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08-12-2016 - Si continua a discutere, e intanto gli squali scompaiono dal Mediterraneo

La sensazione è che le conferenze servano a denunciare gli abusi sulla natura da parte dell'uomo e contestualmente a perpetrarli. Senza gli abusi, insomma, nessuna conferenza, e vista l'impossibilità di risolvere tali situazioni, tanto vale cavalcarle e mangiarci sopra. E' questo che verrebbe da pensare a essere cinici e malfidati, tuttavia è quello che sta accadendo in questi giorni in Messico. L'allarme arriva infatti da uno studio presentato a Cancun, dove è in corso la 13/a Conferenza Onu sulla biodiversità. E mentre i geni si siedono per capire come spegnere l'incendio, sotto il tavolo si attizzano i carboni ardenti. Di queste ore è infatti la seguente notizia preferie natalizie:

CANCUN - La Terra continua a perdere ricchezza a tassi allarmanti e gli habitat naturali scompaiono: la metà del pianeta si può ormai considerare completamente trasformata in suolo per attività umane. Solo negli ultimi 20 anni è stata così convertita una superficie pari a due terzi dell'Australia.

Il bilancio sulla distruzione degli habitat - frutto di una ricerca internazionale condotta da diversi atenei e ong, tra cui Wildlife Conservation Society (Wcs) - non è incoraggiante. La distruzione di habitat, spiegano gli scienziati, supera ancora di gran lunga la protezione degli stessi in molte parti del pianeta, nonostante gli innumerevoli sforzi di tutela. "Come conseguenza della perdita di habitat, passata e recente, quasi la metà delle ecoregioni del mondo oggi si può classificare a rischio molto alto", afferma il professore James Watson che ha guidato la ricerca. Le ecoregioni da 'bollino rosso' - cioè caratterizzate da più habitat 'convertiti' rispetto a quelli protetti - si trovano in tutti i continenti ma si concentrano in Europa, Sud e Sud-est asiatico, America settentrionale, America latina occidentale, Africa occidentale e Madagascar.

Da Cancun in apertura del summit è arrivato anche un altro Sos, che riguarda da vicino anche l'Italia. Nel Mediterraneo oltre la metà delle specie di squali, razze e chimere (pesci imparentati con gli squali) è a rischio estinzione. Circa 40 specie su 73. Secondo un rapporto dell'Unione internazionale per la conservazione della Natura (Iucn) in mezzo secolo 13 specie di questi abitanti marini si sono già estinte a livello locale in diversi punti del bacino, per lo più nelle acque nord-occidentali di Italia, Spagna, Francia e in quelle dei Paesi che affacciano sull'Adriatico e del Nord Africa. Questo calo nel numero di specie, secondo i ricercatori, è da collegare ad attività di pesca sempre più intense e in particolare al 'bycatch', ovvero al fatto che nelle reti dei pescatori finiscono spesso specie diverse da quelle cercate.

Rappresentanti di oltre 190 Paesi sono riuniti in Messico fino al 17 dicembre per elaborare strategie e impegni concreti per far sì che la biodiversità, la ricchezza naturale del globo, non vada perduta. In vista della due settimane di lavori è stata siglata la Dichiarazione di Cancun con l'impegno di integrare misure ad hoc nelle politiche ambientali che riguardano principalmente quattro settori: foreste, pesca, turismo e agricoltura.


   
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