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03-02-2009 - GOOGLE Ocean: alla scoperta degli abissi marini

Dopo la terra e il cielo Google fece l’acqua. O meglio, l’Oceano, che da questa sera alle sette milioni di internauti potranno scrutare e esplorare fin nelle sue remote profondità semplicemente scaricando il software gratuito Google 5.0, un’estensione del già famoso Google Earth, che permette già di “visitare” ogni angolo della terra attraverso foto dal satellite, foto aree e immagini topografiche.

Google Ocean, il primo tentativo di mappatura web degli oceani, sarà una “risorsa inestimabile” per gli studiosi e i semplici amanti del mare e di quel che ci sta sotto. Un semplice click del mouse permetterà di scendere a volo d’uccello fino alla superficie delle onde, di cui sono state ricreate le increspature, e oltre, visualizzando fondali, fosse, barriere coralline, promontori e vulcani sottomarini. Tutti fedelmente ricostruiti sulla base di dati e informazioni scientifiche e reali, fornite dagli oltre 80 partner al progetto, dalla Bbc al National Geographic, al Centro di studi oceanografici Jacques Costeau.

In prossimità di ogni “punto” di interesse sarà presente un popup, aprendo il quale sarà possibile visualizzare informazioni, dati, anche di tipo accademico e più dettagliato, sull’habitat marino e i suoi abitanti, immagini, filmati e video, per il cui aggiornamento Google invita gli stessi navigatori a diventare protagonisti. “Non si tratta di un prodotto statico – ha assicurato Amit Sood, senior product manager di Google, nel presentare il progetto durante una conferenza stampa a Bruxelles – ma dinamico, per cui ci aspettiamo un aggiornamento continuo, anche e soprattutto dai consumatori”.

Le opportunità offerte dal software sono il frutto di un lavoro di ben due anni che cerca di venire incontro a tutti i palati. Così sarà possibile seguire in presa diretta le principali spedizioni scientifiche nei mari antartici o al largo delle coste europee; per gli appassionati di tesori e relitti sarà possibili visitare, grazie ad appositi video, i siti sottomarini in cui giacciono navi negriere, galeoni spagnoli provenienti dalle Americhe o altri sconosciuti navigli vittime delle tempeste.

Come il capitano Ahab, che nella sua caccia a Moby Dick, passava ore a studiare carte e correnti marine per scoprire dove il capodoglio andava a nascondersi, i navigatori virtuali di oggi potranno seguire le tracce di squali, balene e altri tipi di pesci e creature marine nel loro spostarsi attraverso gli oceani, scoprendo per ogni specie notizie curiose e di attualità. Di cosa vivano, come si siano evolute nel tempo e quanto siano minacciate dall’azione dell’uomo e dai cambiamenti climatici. A questi ultimi è dedicata un’opzione che permette di visualizzare la mappa climatica del pianeta, con le principali conseguenze del riscaldamento climatico sulla vita e l’ecosistema marino.

Per gli amanti della storia e della tecnologia sarà inoltre disponibile un’ampia serie di immagini satellitari per ricostruire la storia e l’evoluzione di un luogo. I tecnici Google l’hanno chiamata la Time Machine, la macchina del tempo. Si potrà ad esempio osservare il progressivo ritiro delle acque del lago Aral dal 1973 al 2005, o la scomparsa di alcuni ghiacciai delle Alpi o del Montana. E gli appassionati di edilizia urbana potranno vedere la crescita dell’aeroporto di Atene negli ultimi dieci anni o la trasformazione di alcuni quartieri di Berlino, Parigi, Roma.

Tra i numerosi partner del progetto potrebbe esserci a breve anche la Commissione europea che, con la sua rete per la raccolta dei dati sull’osservazione marina, potrebbe fornire a Google gran parte del materiale informativo e visivo relativo alle acque europee. “Google Ocean – ha affermato il commissario Ue agli affari marini, Joe Borg, nel corso di una conferenza stampa di presentazione del progetto a Bruxelles – è uno strumento che certamente aumenterà la conoscenza e la consapevolezza dell’importanza e della fragilità ecosistemica di mari e oceani da parte dell’opinione pubblica”.

“Siamo felici che la Commissione europea voglia far parte di questo eccitante progetto – ha detto Amit Sood – Più dati riusciremo a rendere pubblici e più la gente sarà in grado di conoscere e capire ciò che copre per oltre il 70% la superficie del pianeta. Google Ocean rappresenta una nuova opportunità per tutti di imparare di più sull’ambiente che ci circonda”.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=197&ID_articolo=827&ID_sezione=404&sezione=In%20diretta%20da%20Bruxell


   
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