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10-02-2010 - Focus sul Megamouth (Megachasma pelagios)

Era il 1976 l’anno in cui fu visto per la prima volta. Un pesce di oltre 4 metri di lunghezza, il che lo rendeva uno degli squali più grandi del mondo. Eppure, fino ad allora, nessuno ne sospettava nemmeno l’esistenza. Non assomigliava ad alcuna specie nota e per descriverlo e classificarlo si dovette creare apposta una nuova famiglia. Da allora sono passati 31 anni e dello squalo più elusivo del mondo ne sono segnalati solo altri 38 esemplari, di cui uno degli ultimi è stato fotografato e filmato da una troupe giapponese.

Stiamo parlando del Megamouth (Megachasma pelagios), uno squalo che può raggiungere i cinque metri e mezzo, dotato di una bocca immensa e sproporzionata che tradisce la sua bonaria abitudine di nutrirsi di plancton. Come lo squalo balena e il cetorino, è infatti uno squalo filtratore che si nutre degli sciami di gamberetti che salgono con l’oscurità verso la superficie, e ridiscendono a profondità dell’ordine di 100-200 metri durante il giorno, in mare aperto. Il megamouth segue le loro abitudini ed è per questo, forse, che le rotte dello squalo e dell’uomo si incontrano raramente.

Di questa specie sappiamo poco o nulla, ma il fatto che bestioni di oltre cinque metri di lunghezza nuotino da sempre negli oceani di tutto il mondo senza che ce ne fossimo mai accorti, è un fatto davvero affascinante. Come gli altri squali filtratori ha una distribuzione molto ampia e nuota in tutti gli oceani del mondo. Il megamouth è però probabilmente un nuotatore meno efficiente dello squalo elefante e dello squalo balena e questo per via del suo corpo meno compatto, delle pinne morbide, la coda asimmetrica, la mancanza di una carenatura lungo la coda e la scarsa calcificazione delle strutture interne.

E’ stato il sesto esemplare, un maschio di quasi cinque metri di lunghezza catturato in California nel 1990, a regalarci praticamente tutte le informazioni che abbiamo relative all’ecologia di questa specie: dopo averlo marcato, i ricercatori hanno seguito l’animale per due giorni spiando le sue abitudini e i suoi spostamenti. Lo squalo si è mantenuto di notte a una profondità di 15 metri, per inabissarsi a 150 metri all’alba e ritornare nelle acque superficiali al tramonto. Da questo si desume che il megamouth sia un migratore verticale giornaliero, che passa le giornate in profondità e risale in superficie di notte. E non è certo un caso se questo è lo stesso tipo di ciclo giornaliero di molte specie planctoniche delle quali si nutre.

Uno degli avvistamenti più interessanti lo hanno registrato dei ricercatori italiani, Pietro Pecchioni e Carla Benoldi, testimoni della lotta fra questo grande squalo e dei capodogli: “Erano le dieci del mattino del 30 agosto del 1998” raccontano i ricercatori italiani, “e stavamo studiando la popolazione locale di balene con un gruppo di volontari italiani del WWF al largo dell’isola di Nain, nell’arcipelago indonesiano di Bunaken, a Manado. Mentre cercavamo le balene ci imbattiamo in tre capodogli che stavano attaccando uno squalo. Quando ci siamo avvicinati con la barca i capodogli si sono allontanati. A questo punto si è delineata chiaramente in acqua la forma di un grande squalo di circa cinque metri di lunghezza. Alla base della pinna dorsale portava chiari i segni dell’attacco dei capodogli. Nuotava lentamente in superficie, come stordito.

Aveva una testa molto grande in proporzione col resto del corpo, macchie bianche alla sommità delle pinne e della bocca, e una macchia triangolare scura sotto la gola. Ci eravamo imbattuti in un esemplare rarissimo di Megamouth! Un avvistamento ancor più raro perché si trattava di un esemplare vivo, e non catturato o morto nelle reti. Era anche un evento interessante nell’ambito delle interazioni fra le balene e gli squali; avevamo assistito a un attacco, o era il gioco o ancora, semplicemente, la curiosità che aveva attirato i capodogli verso lo squalo?”


   
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