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03-09-2014 - Divieto integrale di pesca a Palau dal 2018

L'isola stato del Pacifico ha creato la prima riserva protetta per squali nel 2009. Ma vuole andare oltre. Il presidente: "Saremo un esempio di tutela ambientale per il mondo"

Se è vero che in molti luoghi del pianeta, per non dire tutti, i bagnanti cercano di evitare gli squali, quelli che frequentano Palau si attrezzano di muta e vi si tuffano nel mezzo. Il tutto è il frutto di un'iniziativa di conservazione ambientale che ha fatto del predatore marino per antonomasia la massima attrazione dell'isola-stato. Nel 2009 Palau, isola-stato che si trova nelle acque del Pacifico a 500 chilometri a Est delle Filippine, ha creato il primo shark-sanctuary (santuario degli squali) al mondo. E la mossa si è rivelata tanto efficace che il passo successivo che si sta cercando di mettere in atto è il bando totale delle attività di pesca nell'intero, vastissimo "territorio oceanico", le acque territoriali dell'isola: una fishing-free zone che si estenderà, a partire dal 2018, per 630mila chilometri quadri, più del doppio dell'estensione dell'Italia, o, se si preferisce, quasi 5 volte quella del Mare Adriatico.

L'artefice del progettto è il presidente della giovane repubblica presidenziale (l'isola ha ottenuto l'indipendenza dagli Usa a fine 1994), è il suo primo cittadino Tommy Remengesau, che non si stanca di ripetere quanto un simile provvedimento sia necessario, allo stesso scopo di "guarire" quel ramo dell'Oceano Pacifico tartassato da decenni di pesca industriale "a tappeto", che ha decimato le popolazioni di specie come il tonno dalla pinna blu (tonno rosso), fino a portarle a livelli da rischio sopravvivenza. Secondo Remengesau le nazioni isolane del Pacifico dovrebbero in qualche modo ergersi a "coscienza civile-ambientale" del pianeta, anche se non soprattutto per la criticità della loro posizione rispetto ai cambiamenti climatici da riscaldamento globale. Fino a diventare il modello di comportamento, anche in materia di salvaguardia dell'ambiente marino. "L'oceano è la nostra way of life, ci sostiene, ci nutre, è all'origine della nostra stessa cultura, della nostra identità", spiega Remengesau.

Ancora dieci anni fa le cosiddette "shark boats" solcavano i mari attorno a Palau, dove attraccavano, nel porto commerciale di Koror, con decine di pinne appese al cordame degli alberi. Erano la fonte dell'insaziabile richiesta di pinne di squalo per la famosa (famigerata) zuppa amatissima dai mercati del Far East. Si stima che oltre 70 milioni di predatori all'anno siano stati sacrificati nel periodo di massima attività commerciale, le pinne tagliate via e gli animali ributtati a mare e lasciati morire. Ora le stesse acque vengono battute da istruttori e appasionati di sub, in generale da amanti dell'ecoturismo. Remengeseau è convinto che le misure pro squali adottate a Palau - le prime al mondo - abbiano cambiato in misura decisiva l'"immagine" del predatore e l'atteggiamento dell'uomo nei suoi confronti, ed è un dato di fatto che oggi un terzo dei Paesi del pianeta abbiano bandito lo shark-finning, la caccia finalizzata al taglio della pinna. Di pari passo, è calata la richiesta di zuppa di pinna anche nella stessa Cina, dove è stata abolita dai banchetti ufficiali di stato e dove molte celebrità si sono pronunciate a sfavore del suo consumo.

http://viaggi.repubblica.it/articolo/la-rivoluzione-di-palau-niente-pesca-dal-2018/230280


   
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