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26-07-2009 - Pesca e consumo di squali in Italia

Informazioni generali

L’Italia, in quanto uno dei maggiori importatori di squali, si trova nella giusta posizione per incoraggiare una maggiore sostenibilità di queste eccezionali specie, caratterizzate da una crescita lenta. Sostanziali progressi, specialmente in Europa, sono necessari prima che la maggior parte degli squali possa essere considerata un cibo sostenibile. Attualmente in Italia non esistono misure di protezione per gli squali e la gestione europea degli squali è tra le più deboli al mondo. Un migliore sistema di controlli sulle attività di pesca di altre e più popolari specie marine – quali ad esempio il tonno e la passera – contribuirebbe anche al recupero degli squali. Anche i consumatori possono farlo, facendo una selezione del
pesce che acquistano e chiedendo direttamente ai politici di proteggere gli squali.

Consumo e commercio di squali

L’Unione Europea (UE) rappresenta un significativo consumatore e commerciante di squali. I Paesi UE nel 2004 hanno importato più di 26,000 tonnellate (t) di carne di squalo – quasi il 30% delle importazioni mondiali di squali. Lo stesso anno, i Paesi UE hanno esportato più di 40,000 tonnellate di carne di squalo, pinne e altri prodotti, ovvero poco
meno del 40% delle esportazioni mondiali1.

L’Italia è costantemente tra i maggiori importatori di squali. Nel 2005 si è classificata al terzo posto a livello mondiale, ovvero oltre il 10% delle importazioni globali di squalo2. Queste importazioni consistono principalmente in carne di squalo congelata, surgelata, fresca, filetti di spinarolo, smeriglio, palombo, gattuccio e mako. Il mako, una delle specie preferite, in Italia è venduto con il nome di smeriglio. Gli squali in Italia vengono commercializzati con il nome di palombo, can bianco, cagneto, missola, pallouna, nizza, stera, cagnolo, penna, vitello di mare, gattuccio, spinarolo e cane spellato.

Esistono segnalazioni di verdesche vendute con il nome del più pregiato palombo o di smeriglio e mako spacciati per il più costoso pescespada.

La pesca degli squali

In Europa ci sono alcune delle nazioni più importanti al mondo per la pesca degli squali. I Paesi europei - soprattutto Spagna, Francia, Portogallo e Regno Unito – catturano circa 100,000 tonnellate di squali all’anno. I pescherecci europei pescano squali in tutto il mondo; almeno metà delle catture EU di squali vengono effettuate al di fuori delle acque
europee. Negli ultimi due decenni le catture globali di squali sono aumentate mentre le catture europee sono diminuite.

L’Italia è al primo posto tra i Paesi europei per la cattura di squali mediterranei. Nel 2004, in Italia le catture di squali rilevate superavano le 1,000 tonnellate, un quantitativo significativamente inferiore rispetto alle 16,500 tonnellate segnalate nel 19945. Gli squali pelagici - quali, il mako, lo squalo volpe, la verdesca e lo smeriglio – nel Mediterraneo
vengono pescati con il palangaro, con le reti a strascico e con le reti derivanti illegali (le cosiddette spadare). Sebbene la specie bersaglio di tali pescherecci sia di solito il pescespada o il tonno, gli squali rappresentano spesso la maggior parte della cattura.

Altre specie di squali catturate nel Mediterraneo includono il notidano grigio, il notidano cinereo, il palombo, il gattuccio, lo spinarolo, il galeo, il gattopardo e l’echinorino6. Lo stato di conservazione delle popolazioni di squali Nel Mediterraneo sono state registrate oltre 80 specie di squali e razze7. L’IUCN ha stimato che il 42% delle specie mediterranee di squali e razze siano minacciate di estinzione (classificate nella Lista Rossa come vulnerabili, in pericolo, gravemente in
pericolo). Questa percentuale è più alta rispetto a quella di tutte le altre regioni stimate.

Complessivamente nelle acque europee circa un terzo delle specie di squali sono minacciate. Le specie inserite dall’IUCN nella categoria gravemente in pericolo, nel Mediterraneo includono lo smeriglio, tre tipi di squalo angelo, tre specie di razze e lo squalo tigre. La mobula e l’echinorino sono classificati come in pericolo; lo squalo grigio e due specie di palombo sono state proposte nella stessa categoria. Lo squalo volpe del Mediterraneo, il cetorino, lo squalo martello e la verdesca sono stati proposti come vulnerabili.

Nel 2008, gli scienziati hanno registrato un declino del 97-99% delle popolazioni mediterranee dello squalo volpe, squalo martello, smeriglio, mako e verdesca. La diversità delle specie nell’Adriatico e nel Golfo di Lione è scesa di oltre il 50% negli ultimi 50 anni a causa della pressione della pesca10.

Conservazione regionale

Nonostante queste statistiche e la realizzazione del Piano d’Azione Mediterraneo per la Conservazione dei Pesci Cartilaginei dell’UNEP (United Nations Environment Programme), la maggior parte degli squali del Mediterraneo non viene protetta dalla pesca eccessiva. A differenza di alcuni Paesi europei (compresa Malta), l’Italia non ha adottato alcuna protezione nazionale in favore degli squali. Gli unici squali che godono di una protezione europea nel Mediterraneo sono il cetorino, lo squalo bianco e la manta mediterranea. Nel Mediterraneo le catture di altre specie di squalo non è regolamentata.

Non esistono limiti europei o internazionali alle catture per la verdesca, il mako, lo squalo volpe, il gattuccio, il palombo, il gattopardo e il notidano grigio o cinereo. Le catture europee dello spinarolo del nord-est Atlantico, dello smeriglio e degli squali di profondità sono limitate ma al di sotto dei limiti suggeriti dagli scienziati (zero). La pratica del Finning (che consiste nel taglio delle pinne dello squalo e il successivo abbandono della carcassa in mare) è proibita a tutti i pescherecci europei e in tutte le acque ma l’applicazione di tale divieto è debole. L’attivazione del nuovo Piano d’Azione comunitario per gli Squali potrebbe migliorare questa situazione.

La Convenzione di Barcellona per la Protezione del Mediterraneo elenca gli squali bianchi, i cetorini, e le mobule come specie minacciate o in pericolo; il mako, lo smeriglio, la verdesca, lo squalo angelo e la razza bianca sono catalogate come specie il cui sfruttamento dovrebbe essere regolamentato. Il commercio di cetorini e squali bianchi è
regolamentato attraverso la CITES. Queste due specie, così come il mako, lo spinarolo e losmeriglio, sono inserite nella Convenzione sulle Specie Migratorie ma gli accordi regionali non sono ancora iniziati.

Gli squali sono un cibo sostenibile?

In altre parti del mondo, solo la pesca di pochi squali è ben gestita, per la maggior parte delle popolazioni di squali la pesca non è regolata o i limiti di cattura sono inadeguati. In generale gli squali sono più vulnerabili alla pesca eccessiva rispetto ad altri pesci in quanto hanno una crescita lenta e generano pochi piccoli. Di conseguenza lo sfruttamento
degli squali è diffuso e in molti casi grave e gli squali sono raramente un cibo che possa essere considerato ecologicamente sostenibile. Sebbene la gestione europea della pesca agli squali stia migliorando e non tutte le popolazioni di squali stiano diminuendo, nessuna specie europea di squalo è adeguatamente gestita. I limiti alle catture suggeriti dagli scienziati rappresentano la chiave per la sostenibilità dei prodotti ittici; attualmente a livello italiano, europeo o internazionale non esistono tali limiti.


   
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