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18-05-2017 - Attacco ad Amalfi a Ida Wurm, una storia di squali vecchia di 66 anni

Era il mese di Settembre del 1951 quando Amalfi fu scossa dalla terribile notizia di una turista letteralmente scomparsa in seguito all'attacco di uno squalo, che di lei non aveva lasciato nulla, né vestiti, né brandelli di corpo, né scie di sangue, né ossa. L'aveva ingoiata tutta intera? Scopriamo oggi la verità su quella misteriosa vicenda.

La turista in questione si chiamava Anna Wurm e veniva da Linz (Austria). Si godeva la costiera soggiornando in un albergo di Sorrento insieme alla sua inseparabile amica venticinquenne Ida Mayer. Entrambe erano esperte nuotatrici, pertanto si divertivano a cambiare spiaggia tutti giorni per nuotare in acque sempre nuove.

Quel venerdì 28 settembre optarono per una nuotata ad Amalfi. Si spinsero al largo, e mentre la Wurm dettava i tempi delle bracciate la Mayer, indietro di una decina di metri, iniziava a sentire la fatica. Si fermò per riposare, e proprio in quel momento sentì un urlo a breve distanza da lei.

Era la sua amica che affondava trascinata da uno squalo enorme. Presa dal panico, la Mayer cominciò ad urlare nel tentativo di attirare l’attenzione di alcuni pescatori sulla spiaggia, in realtà troppo lontani per accorgersi di lei.

La ragazza allora nuotò verso la riva sbracciando quanto più poteva e continuando ogni tanto a urlare. Vicino alla riva, i pescatori si accorsero finalmente di lei, salirono sulle barche e andarono a soccorrerla. La Mayer, pur sfinita dalla fatica, stava bene, era la sua amica che aveva bisogno di aiuto, ma i pescatori non riuscirono a trovarne nulla.

Le ricerche di Anna Wurm proseguirono anche nel corso delle prime ore notturne, grazie all'ausilio di torce in grado di penetrare la profondità, ma della ragazza non c'era alcuna traccia, niente vestiti, oggetti o resti.

Ida Mayer ebbe un attacco di panico, e, per evitare che il suo stato emotivo peggiorasse, chiese di essere accompagnata al suo albergo di Sorrento per riposare. Nel frattempo, le autorità iniziarono a interessarsi al caso e fecero ricerche più approfondite, non trovando nulla di rilevante ai fini delle indagini.

Molti elementi del racconto della Mayer, però, non erano per niente convincenti. Come mai dello squalo non c’era più traccia? Come mai di Anna Wurm non c’era più traccia? Com’era possibile che non furono rilevate tracce di sangue nell'acqua? Come mai Ida riuscì a cercare aiuto per l'amica anche se, come racconta, fu presa dal panico?

Per rispondere a questi e ad altri interrogativi, gli inquirenti avevano bisogno di ascoltare la Mayer, ma giunti a Sorrento per "scambiare due chiacchiere" con lei, la Mayer era già tornata a Linz, in Austria. Cosa nascondeva questo colpo di scena? Un’ammissione di colpevolezza o un’esigenza di ritorno alla normalità?

I genitori di Anna Wurm si recarono ad Amalfi per gettare fiori nel tratto di mare dove lo squalo si supponeva avesse divorato la loro figlia, e questo per un po’ fu l’unico sussulto di una notizia finita, come tante altre, prima nel tritacarne giornalistico, e poi negli archivi dei fatti dimenticati.

Quando nessuno ci pensava più, però, ecco che Anna Wurm fu scovata alcuni anni dopo negli Stati Uniti, felicemente sposata. Cos'era successo, dunque, fu facile ricostruirlo: con la complicità della Mayer, la Wurm aveva inscenato la propria morte per rifarsi una vita con l’uomo che amava, odiato a tal punto dai genitori della ragazza, da imporle di non vederlo mai più.

   
© 1999-2016 Antonio Nonnis  
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