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08-04-2013 - Conferenza su biologia, ecologia e conservazione degli elasmobranchi a Massa Marittima (GR)

Conferenza presso la Sala dell'Abbondanza a Massa Marittima

Sabato 2 marzo si è svolta la conferenza sulla conservazione degli elasmobranchi a Massa marittima organizzata dal Centro studi squali dell'Aquarium Mondo Marino di Massa Marittima e dall’Università di Cosenza.

La conferenza è stata caratterizzata dalla presenza del massimo esperto di squali al mondo, Leonard J.V. Compagno del Museo di Storia Naturale di Città del Capo.

ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) ha contribuito con un intervento relativo ai programmi di misura in atto a livello mediterraneo, tesi a mitigare il declino degli squali.

Uno dei principali aspetti da considerare e sviluppare è la tassonomia per il riconoscimento delle specie. La FAO da sempre produce guide di campo e sinopsis indirizzate a consolidare la conoscenza e facilitare il riconoscimento delle specie marine in particolare degli squali.

A tale scopo per validare questi documenti la FAO organizza test di riconoscimento ai quali, in passato, ha partecipato anche ARPAT.
In una recente pubblicazione per conto della FAO, ARPAT ha validato 84 specie di pesci cartilaginei che vivono in Mediterraneo. Questi costituiscono circa il 7% della fauna mondiale descritta da L. Compagno.

Come sappiamo gli squali occupano il livello più alto della piramide alimentare. Nella rete trofica sono soggetti a molte pressioni antropiche prime tra tutti la pesca indiscriminata, anche le condizioni climatiche possono incidere sulle popolazioni di squalo.

I nostri studi, condotti nell’ambito di una valutazione a livello mondiale, hanno dimostrato che negli ultimi 200 anni in Mediterraneo, per alcune specie di grandi squali, si è perso fino al 99% della biomassa. In alcuni casi siamo stati legittimati a considerare queste specie come localmente estinte. Esiste quindi il rischio reale di perdita definitiva di alcuni predatori apicali. Quello che è preoccupante e che stiamo cercando di spiegare, è “il dopo…”, cioè cosa potrà accadere nei rapporti trofici quando i predatori apicali presenti oggi nelle rete trofica scompariranno.

Tutto questo sta determinando una preoccupante perdita nel numero e nella biomassa di questi pesci, tale da incide in maniera certa sui rapporti trofici con dirette conseguenze sull’ecosistema; sicuramente questo fenomeno comporterà la perdita di biodiversità. Questa condizione è dovuta alla bassa resilienza che questi pesci hanno. Infatti, gli squali presentano lento accrescimento, maturità sessuale in tarda età, producono solo pochi piccoli, ecc.
Per questo motivo la FAO nel 1998 ha lanciato un programma mondiale per la conservazione e gestione degli squali per un loro utilizzo sostenibile. Questo Piano di Azione ha lo scopo di stimolare tutti i paesi ad attivarsi in tal senso. Per quello che ci riguarda l’UE ha prodotto il suo piano nel 2009, cosi ha fatto l’UNEP per il bacino Mediterraneo in senso generale procedendo ora per nazioni singole.

L’Italia si è attivata attraverso il lavoro dei due ministeri dell’ambiente e del mare (MiATTM) e della pesca (MiPAAF). Il primo può contare sui risultati del programma ELASMOIT che ha indicato le linee guida da seguire, il secondo ministero ha attivato ELASMOSTAT, che ARPAT coordina a livello scientifico, e attraverso il quale si vuole elaborare tutte le informazioni esistenti su questi pesci e in particolare quelle raccolte negli oltre 30 di campagne scientifiche a strascico condotte nei mari italiani.

In ARPAT troviamo anche un riferimento importante per IUCN-SSG, vale a dire la referenza del Regional co-chair che a livello Mediterraneo raccoglie le varie informazioni relative allo stato di conservazione degli squali. Gli obiettivi generali di IUCN sono quelli dello sviluppo di una rete di esperti e quello di assistere i piani di interesse per la conservazione.

IUCN valuta lo stato di conservazione basandosi su alcuni criteri per i quali si invita a consultare il sito della lista rossa (www.redlist.org).
Nella valutazione mediterranea che abbiamo fatto nel 2007 ben il 30% delle specie di elasmobranchi sono considerati a rischi di estinzione.

In questo contesto il programma MEDLEM, che ARPAT coordina fin dal lontano 1985 (vedi presentazione ARPAT Congresso European Elasmobranchs Association, novembre 2012 a Milano) svolge un ruolo fondamentale nell’organizzazione delle informazioni storiche e recenti relative ai grandi pesci cartilaginei. Questo data base costituisce di fatto un supporto importante per le attività programmatiche sia della GFCM, sia dell’UNEP RAC/SPA.

Ad oggi ben 1866 record corrispondenti a 2048 individui, sono presenti nell’archivio. Di questi la specie più rappresentata è lo squalo elefante con circa il 30% seguito dalla verdesca 25% e lo squalo bianco con il 12%.

Purtroppo MEDLEM ha registrato anche questa ultima strage di mobule nel bacino di Levante lungo le coste della Striscia di Gaza dove la pesca indiscriminata ha catturato in un solo atto circa 500 esemplari di Mobula mobular. L’eccezionale cattura era rappresenta da individui subadulti di circa un anno di età le cui dimensioni oscillavano, infatti, tra 170 200 cm di apertura alare. Tutto questo ha anche un significato biologico eccezionale: di un organismo che si conosce poco o nulla, si viene a sapere che in questo mare si concentrano grandi quantità di forme giovanili di questa specie concorrendo a definire l’area come una zona importante di nursery. Sappiamo anche che ad ognuno di questi individui corrisponde una madre, poiché in genere ogni femmina da alla luce un solo piccolo raramente due, dopo una gestazione di circa 20 mesi.

Testo di questo numero a cura di Fabrizio Serena

http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2013/076-13/076-13-la-conferenza-su-biologia-ecologia-e-conservazione-elasmobranchi


   
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