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Squalo segugio dai barbigli

Leptocharias smithii

(Müller & Henle, 1839)

Ordine: Carcharhiniformi  Famiglia: Leptochariidae  Genere: Leptocharias

Dentizione


Descrizione

Ha un corpo molto snello e occhi orizzontalmente ovali provvisti di membrane nittitanti. Dietro gli occhi sono presenti due piccoli spiracoli. Ogni narice è preceduta da un sottile barbiglio. La bocca è lunga e molto arcuata, con solchi molto lunghi agli angoli che si estendono su entrambe le mascelle.

Ci sono 46 – 60 denti nella mascella superiore e 43 – 54 denti nella mascella inferiore; ogni dente è piccolo, con una stretta cuspide centrale e un paio di cuspidi laterali. Insolitamente per uno squalo, vi è un dimorfismo sessuale dentale con i maschi che hanno i denti davanti molto allargati che possono servire per l’accoppiamento.

Le due pinne dorsali sono piccole e quasi delle stesse dimensioni; la prima è posta tra le pinne pettorali e le pinne pelviche, e la seconda sopra la pinna anale. Il lobo superiore della pinna caudale è liscio e manca di una tacca alla sua base; il lobo inferiore è quasi assente. Questo squalo è grigio chiaro sul dorso e biancastro ventralmente. I maschi e le femmine crescono rispettivamente a una lunghezza di 77 e 82 cm.

Lo squalo segugio dai barbigli sembra essere un nuotatore attivo, basandosi sulla sua muscolatura, la lunga coda, il corto tronco e il piccolo fegato.

Habitat

Questa specie abita le acque costiere a 10 – 75 m di profondità, con temperature di 20 – 27 °C , salinità di 35 – 36 ppt e livelli di ossigeno disciolto di 3 – 4 ppm. Solitamente si trova vicino al fondale, in particolare vicino alle foci dei fiumi.

Distribuzione

Si trova lungo la costa occidentale dell’Africa dalla Mauritania all’Angola settentrionale, sebbene possa spingersi fino al Mediterraneo.

Alimentazione

Si nutre di un’ampia varietà di organismi bentonici e litorali. I crostacei (granchi, aragoste e gamberi) sono le prede preferite, ma si nutrono anche di piccoli pesci ossei (tra cui sardine e pesci piatti), uova di razze e di pesci volanti, polpi e spugne; nel suo stomaco sono stati trovati anche vari oggetti come piume, vegetali e fiori.

Dimensioni

La sua lunghezza massima è di 82 cm.

Riproduzione

Questa specie è vivipara; una volta che l’embrione esaurisce la sua riserva di tuorlo, viene nutrito da una connessione placentare formata dal vuoto sacco vitellino. Diversamente dagli altri squali, il sacco vitellino è sferico. Al largo del Senegal, le femmine partoriscono 7 piccoli verso ottobre dopo un periodo di gestazione di 4 mesi. Il più grande feto registrato misurava 20 cm che è forma quasi la lunghezza alla nascita. I maschi raggiungono la maturità sessuale a 55 – 60 cm e le femmine a 52 – 58 cm.

Pericoli

Noti parassiti di questa specie includono i copepodi Eudactylina leptochariae e Thamnocephalus cerebrinoxius.

Innocuo per l’uomo, lo squalo segugio dai barbigli è relativamente comune e probabilmente di una certa importanza economica nell’Africa occidentale. Viene catturato accidentalmente dalla pesca artigianale e commerciale usanti ami e lenze, tramagli fissati sul fondo e reti a strascico. La carne viene venduta fresca, affumicata o essiccata e salata mentre la pelle viene trasformata in cuoio.

L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha valutato lo squalo segugio dai barbigli Prossimo alla minaccia, facendo notare che la pressione della pesca è intensa nel suo areale. Comunque, non è disponibile nessun dato.

Note

Il genere Leptocharias fu coniato dal fisico e zoologo sudafricano Andrew Smith nel 1838 in un articolo di Johannes Müller e Friedrich Henle per il Magazine of Natural History. Müller e Henle aggiunsero una specie l’anno dopo nella loro Systematische Beschreibung der Plagiostomen, ma adottarono il nome Triaenodon smithii poiché consideravano Leptocharias come un sinonimo inferiore di Triaenodon. Autori successivi riconobbero la validità di Leptocharias, e lo mescolarono tra le famiglie Carcharhinidae e Triakidae prima di collocarlo nella propria famiglia.

Il tipo nomenclaturale è un maschio adulto raccolto al largo di Cabinda Province, in Angola. A causa delle sue molte caratteristiche uniche, le relazioni evolutive dello squalo segugio dai barbigli sono difficili da risolvere. Uno studio morfologico fatto da Compagno nel 1988 fu inconcludente sulla relazione tra Leptocharias e le altre famiglie di Carcariniformi.

Similmente, uno studio molecolare filogenetico fatto da López e altri nel 2006, rivelò che, sebbene Leptocharias appartenesse certamente ad un clade derivato contenente anche le famiglie Hemigaleidae, Triakidae, Carcharhinidae e Sphyrnidae, la sua posizione entro questo gruppo cambiò a seconda della sequenza del DNA e del tipo di analisi usate. Denti fossili appartenenti a un parente estinto, Leptocharias cretaceus, sono stati recuperati da depositi del Tardo Cretaceo (99.6 – 65.5 Ma) nel Regno Unito.


Immagini

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Specie del genere Leptocharias

   
© 1999-2014 Antonio Nonnis