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23-06-2014 - Attacco in Grecia nel 77 ac descritto da Plinio il vecchio

Plinius Secundus Gaius, Storia Naturale, Antropologia e zoologia : libri 7-11.

La maggior parte degli squali attacca, con enorme pericolo, chi si immerge in mare. Questi raccontano che sopra le proprie teste compare una sorta di nube, simile ad un animale dei pesci piatti, che li opprime impedendo loro di risalire in superficie. Per questo motivo, portano sempre con loro dei pugnali molto appuntiti legati a delle cordicelle; se tali bestie non vengono trafitte, non si ritirano.Ma credo che tutto questo sia opera dell’oscurità e della paura; di «Nubi» o «Nebbie» – così chiamano questo pericolo – nessuno ne ha mai trovate nel regno animale.

Con gli squali si svolge una lotta atroce. Prendono di mira gli inguini, i talloni e ogni parte bianca del corpo. L’unica forma di salvezza sta nell’attaccarli direttamente e nello spaventarli a loro volta. Questi animali hanno paura dell’uomo nella stessa misura in cui l’uomo a loro ispira terrore, e così tra le onde la partita è pari. Una volta giunti in superficie, là il pericolo è doppio, essendo tolta all’uomo la possibilità di attaccare mentre tenta di uscire dall’acqua. Ogni possibilità di salvezza dipende dai suoi compagni. Essi lanciano una fune legata alle sue spalle; quello, mentre lotta in acqua, la scuote con la sinistra per dare il segnale di pericolo. Con la destra, afferrato il pugnale, è intento nella battaglia.

Dapprima i tratti di corda sono moderati; ma quando è arrivato vicino alla chiglia della barca, se non lo tirano su di colpo velocemente lo vedono inghiottire dalla bestia. E spesso, quando è già emerso viene strappato dalle loro mani, se lui stesso non favorisce l’azione dei suoi soccorritori raggomitolandosi a palla.

Altri invece prendono il tridente, ma quella bestia mostruosa ha l’abilità di andare sotto la barca e di combattere così da una posizione ben riparata. Il segnale più rassicurante è nel vedere dei pesci piatti sul fondale, perché questi non si trovano mai dove sono quelle bestie malefiche. E per questo motivo, chi si immerge nel mare li chiama «Pesci sacri».



   
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