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14-02-2012 - Australia: Gli squali ibridi

“Evoluzione in azione”, sottolinea uno dei ricercatori dell’Università del Queensland che ha scoperto nelle acque australiane i primi ibridi di squalo al mondo.

In biologia il concetto di ibrido può avere differenti significati e nel caso degli squali australiani ci troviamo innanzi a quello di tipo interspecifico, ovvero un ibrido nato dall’incrocio di due specie appartenenti al medesimo genere.

In natura è un fenomeno molto raro che ha una discreta frequenza solo tra orso polare (Ursus maritimus) ed orso grizzly (Ursus arctos horribilis, sottospecie dell’orso bruno), tuttavia sono noti diversi casi interessanti osservati sopratutto in cattività. Il mulo, ibrido tra asino (Equus asinus) e cavalla (Equus caballus) è sicuramente il più conosciuto, ma tra i più curiosi vi è quello del ligre, un ibrido tra tigre e leone molto più grosso -3,70 metri di lunghezza per 450 Kg di peso- e vorace dei genitori, contraddistinto da caratteri intermedi delle due specie.
La fertilità di un ibrido dipende dalla specie dei genitori e dal sesso (il mulo è tipicamente sterile) ed è un argomento particolarmente interessante per gli appassionati di ornitologia ed acquariofilia.

Quando non è incentivato dall’uomo, tale processo è estremamente difficile da osservare in natura e gli studiosi dell’Università del Queensland sono rimasti particolarmente sorpresi quando si sono trovati innanzi ai primi ibridi di squalo noti alla scienza: si tratta di un incrocio tra lo squalo pinna nera (Carcharhinus tilstoni – Whitley 1950) endemico delle coste settentrionali australiane ed il comune squalo orlato o pinna nera minore (Carcharhinus limbatus - Müller & Henle 1839), una specie cosmopolita. Sebbene il nome scientifico del genere di questi squali si avvicini molto a quello del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) essi non appartengono nemmeno allo stesso ordine e sono del tutto innocui per l’uomo.

Secondo il team di biologi marini e genetisti che ha fatto questa scoperta, coordinato dal dottor Jeff Morgan, ciò che ha spinto le due specie ad ibridarsi è una conseguenza dei cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale. Lo squalo pinna nera è endemico di un areale relativamente ristretto ed adattato a temperature tropicali, ibridandosi con una specie diffusa in tutto il mondo potrebbe proliferare anche in acque temperate: “L’ibridazione di Carcharhinus tilstoni -sottolinea Morgan- con la specie più comune può effettivamente ampliare il suo range più a sud, in acque più fredde, consentendogli di sopravvivere al di fuori dell’habitat in cui è confinato”.
Secondo il genetista Colin Simpfendorfer dell’Università James Cook l’ibrido tra squalo pinna nera e squalo orlato è “relativamente robusto” e soprattutto in grado di riprodursi: gli studiosi hanno trovato diverse generazioni di questi ibridi a circa 2 mila chilometri di distanza dal consueto areale del Carcharhinus tilstoni, segno che la specie, attraverso l’ibrido, comincia ad ampliare la propria distribuzione attorno alle coste australiane.

Attualmente gli ibridi rappresentano circa il 20% del totale di squali pinna nera e, secondo Simpfendorfer, “se saranno forti abbastanza potrebbero sopravvivere alle specie pure in determinate condizioni, ma attualmente si tratta di una convivenza senza danni”. Lo studio completo di questa interessante scoperta, fatta riscontrando anomalie genetiche e morfologiche, è stato recentemente pubblicato su Conservation Genetics e getta nuova luce su alcune teorie riguardanti gli Elasmobranchi, la sottoclasse che comprende i selaci noti comunemente come squali.

http://www.articolotre.com/2012/02/scoperti-i-primi-squali-ibridi/61800


   
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