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30-09-2015 - In Australia vertice contro gli attacchi di squali

Oltre 70 esperti internazionali di squali sono riuniti a Sydney in un vertice per discutere le migliori tecnologie disponibili per impedire attacchi a surfisti e bagnanti, che si sono moltiplicati presso spiagge della costa orientale del continente. Gli attacchi sono aumentati da tre nel 2014 a 13 finora quest'anno, di cui due gravi e un terzo letale. Molto più frequenti anche gli avvistamenti a poca distanza dalla riva, per cause finora sconosciute.

Una ricerca indipendente sulle tecnologie di deterrenza, commissionata dal governo del New South Wales (di cui Sydney è la capitale) ha identificato una serie di opzioni da sperimentare, tra cui barriere elettriche e fisiche e rilevazioni sonar. E' stata anche avviata un'operazione senza precedenti di monitoraggio dei movimenti dei grandi squali bianchi, i più pericolosi, che ne comporta la cattura per impiantare congegni elettronici rilevabili dai satelliti.

Considerata inoltre l'opzione dell'eliminazione selettiva, ma è improbabile che venga adottata, data la forte opposizione nella comunità, secondo i sondaggi.

Per discutere i risultati della ricerca, partecipano al vertice esperti sia australiani, sia provenienti da Sudafrica, Hawaii e Stati Uniti, dove i grandi squali bianchi sono più frequenti. Il biologo di squali Vic Peddemors, del Dipartimento Industrie Primarie, nel suo intervento ha ricordato che l'Australia ha la più alta incidenza di attacchi nel mondo. Nel passare in rassegna i metodi di deterrenza adottati nell'ultimo secolo, ha osservato che uno dei più efficaci, le reti distese ala largo delle spiagge frequentate, è in uso dagli anni 1930.

Ha aggiunto che il monitoraggio satellitare, che già segue otto grandi squali bianchi 'etichettati', consentirà di comprendere meglio il loro comportamento.

Intanto una ricerca condotta da tre università australiane, pubblicata su Nature Climate Change, avverte che l'eliminazione degli squali può accelerare il cambiamento climatico, poiché la rimozione dei predatori in cima alla catena alimentare causa una "cascata trofica" lungo la catena stessa, che risulta nell'emissione di CO2 nell'atmosfera. Si moltiplicano infatti le prede potenziali come tartarughe e mante, che mangiano una maggiore quantità di alghe, e granchi che disturbano i sedimenti sul fondo marino. I ricercatori osservano che gli habitat vegetali costieri trattengono il 50% dell'anidride carbonica sepolta nei sedimenti, pari a 25 miliardi di tonnellate di potenziali emissioni.


   
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