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08-05-2013 - Registrato un calo di consumo di pinne di squalo in Cina

In una ricerca pubblicata la scorsa settimana sulla rivista Marine Policy, si è stimato che il numero degli squali morti sia stato 100 milioni nel 2000 e 97 milioni nel 2010, suggerendo un lieve calo nelle uccisioni. Nel frattempo i servizi giornalistici dalla Cina indicano negli ultimi mesi un declino accelerato nel consumo di pinne di squalo. La Cina è il primo mercato per le pinne di squalo, che sono consumate come status symbol, specialmente durante cerimonie nuziali e cene di lavoro.

Le cifre pubblicate dai funzionari cinesi nei recenti anni hanno mostrato che le importazioni di pinne di squalo sono scese da 10,292 tonnellate nel 2011 a 3,087 nei primi undici mesi del 2012. Intanto, la scorsa estate, il governo cinese ha annunciato che si smetterà di servire pinne di squalo alle cene di stato: un’importante mossa simbolica. I media cinesi hanno affrontato anche recentemente la questione osservando che le pinne di squalo sono piene di mercurio e non hanno nessun valore nutrizionale.

“Il vino sta rimpiazzando le pinne di squalo. Esprime lo status sociale tanto quanto o anche meglio delle pinne di squalo”, dice Peter Knights, direttore di WildAid, che ha condotto una campagna contro la zuppa di pinne di squalo. “I nodi stanno davvero venendo al pettine ora e sta diventando di tendenza più dominante affrontare l’aspetto della domanda nel commercio delle specie selvatiche. La campagna per gli squali sta funzionando ma se possiamo o no applicarla anche ai rinoceronti e agli elefanti sarà la prossima sfida”.

Vari mezzi di comunicazione hanno riferito che il prezzo delle pinne di squalo sta precipitando: diminuito circa del 50-70% in Cina. Un crollo di prezzo significa che i pescatori meno probabilmente prenderanno di mira gli squali. Una tale diminuzione, se confermata, rappresenterebbe la salvezza dall’arpione per milioni di squali.

Per gli squali ci sono state positive novità sul versante della protezione negli ultimi anni. Molti paesi hanno dichiarato alcune o tutte le loro acque “riserve per squali”. Inoltre la zuppa di pinne di squalo è stata assoggettata a una serie di divieti legislativi in un certo numero di stati americani.

Oltretutto i biologi temono per molte specie di squali, considerando specialmente la maturazione lenta, la lunga durata della vita e la scarsa prole. I ricercatori hanno stimato che la pesca sta togliendo ogni anno dall’oceano dal 6,4 al 7,9% della popolazione mondiale degli squali. Tuttavia il tasso di crescita medio della popolazione degli squali è di circa il 4,9%. Se agli squali sarà permesso di recuperare, il processo sarà lungo e lento, analogamente a come è stato per le balene da quando la caccia industriale è stata vietata a metà degli anni Ottanta.

Nel frattempo il declino degli squali, avendo un impatto sugli oceani di tutto il mondo come massimi predatori, è probabile che produca effetti smisurati sulla stabilità ecologica, sia a terra che in acqua.

“È una grossa questione perché la perdita degli squali può incidere sul più ampio ecosistema”, ha detto Mike Heithaus, coautore con l’Università Internazionale della Florida dell’articolo apparso sul Marine Policy. “Lavoro con gli squali tigre, abbiamo visto che se in giro non ci sono abbastanza di questi predatori, ciò provoca effetti a catena nell’ecosistema, uno dopo l’altro fino a raggiungere le piante marine”.


   
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