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02-02-2017 - Nuovo farmaco a base di squalamina contro il Parkinson

Uno studio recente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS de Instituto de Biocomputación y Física de Sistemas Complejos di Saragozza, ha evidenziato come una sostanza isolata nel fegato di una specie comune di squalo potrebbe essere il componente di un nuovo farmaco in grado di neutralizzare la tossina responsabile del morbo di Parkinson.

In particolare i ricercatori, in collaborazione con l’Università di Cambridge, hanno determinato i meccanismi di azione della squalamina in relazione al Parkinson e hanno scoperto che il composto chimico inibirebbe i processi iniziali che portano alla proteina coinvolta nello sviluppo della patologia.

Il Parkinson, che colpisce 1 individuo ogni 1000 in tutto il mondo, è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa al mondo e per la quale non esiste ancora alcun trattamento in grado di neutralizzarla.

La patologia è caratterizzata dalla presenza anomala di depositi di proteine aggregate in forma di fibre amiloidi e gli unici trattamenti praticati sono per alleviare i sintomi.

Grazie agli studi condotti, è stato osservato che i pazienti affetti da morbo di Parkinson sono migliorati significativamente e in tempi rapidi dopo essere stati sottoposti alla nuova terapia a base di squalamina, risultati ampiamente ottenuti anche in coloro che oltre alla patologia neurodegenerativa presentavano tumore o malattie virali.

La cautela è d’obbligo, affermano i ricercatori, dal momento che a fronte di un miglioramento corrisponde ancora una scarsa conoscenza dei meccanismi che si celano dietro alla sostanza.

La squalamina, scoperta già nel 1993 dal ricercatore Zasloff, si è rivelata in grado di contrastare la febbre dengue e le epatiti B e D nelle cellule di fegato umano.

La sostanza, è bene precisarlo, è stata scoperta nel fegato degli squali ma sintetizzata in laboratorio già dal 1995, evitando così di arrecare qualsiasi danno a questi formidabili predatori dei mari.


   
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