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19-11-2010 - Gli squali bianchi mediterranei provengono dall'Australia

Disperso in mare, lontano da casa e senza una rotta: a molti potrebbe venire in mente Ulisse, ma qui il protagonista è un altro. Stiamo parlando del grande squalo bianco. L’odissea di quest’antico predatore dei mari termina anch’essa nel Mediterraneo. Ma comincia ben più lontano, e ci viene raccontata da pochi frammenti di DNA.

Il bacino del Mediterraneo ospita una piccola popolazione di squali bianchi, della quale però si conosce poco a causa dei rari avvistamenti. Per scoprirne qualcosa di più, il gruppo di ricerca del biologo marino Leslie Noble, dell’Università di Aberdeen, in Inghilterra, ha svolto studi genetici su campioni di tessuto recuperati da alcuni esemplari.

I pescecani sono stati catturati durante gli ultimi 30 anni lungo le coste della Turchia, della Tunisia e della Sicilia e le indagini si sono concentrate sul DNA mitocondriale. I mitocondri sono organelli cellulari che possiedono un materiale genetico “personale” tramandato ai figli solo dalla madre. Le peculiarità di questo DNA lo rendono particolarmente utile nelle indagini forensi e, come in questo caso, negli studi sulla genetica delle popolazioni.

Il materiale genetico raccolto è stato confrontato con quello ottenuto da squali provenienti dagli Stati Uniti, dal Sudafrica e dall’Australia ed è stato impiegato un sistema di datazione basato sulle differenze genetiche per ricostruirne la storia. Il risultato, inaspettato, è che gli antenati dei “nostri” squali bianchi sono australiani, giunti nel Mare Nostrum alcune centinaia di migliaia di anni fa. Un dato che ha inizialmente spiazzato gli studiosi, i quali si aspettavano una correlazione tra gli squali mediterranei e quelli del Nord Atlantico. Com’è possibile che due gruppi geograficamente così distanti abbiano un legame di parentela?

Gli squali bianchi, pur tornando sempre a riprodursi nello stesso luogo, possono intraprendere lunghe migrazioni transoceaniche, durante le quali sono guidati soprattutto da correnti calde o fredde. Noble ipotizza che il gruppo di squali australiani si trovasse lungo le coste del Sudafrica e stesse tentando di intraprendere il viaggio di ritorno ma sia stato dirottato all’altezza di Capo Agulhas.

La causa fu probabilmente una forte corrente oceanica calda, la Corrente di Agulhas, che può talvolta generare un vortice detto Anello di Agulhas. Il vortice è osservabile in quel punto anche ai giorni nostri, ma era molto più forte 450 mila anni fa, quando probabilmente la Terra era interessata da grandi sconvolgimenti climatici. Confusi dalle correnti, gli squali hanno nuotato verso nord e hanno poi cercato di tornare verso est varcando lo stretto di Gibilterra. Sono così rimasti bloccati nel Mediterraneo, dove si sono riprodotti e hanno stabilito l’attuale popolazione.

Il gruppo di ricerca britannico, dopo aver pubblicato lo studio sui “Proceedings of the Royal Society B”, è ora intenzionato a confermare i risultati ottenuti estendendo il proprio studio a un maggior numero di esemplari.

Lo squalo bianco ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema del Mediterraneo. In alcuni casi la perdita di un predatore importante come lo squalo ha determinato, per le specie di cui esso si nutre, un’esplosione demografica che ha sbilanciato l’intero ecosistema. “Sulle coste orientali dell’America l’eradicazione delle popolazioni di squali ha causato una reazione a catena ecologica”, dice Noble. E aggiunge: “Non voglio neanche immaginare le conseguenze per il Mediterraneo se questa popolazione si estinguesse”.

http://notizie.virgilio.it/notizie/scienze_e_tecnologie/2010/11_novembre/19/scienza_un_errore_di_navigazione_porto_squali_nel_mediterraneo,27087845.ht


   
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