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06-12-2010 - Attacchi a Shark El Sheikh: il punto sul longimanus.

ROMA (5 dicembre) - È uno squalo "longimanus" (carcharinus longimanus), con un segno particolare (forse un morso o una cicatrice provocata dall'elica di una nave) il protagonista dell'attacco mortale alla turista tedesca, stamane, e di quelli dei precedenti giorni del terrore a Sharm El Sheikh (tre russi fra cui due donne e un ucraino ridotti in gravi condizioni), secondo quanto riferiscono fonti della località turistica egiziana. «È stato fotografato ed è stato visto da varie persone - racconta Bruno Jarach, diver e concessionario di ditte famose che riforniscono le scuole ed i circoli di subacquei del Mar Rosso, da vent'anni a Sharm - e credo proprio che sia sempre lo stesso, che non è stato catturato, come avevano annunciato le autorità locali. Probabilmente hanno preso due esemplari di altre specie, forse meno aggressivi, e hanno pensato di aver risolto il problema», afferma Jarach.

«Il longimanus, più degli altri squali, molto raramente si avvicina alla riva - aggiunge - di solito si incontra in mare aperto e in profondità. Potrebbe essere stato richiamato sotto costa dopo che sono state scaricate in mare carcasse di montoni, uccisi in grande quantità per la Festa islamica del Sacrificio, tra il 15 ed il 20 novembre». «Non è comunque questo il sistema giusto per catturare lo squalo aggressivo - sottolinea Jarach - nè per difendere i bagnanti. Pasturare (gettare in mare pezzi di carne sanguinanti per richiamare i predatori, ndr) le acque sottocosta è controproducente, perchè rischia di attirare tanti squali dove sono numerosi i bagnanti. E poi si dovrebbero catturare tutti gli squali del Mar Rosso, per essere sicuri».

L'alternativa efficace, suggerisce il subacqueo, potrebbe essere l'installazione di boe elettroniche con emettitori di segnali elettromagnetici che allontanano i predatori, come avviene da tempo vicino alle coste della Florida, della California ed alcune zone costiere dell'Australia.

«Sono predatori non costieri - sottolinea Serena Maso, esperta di Marevivo - e quando ci immergiamo siamo noi che, andando nel loro habitat, dobbiamo metter in conto la possibilità di incontrarli. Peraltro sono animali in declino, e perciò le associazioni ambientaliste li studiano per evitare l'estinzione e altri squilibri all'ecosistema». Quello che fa riflettere è la causa dell'avvicinamento alla costa: «c'è chi azzarda la pesca illegale - osserva Maso - che avrebbe rarefatto le prede di questi giganti del mare, e il numero stesso degli squali, ma per lo spostamento specifico di questi maxi-predatori a riva non è una ipotesi non testata».

Secondo l'esponente di Marevivo «la cementificazione nella località turistica egiziana ha creato depauperamento delle risorse, ma l'attacco mortale resta un episodio rarissimo, la specie è in grave declino».

La barriera corallina a Sharm intesa come quella degli atolli maldiviani non c'è, precisa poi Fabrizio Serena, regional co-chair dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) gruppo Squali. «Sono convinto che l'episodio odierno sia un atto casuale, contingente, perchè in quella zona non si erano mai verificati attacchi così gravi. Se anche l'attacco mortale è stato effettuato da un carcarino longimano, dall'inconfondibile pinna dorsale bianca, occorre tener presente che è uno degli squali più pericolosi, ma reagisce sempre a qualche stimolo. E si dovrebbe essere avvicinato alla costa per ragioni alimentari, inseguendo pesci e seppie, perchè la riproduzione di questi cartaligenei può avvenire tutto l'anno ma è tipicamente primaverile».

Nel mar Rosso, soprattutto nelle zone turistiche, la pesca, osserva poi Serena, ha già eliminato questi grossi pesci, con gravi danni agli ecosistemi. «Collegare il declino degli squali al boom delle meduse è in pò forte, ma lo stiamo studiando, non ultimo alla luce del cambiamento climatico in atto probabilmente legato allo squilibrio generale del sistema marino» conclude l'esperto Iucn.


   
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