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22-02-2019 - Metilmercurio: il veleno presente nella carni di squalo e di altri grandi predatori marini

Mangiare il pesce fa bene alla salute dell’essere umano. E’ così da sempre e sempre sarà così, ma negli ultimi anni, da studi effettuati sulle sostanze contenute all’interno del pesce, è emerso che alcune specie di grandi predatori quali il tonno, il pesce spada e lo squalo contengono un’elevata quantità di mercurio e dunque alte percentuale di tossicità nel proprio organismo.

Il problema del pesce al mercurio ha creato forti dubbi nei consumatori, questo in particolar modo per la mancanza di informazioni chiare e precise sulla questione. Ecco allora alcuni punti chiave che faranno luce sull’argomento. Ma cos’è nello specifico il metilmercurio e quali sono i rischi che possono insorgere se mangiamo pesce “al mercurio”?

Cos’è il metilmercurio e quali sono i rischi se ingerito

Anzitutto c’è da chiarire su cos’è il mercurio e quali rischi si possono correre ingerendo alimenti non controllati. Il mercurio è un metallo che esiste in diverse forme chimiche ed è rilasciato nell’ambiente sia da fonti naturali sia artificiali. Una volta rilasciato, subisce una serie di trasformazioni complesse e fa parte di diversi cicli tra atmosfera, oceani e terra. Il metilmercurio è tra la forma di mercurio più tossica, ed è quella che generalmente si trova nei prodotti ittici della catena alimentare quali il pesce spada, il tonno e lo squalo, ma ciò non vuol dire che tutti gli altri tipi di pesce sono “esonerati” dal rischio tossicità, anzi gli altri tipi di pesce a rischio (ovvero carnivori di terzo e quarto livello trofico nella piramide alimentare, quali salmone, merluzzo, sogliola, gamberetti) contengono, anch’essi dosi di metilmercurio, anche se in quantità inferiori. Tutta la popolazione è dunque a rischio e minacciata da questo genere di tossicità, ma da uno studio approfondito è emerso che vi sono gruppi di popolazione molto più a rischio rispetto ad altre consumando pesce esposto al mercurio. Questi gruppi includono le donne in gravidanza o che allattano, e i bambini.

La gravidanza e l’allattamento costituiscono i periodi più critici per la tossicità del metilmercurio.

Questa sostanza è in grado di superare la barriera cerebrale e quella placentare causando danni a carico del sistema nervoso centrale e dello sviluppo del feto: alte dosi causano ritardo mentale grave del nascituro, dosi più basse provocano alterazioni dello sviluppo psicomotorio. Tra i sintomi legati all’esposizione cronica ci sono le alterazioni della funzionalità renale, della memoria, problemi motori e della coordinazione.

Il problema che si è dovuto affrontare è stato quello di tutelare i consumatori, ponendo un limite di concentrazione massima nei prodotti ittici considerando la notevole variabilità di concentrazione nelle diverse specie ittiche. In tutto questo calderone la domanda che sorge spontanea è: se nel nostro Paese, ma non solo, nei mari e negli oceani europei ci siano dei controlli sanitari per cercare di fermare o quantomeno arginare il problema del mercurio. Bisogna ricordare che negli ultimo anno il numero di partite di pesce spada, tonno e smeriglio contaminato da mercurio ritirate dal mercato, ha raggiunto la quota record di 44 casi. C’è da sottolineare però, che i 44 casi rilevati nell’anno appena trascorso sono il doppio rispetto a quelli registrati mediamente negli ultimi cinque anni.

I controlli effettuati dalle Asl sul territorio continuano a trovare campioni di pesce con troppo mercurio. Si tratta di una frequenza talmente alta da poter essere considerata rappresentativa rispetto alle partite in commercio. Per rendersi conto di quanto si sia aggravata la situazione negli ultimi tempi, basta dire che il numero di lotti sequestrati è più che raddoppiato rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il problema riguarda soprattutto l’Italia, visto che nell’anno appena trascorso le segnalazioni negli altri paesi Europei sono state solo un decina. Il pesce congelato arriva per l’80% dalla Spagna e, visto il numero dei lotti contaminati, si può ipotizzare che qualcuno ritenga il nostro paese come “la discarica europea” dove inviare il pescato con troppo mercurio.

L’invito del Ministero della Salute che raccomandava di non superare i 100 grammi di grandi pesci predatori, quali: pesce spada, squali, tonni e lucci, e non più di due porzioni settimanali di tonno, forse andrebbe rivisto.


   
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