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08-04-2011 - Reti anti squalo: un’inutile strage di animali

In teoria dovrebbero tenere gli squali lontani dalle spiagge, ma il loro unico risultato certo è quello di causare una strage colossale di animali marini, senza garantire la tutela dei bagnanti.

Pare un paradosso: allarme mondiale per il crollo delle popolazioni di squalo, dati scientifici coerenti sulla criticita’ della situazione di molte specie e sui danni causati a dalla presenza in mare di artefatti non impiegati per la pesca, ma nonostante questo in alcune zone si piazzano ordigni micidiali senza alcuna preoccupazione.

Avviene ad esempio in Sud Africa dove, nella provincia di KwaZulu-Natal ogni anno migliaia di animali muoiono intrappolati da 28km di reti messe per difendere i bagnanti dagli squali.

Queste reti galleggianti, lunga ciascuna 200-300 metri hanno le maglie della misura opportuna perche’ squali e altri animali riescano ad incastrarvisi ma non piu’ a liberarsene, imprigionati per le branchie.

Il paradosso di queste reti è che essere non “chiudono” affatto le spiagge. Non arrivano alla superficie e non toccano il fondo, ne’ sono chiuse ai lati per cui gli squali possono tranquillamente passarci sopra, sotto e di fianco. Il loro effetto protettivo è quindi miserrimo, ma quello mortale sulle specie di fauna marina devastante.

Una conferma della loro insensatezza la si trova negli stessi dati ufficiali dell’autorita’ che le ha fatte installare: ben un terzo degli squali catturati nuotava verso il largo, e non verso riva! E secondo alcune fonti terze, tale percentuale sarebbe in realta’ assai piu’ vicina al 70% che al 33%. Insomma, uno strumento per “tenere dentro” gli squali piuttosto che per non farli uscire!

Il vero obiettivo di queste reti non è quello dichiarato di fare una barriera fisica che gli squali non possano superare, ma semplicemente di ammazzarne il piu’ possibile: senza squali nel mare, non ci sara’ neanche piu’ bisogno delle reti per proteggersi! Non è un caso che spesso tra le reti e la riva vengano poste delle esche per attivare gli squali e farli imprigionare dalle reti, dove saranno destinati a una lenta morte per asfissia.

A rendere l’iniziativa ancora piu’ delirante, la sua estensione all’interno di Aree marine Protette: mai si è sentito di uno strumento di cattura di massa non selettivo e letale posto in un’area protetta!

Lo scopo è quello di rassicurare i turisti che frequentano le spiagge, un po’ come se si uccidessero tutti i lupi e gli orsi in un parco nazionale per "garantire la sicurezza dei visitatori", dimenticandosi che orsi e lupi sono probabilmente una delle principali ragioni per cui ci sono visitatori!

Lo stesso vale per il Sud Africa: il numero di turisti che visita il paese avendo come uno degli obiettivi proprio quello dell’incontro con uno squalo è in continua crescita. Secondo Julie Andersen, co-fondatrice di Shark Angels e accompagnatrice di immersioni con gli squali a Aliwal Shoal, spiega che "Gli squali in Sud Africa rappresentano una importante attrazione e una fonte di reddito e lavoro per un numero crescente di persone. Gli squali vivi significano turisti, posti di lavoro e incassi per un lungo periodo di tempo, al contrario del reddito che si puo’ derivare – una sola volta – dall’uccisione di uno squalo.”

Negli ultimi dieci anni le reti anti squalo sono state responsabili di un’enorme strage nella provincia di KwaZulu-Natal: oltre 33.000 squali. Piu’ di 2.000 tartarughe, oltre 8.000 razze e 2.000 delfini!

La presenza delle reti causa gravissimi danni anche indirettamente, perche’ alimenta il terrore del pubblico, rappresenta uno squalo alla “Jaws” (il film di Spielberg uscito in Italia come "lo Squalo"), una spietata macchina per uccidere assetata di sangue umano, che di certo non favorisce lo sviluppo di politiche di conservazione di questi straordinari animali. L’apatia del pubblico, se non il suo supporto alla eliminazione di questi minacciosi e pericolosissimi predatori – quasi una “disinfestazione” del mare per poterci fare uiil bagno in pace – sono uno dei principali ostacoli alla conservazione degli squali e iniziative che alimentano scorrettamente questa idiosincrasia sono dannosissime. .

Si è rimasti a una sottocoltura vecchia di mezzo secolo, quando le prime reti anti squalo sono state installate in Sud Africa. Ora le popolazioni di squalo son ridotte al lumicino, la coscienza della conservazione della biodiversita’ è diffusa, la conoscenza del comportamento degli squali è inifinitamente migliorata e sistemi di sicurezza alternativi come gli “Shark Spotters” (osservatori di squali) si sono dimostrati meno letali e altrettanto efficaci nel garantire la sicurezza dei bagnanti.

Le reti anti squalo sono non necessarie, sorpassate, devastanti e nuociono gravemente all’immagine del Sud Africa come paese leader nella conservazione della biodiversita’. È tempo per un radicale cambiamento! Per richiederlo si puo' aderire alla campagna Remove the Nets (Togliete le reti!) promossa da Shark Angels

http://www.sharkangels.org


   
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