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11-03-2013 - Discussione tiratissima a Bangkok tra i delegati CITES sulla questione finning

In queste ore, alla riunione della Convenzione sul commercio internazionale con specie minacciate d'estinzione (CITES) che si tiene in questi giorni a Bangkok, si sta aspramente discutendo della protezione di alcune specie di squali. Se il "finning", cioè la pesca di squali per il solo scopo di asportarne le pinne, è strettamente vietato in Europa dal 2012, nelle acque internazionali è ancora praticato e minaccia gravemente molte popolazioni di squali.

Le pinne vengono rivendute nei paesi asiatici, per la tristemente famosa "zuppa di pinne di pescecane", ritenuta una prelibatezza, ma in particolare, uno "status symbol" da esibire in occasioni particolari come ad esempio nei banchetti dei matrimoni. La poroposta di Brasile, Colombia e Stati Uniti, di inserire lo squalo longimano (o squalo pinna bianca pelagico) nell'elenco delle specie che richiede la prova di una provenienza "sostenibile", cioè che non minacci ulteriormente la popolazione, è stata combattuta specialmente dalla Cina, da Singapore, dal Giappone e dai loro alleati storici.

Ciò nonostante, dopo due ore di discussione, la votazione finale è risultata nell'esatta maggioranza di 2/3 (66.66% dei voti espressi), necessaria per l'adozione della proposta. Alle nazioni vengono dati 18 mesi di tempo per adattarsi:
riconoscere le pinne delle singole specie, non sempre è facile, ma l'Unione Europea ha annunciato un sostegno finanziario di $ 1.2 milioni, per sostenere l'implementazione di queste decisioni riguardanti specie marine.

La discussione continua: ora è il turno dello squalo martello, una specie di grande valore anche turistico per paesi come il Messico o la Colombia.


   
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