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Link originale  Specie coinvolta: Squalo del reef dei Caraibi - Carcharhinus perezi
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07-03-2018 - Cristina Zenato e gli squali delle Bahamas

LIGURIA NAUTICA ha intervistato l’italiana impegnata nella tutela dei fondali nei Caraibi. Subacquea di fama internazionale, vive alle Bahamas, si immerge nell’oceano e accarezza gli squali.

di Elisa Teja

Se si sommassero tutti i minuti che Cristina Zenato ha passato sott’acqua si arriverebbe ad oltre tre anni e mezzo. I giornali e la rete dicono che “sussurra, balla, incanta e ipnotizza” gli squali, per sottolineare il legame speciale che la lega a questi maestosi e temuti pesci.

La sua vita è un’avventura. Cristina Zenato, nata nel 1971 nel veronese e cresciuta in Africa (parla correntemente cinque lingue), già da bambina aveva deciso che avrebbe lavorato a stretto contatto con il mare e sognava di diventare ranger di un parco marino. Poi nel 1994 è arrivata alle Bahamas, a Freeport (Grand Bahama Island).

Lì ha iniziato a lavorare come istruttrice d’immersioni e l’allora capo addestratore degli squali dell’UNEXSO (Underwater Explorers Society) notò subito la facilità con cui riusciva a stabilire un contatto con gli squali di barriera dei Caraibi (i Carcharhinus perezi) e la incoraggiò a lavorare con gli animali. Ora Cristina è direttrice del centro sub Underwater Explorer Society ed è il capo addestratore degli squali, lavoro che svolge da oltre vent’anni, accompagnando ogni anno 1.800 subacquei alla scoperta di uno dei più affascinanti animali del pianeta.

Nel corso delle sue immersioni ha stilato un diario di comportamento degli squali. E’ infatti convinta che la conoscenza sia la chiave del rispetto per l’ambiente e del desiderio di proteggerlo e tutelarlo. Si occupa anche di realizzare presentazioni, video e corsi d’addestramento per educare giovani e adulti a livello nazionale ed internazionale.

Cristina Zenato ha insegnato a tantissime persone la vera natura degli squali e, utilizzando una tecnica particolare, è in grado di farli rilassare in grembo e di sentirli “respirare”(in realtà gli squali non respirano ma filtrano l’acqua e ricavano ossigeno) ma anche di aiutarli quando sono in difficoltà (per esempio si occupa di rimuovere parassiti o ami).

“Ambasciatrice degli squali”, come ama definirsi, è anche esploratrice e istruttrice d’immersioni in grotta. È stata la prima persona al mondo a completare una connessione tra una grotta marina e una di acqua dolce all’interno dell’isola. Inoltre è membro del Women Diver Hall, del prestigioso Explorers Club, dell’Ocean Artists Society e ha ricevuto il Platinum Pro 5000 award.

LN – Come si é appassionata al mondo degli squali e come ha trasformato questa passione in una professione?

CZ – Sono sempre stata affascinata dal mare e attratta dagli squali. Facile con un papà ex Comsubin e una mamma di Sanremo! Fin da giovane ho trascorso tempo in mare con maschera e boccaglio, ogni anno ricevevo un paio di pinne nuove. Poi da grande, dopo essere riuscita a rimanere alle Bahamas a lavorare e a fare immersioni, ho lasciato tutto quello che avevo -lavoro, compagno, auto, famiglia- e mi sono lanciata all’avventura. Doveva durare un anno per poi tornare ad una vita più “normale”, ma alla fine ho scoperto che questa era la mia strada e la mia passione. Farne una professione è stato in un certo modo semplice, mantenerla ha richiesto diverse scelte e decisioni. Non sempre è stato facile rimanere fedele al mio amore per il mare e alla mia passione per gli squali. È difficile spiegare, la maggior parte delle persone immagina una vita di mare, sole, spiagge e libertà. Da una parte è così ma dall’altra non mancano i sacrifici: vivere lontani dalla famiglia, vivere in un’isola dove c’è poco e niente, vivere sempre con gente di passaggio, amici che vanno e vengono. Ho tentato di mantenere un angolo della mia professione tutto per me: ho cercato di imparare sempre qualcosa di nuovo, di scoprire qualcosa di diverso che fosse all’esterno del mio “lavoro” e che fosse solo per me.

