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16-12-2010 - Squali: anatomia di un predatore.

di Federico Formica

Braccati dall'uomo, pescati senza alcuna limitazione per decenni, gli squali sono quasi del tutto scomparsi dal Mediterraneo. Ma a quanto pare per questi grandi predatori è rimasto un ultimo rifugio: il canale di Sicilia. In queste acque, a settembre 2010, alcuni pescatori hanno catturato per errore uno squalo bianco con una rete a strascico. Per gli appassionati e i ricercatori è stata una notizia importante perché di squali bianchi, nel “Mare nostrum”, ne sono rimasti pochissimi.

L'esemplare, una femmina di pochi mesi, è stata affidata ai ricercatori dell'Ispra che in questi giorni ne hanno dissezionato la carcassa. Sul banco del laboratorio sono stati analizzati anche uno squalo grigio e uno squalo mako. Meno rari dello squalo bianco, ma comunque a rischio.
Vengono tutti dal canale di Sicilia e non è un caso. Lo spicchio di mare che divide l'Italia dal continente africano è considerato un patrimonio di biodiversità: negli ultimi anni sono state avvistate anche balene, squali toro e verdesca.

“Il fatto che questo squalo bianco avesse solo pochi mesi – spiega il ricercatore dell'Ispra Massimiliano Bottaro – rafforza la nostra ipotesi: che le femmine abbiano scelto
il canale di Sicilia come luogo ideale per far nascere i loro piccoli”. Una buona notizia, certo. Adesso però arriva la parte più difficile: ripopolare il Mediterraneo con questi predatori. Come dimostra la cattura della squaletta nel mare di Sicilia, la pesca a strascico è molto pericolosa per questi animali, che nuotano spesso sul fondale.
Le leggi non bastano: dichiarare lo squalo specie protetta non ne può impedire la pesca accidentale. E la sua presenza è fondamentale per l'equilibrio della catena alimentare e la salute dei nostri mari.

La chiave potrebbe essere una combinazione tra biologia e tecnologia. La biologia la mettono gli squali, la tecnologia la fornisce l'uomo. Gli squali sono dotati di un sofisticato sistema sensoriale in grado di captare i campi elettrici. Sono le ampolle di Lorenzini, speciali organi ripieni di gel. Si trovano sul muso e rivestono un'importanza fondamentale: consentono allo squalo di individuare le prede, di orientarsi, “fare amicizia” con i suoi simili e accoppiarsi. E in futuro, di tenersi alla larga da reti e ami da pesca. I ricercatori dell'Ispra, insieme ai loro colleghi canadesi e australiani, stanno sperimentando ami speciali in grado di dare “un pugno elettrico” agli squali che vi si avvicinano troppo.

Un sistema simile è già stato applicato con successo a tartarughe e uccelli marini e i primi esperimenti con gli squali sono incoraggianti. Lo studio dei tre esemplari catturati al largo della Sicilia potrebbe far compiere un salto in avanti verso questa nuova frontiera per la conservazione di uno degli animali più minacciati dall'uomo.

http://www.nationalgeographic.it/natura/2010/12/16/news/squali_canale_di_sicilia-152507/


   
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