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01-02-2011 - Risultati scientifici sulla vista degli squali

Daltonici. È questo il verdetto espresso dai ricercatori della University of Western Australia e della University of Queensland a seguito dell’analisi delle retine di esemplari di 17 diverse specie diverse di squali. Di questi, solo sette (appartenenti a tre famiglie differenti) risultano possedere recettori dei colori, detti coni, per di più dotati di un solo tipo di fotorecettore sensibile al verde, mentre noi, ad esempio, ne abbiamo tre – rosso, verde e blu. I predatori per eccellenza insomma hanno una visione monocromatica e sarebbero per lo più sensibili a quanto contrasta con il blu dell’acqua. E come se noi tornassimo a guardare la tv in bianco e nero, per capirci.

Secondo Nathan Scott Hart, che ha guidato la ricerca, e colleghi, ciò potrebbe da un lato dipendere da pressioni evolutive legate all’habitat marino in cui le specie vivono, che notoriamente è caratterizzato una diminuzione della luce così come un assorbimento differenziato delle lunghezze d’onda con la profondità. In altri termini, la sensibilità ai colori sarebbe di per sé poco importante in un ambiente che tende ad essere monocromatico. A ciò si aggiungono le abitudini per lo più notturne degli squali, che ‘spingono’ verso altre modalità di percezione dell’ambiente. Non a caso gli squali possiedono sistemi sensoriali specializzati che consentono di percepire i campi elettrici, la cosiddetta elettro-recezione passiva, come le nostre orecchie sentono passivamente i suoni. Tuttavia gli autori suggeriscono anche un’ipotesi affascinante, cioè che questo tipo di sensibilità visiva sia ‘tarato’ per percepire la bioluminescenza generata da organismi monocellulari come i dinoflagellati e usarla per ‘illuminare’ le buie profondità marine e scovare le proprie prede.

Dal punto di vista applicativo questa ricerca sembrerebbe indicare alcune “precauzioni anti-attacco da squalo” attraverso la progettazione di indumenti per il nuoto e per il surf caratterizzati da un contrasto visivo inferiore e, quindi, meno attraenti per gli squali. “Io mi occupo di squali bianchi (famiglia Lamnidae) e nessun membro di questa famiglia è stato utilizzato per il presente studio. L’unica ricerca* effettuata sulla vista di questa specie ha provato la loro capacità di vedere i colori, grazie al medesimo rapporto tra coni e bastoncelli presente nell’occhio umano (rapporto di 1:4), e ciò sottolinea come non si possono generalizzare questi risultati condotti su 17 specie a tutte le altre 500, ma è un ottimo inizio” ci spiega Sara Andreotti, biologa marina dottoranda presso la Stellenbosch University (South Africa) che dal 2009 lavora con Michael Rutzen, famoso per essere uno dei pochi uomini al mondo in grado di nuotare ed interagire senza protezione di gabbia coni grandi squali bianchi.

Poi Sara continua: “Gli squali bianchi sanno distinguere perfettamente tra ciò che per loro è cibo (grandi pesci bentonici) e ciò che non lo è (l’uomo). Tuttavia sono animali molto curiosi e tendono ad investigare quello che non conoscono o quello che trovano interessante. E così come si pescano le trote con uno sgargiante cucchiaino da pesca, potrebbe essere naturale pensare che anche questi grandi predatori possano essere attratti da costumi sgargianti o particolarmente colorati. Forse un approccio al mondo marino più discreto dal punto di vista dei colori, potrebbe aiutare a non incuriosire questi animali, esattamente come per un safari fotografico ai leoni ci si veste in tuta mimetica”.

Prima di salire in barca per una delle sue cacce fotografiche allo squalo, Sara conclude “al momento comunque, mi piacerebbe trovare un modo per far diventare gli squali meno attraenti agli occhi dell’uomo. A causa della pesca indiscriminata, della pratica del finning, del bracconaggio per denti e mascelle e delle reti antisqualo questi animali si stanno velocemente estinguendo, ma l’animale terrestre uomo non uccide per errore, uccide per soldi. Una stima di 1.000.000 di squali all’anno solo nell’Atlantico”.

C’è da chiedersi chi è l’animale che ha davvero una vista corta…

*Gruber S.H:, Cohen J.L., (1985) “Visual system of the white shark, Carcharodon carcharias, with emphasis on retinal structure” Memoirs Southern California Acad Sci 9:61-72

http://oggiscienza.wordpress.com/2011/01/31/animali-dalla-vista-corta/


   
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