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28-02-2017 - Sono sempre meno gli squali al largo di Watamu, Kenia

Le acque che bagnano il Kenya sono ricche di fauna marina e tra le innumerevoli specie che la popolano da sempre ci sono anche gli squali. In alcuni periodi dell’anno frequenta le acque keniane anche il gigante buono dei mari, lo squalo balena, oltre alle altre specie residenti di barriera come lo squalo pinna nera, pinna bianca, lo squalo leopardo, ma specie d'alto mare come lo squalo "mako".

Una volta poteva capitare anche di imbattersi sulla battigia in una di queste meravigliose creature, passeggiando sulla spiaggia nell’ora in cui la marea si era inaspettatamente abbassata e aveva “imprigionato” qualche piccolo esemplare, oppure durante un’immersione oltre il reef. Oggi è sempre più difficile un po’ per colpa dei cambiamenti climatici che affliggono tutti i mari e gli oceani, ma principalmente per via della pesca. Gli squali vengono pescati in Kenya da centinaia di anni. Dello squalo non si butta nulla, un po' come il maiale in terra: la carne è consumata dai pescatori locali perché poco costosa, il fegato viene utilizzato per lubrificare le barche, mandibole e denti venduti come souvenir (anche se oggi non è più legale).

Nell’ultimo decennio, però, la domanda di pinne di squalo del mercato orientale si è fatta sempre maggiore, e questo ha causato un aumento considerevole della pesca lungo la costa tra Malindi e Watamu, come anche nel resto del mondo.

Le pinne, soprattutto, rappresentano una merce molto preziosa. Giappone e Hong Kong guidano la lista di paesi, per lo più asiatici, in cui lo squalo è richiestissimo. Ed ecco che fatalmente, per la tranquillità di chi fa il bagno dove non c'è barriera e per il dispiacere di chi fa pesca d'altura oltre barriera, gli squali diventano sempre più rari anche in Kenya.


   
© 1999-2017 Antonio Nonnis  
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