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05-10-2019 - La pesca industriale invade gli habitat degli squali

L’impatto della pesca d’altura sulle popolazioni di squalo

In uno studio recente pubblicato dalla rivista Nature, un team di oltre 150 scienziati provenienti da 26 paesi ha messo insieme un grande set di dati sui rilevamenti ottenuti dal monitoraggio di oltre duemila squali negli oceani di tutto il mondo. Studiando i movimenti di questi animali, gli scienziati hanno identificato le aree, chiamate “shark hotspot”, dove si radunano molte specie di squali.

Questi hotspot si trovano in corrispondenza di regioni produttive, come la corrente del Golfo e la corrente della California. Successivamente, è stata analizzata la sovrapposizione degli hotspot degli squali con la distribuzione globale delle attività di pesca, in particolare la pesca industriale con i palamiti. Questa tecnica prevede l’utilizzo di lenze lunghe fino a cento chilometri, a cui sono affissi centinaia, se non migliaia, di esche. I palamiti sono responsabili del maggior numero di catture di squalo, sia per scopi commerciali sia in modo involontario (cattura accessoria).

Le conclusioni dello studio sono preoccupanti: le aree di pesca con i palamiti si sovrappongono considerevolmente, sia a livello spaziale che temporale, agli habitat importanti per gli squali: il 24 per cento dello spazio occupato dagli squali mensilmente si ritrova all’interno del raggio d’azione di queste attività.

Le coincidenze più elevate si rilevano per le specie sfruttate a fini commerciali (fino al 76 per cento per la verdesca), ma anche gli squali protetti a livello internazionale risultano ad alto rischio (coincidenza fino al 64 per cento per gli squali bianchi). Purtroppo le regioni meno sfruttate per la pesca industriale sono quelle anche meno frequentate dagli squali, sembra quindi che le aree sicure che rimangono per queste specie siano sempre più limitate.

Gli squali devono essere protetti

Lo studio conclude con una richiesta di azioni tempestive e misure di protezione adeguate. Non è facile stabilire grandi aree marine protette attorno agli hotspot, e l’imposizione di divieti in queste zone remote presenta molte complessità, ma esistono tecnologie innovative che potrebbero essere d’aiuto. Per esempio, si potrebbe usare la localizzazione satellitare, sia degli squali che delle navi da pesca, per sviluppare divieti mobili di pesca per determinate aree. Senza interventi rapidi e mirati a proteggere queste specie e i loro habitat, gli hotspot degli squali sono a rischio di scomparire nell’immediato futuro.



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© 1999-2019 Antonio Nonnis  
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