LN – Che cosa la affascina di più dell’ambiente marino?

CZ – Per me è come la foresta pluviale del Congo, quella dove sono cresciuta insieme ai miei genitori, è un posto spesso lontano dalla vista e dal cuore di tante persone. È un mondo tridimensionale, permette una vicinanza tra i suoi abitanti che non esiste sulla terraferma. Sono affascinata dalle stagioni del mare, dalla luce attraverso il blu, dal buio degli abissi, da tutte le forme degli animali che ci vivono. Suoni, colori, uno spazio così alieno eppure così vicino a noi e ricorda l’inizio della nostra vita, quei nove mesi speciali dove siamo custoditi in un mondo molto simile. Peccato che si perda questo contatto una volta che prendiamo il primo respiro.

LN – Cosa serve per nutrire gli squali e come entra in contatto con loro?

Bisogna sentirsi a proprio agio sott’acqua quando si è circondati da venti squali di barriera dei Caraibi. Ti urtano, soprattutto quando hai il cibo. Si deve stare tranquilli quando la maschera viene spinta via. Serve una buona dose di ottimismo mentre si indossa una maglia metallica di oltre otto chilogrammi e si cammina sul fondo del mare. Solo allora si può iniziare a stabilire un contatto con gli squali. Si comincia con il lasciarsi andare. Per mettere uno squalo in uno stato catatonico (o a dormire) non è possibile forzare i risultati o l’animale stesso. Occorre dimenticare il proprio orgoglio, così gli squali si avvicinano. Hanno messo la testa sul mio petto, le mani e le ginocchia: questo è ciò che accade quando si crea realmente una connessione. Ogni volta è un’esperienza unica, un privilegio, un dono speciale che mai cambierà anche dopo migliaia di volte che mi è successo.

LN – Su You tube si può trovare un suo video molto particolare, con uno squalo naturalmente. Può raccontare il salvataggio di Foggy Eye?

CZ – Foggy Eye era uno squalo femmina che veniva sempre sul luogo della mia immersione ma che non amava farsi accarezzare (alcuni squali si lasciano toccare, altri no). Un giorno si è presentata con una lenza molto spessa di acciaio ed un amo in gola. All’inizio non riuscivo a vedere l’amo perché era profondo ma, col tempo e con la pazienza, dopo tante prove alla fine sono riuscita ad inserire il braccio in bocca a Foggy Eye e rimuovere l’amo! Da quel giorno di Agosto del 2013 Foggy Eye è diventata lo squalo che si fa accarezzare più di tutti. Per fare quello che faccio ci vuole conoscenza e pazienza, il tempo d’imparare come ogni squalo si comporta e cosa preferisce e passare tanto tempo in acqua con loro.

LN – È pericoloso imbattersi in uno squalo? Come occorre comportarsi?

CZ – A questa domanda, che mi viene fatta spesso, potrei rispondere con altre domande. Che tipo di squalo? Quali acque? Che attività si sta facendo? Apnea? Sub? Pesca subacquea? Lo squalo è stato attirato o si è incrociato per caso? Ci sono oltre cinquecento specie di squali e spesso hanno enormi dimensioni. Alcuni mangiano plancton (il più grande pesce del mare è lo squalo balena, un filtratore di plancton). Insomma, è una domanda senza risposta. Di certo bisognerebbe sapere quale tipo di squali è facile incontrare in un certo habitat, se è un luogo adatto per snorkeling o altro. È fondamentale la conoscenza degli animali e del loro ambiente. Dobbiamo smettere di credere che il mondo ci appartenga e che dobbiamo creare un mare adatto esclusivamente a noi. Siamo debitori verso il mare, dovremmo adattarci noi agli squali e non l’opposto.


https://www.ligurianautica.com/ambiente/cristina-zenato-lambasciatrice-degli-squali-intervista-liguria-nautica/30448/


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