Torna alla Home Page

Desktop Area riservata

        Stampa pagina  


21-08-2017 - Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, ha localizzato l'USS Indianapolis affondata nel 1945

L’incrociatore statunitense fu affondato nella notte del 30 luglio 1945 dai siluri di un sottomarino giapponese, mentre tornava da una missione segreta (trasportava componenti della bomba atomica, nome in codice Little Boy, che poi fu sganciata su Hiroshima). Dei 1.196 uomini dell’equipaggio, solo 316 riuscirono a sopravvivere: fu la perdita di vite più grave nella storia della Marina Usa.

Trecento morirono subito, gli altri rimasero per quattro giorni e notti nelle acque infestate di squali. In realtà molti morirono di freddo, di fame e di sete, e furono i loro cadaveri ad essere divorati dagli squali. Quella notte è rimasta nell'immaginario collettivo ma il luogo in cui era affondato il relitto era rimasto finora sconosciuto, finché sabato scorso la USS Indianapolis è stata rinvenuta a una profondità di oltre cinquemila metri nel Mare delle Filippine, grazie all’intervento di Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft.

Miliardario e filantropo con una passione per la scienza, Allen possiede un vascello di ricerca, il Petrel, che in passato ha recuperato anche una nave italiana della Seconda guerra mondiale, l’Artigliere. Suo padre ha combattuto in guerra, e questo ha contribuito alla sua passione per il ritrovamento e la conservazione di oggetti dell’epoca. Per i sopravvissuti della Indianapolis, ventidue dei quali sono ancora vivi, è un momento importante. Nonostante la tragedia sia avvenuta così tanto tempo fa, le conseguenze hanno pesato a lungo sulla loro vita.

Il comandante, Charles Butler McVay III, finì davanti alla Corte marziale e fu incolpato per aver perso la nave in un’azione di guerra (unico comandante nella storia della Marina americana a subire questo destino): dissero che avrebbe dovuto evitare il sottomarino giapponese con una manovra a zigzag (anche se il comandante nemico ha confermato in una testimonianza che non sarebbe servito a niente). McVay, dopo un periodo di grave depressione, si tolse la vita nel 1968.

Non è chiaro se la nave avesse inviato messaggi Sos, era in missione segreta, costretta a mantenere silenzio radio (secondo una ricostruzione furono lanciati ma ignorati dal comando che credeva si trattasse di un tranello dei giapponesi). Per giorni nessuno si accorse o segnalò che l’incrociatore era sparito, finché una macchia enorme di carburante non fu avvistata da un pilota di passaggio. Solo nel 2000 gli altri sopravvissuti sono riusciti a fare esonerare ufficialmente da ogni colpa il loro comandante dal Congresso e dal presidente Bill Clinton.

"Anche in grandi tragedie come questa, si vede il valore, si vede il coraggio", ha detto l’ammiraglio Samuel Cox in un video pubblicato sul sito di Paul Allen. "E ci sono lezioni da imparare, in questo caso molte, e da ricordare".

Al ritrovamento ha contribuito uno storico, Richard Hulver, che ha ritrovato una vecchia segnalazione della posizione della USS Indianapolis, più a ovest di dove si credeva che fosse. Usando la nave di Allen, equipaggiata con strumenti avanzati di ricerca sottomarina, il team ha cominciato a perlustrare il fondale della zona individuata. Il punto preciso verrà tenuto segreto, per evitare i turisti: è una tomba e come tale verrà trattata.

"I sopravvissuti volevano trovare la nave per risolvere l’ultimo mistero", ha spiegato il capitano William J. Toti, che è il loro portavoce. "Ora questo è un memoriale di guerra".


   
© 1999-2017 Antonio Nonnis  
Squali.com non utilizza cookies per tracciare gli utenti