi risalgono all’epoca del Medio Miocene (15 - 11 Ma).


Immagini

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Specie del genere Isurus

   
© 1999-2014 Antonio Nonnis