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01-07-2013 - L'Europa dice basta allo spinnamento degli squali

Bruxelles, 1 luglio 2013 - Le pinne degli squali non potranno più essere recise dagli animali e vendute a peso d'oro sui mercati orientali. Lo stop allo 'spinnamento' degli squali è diventato ufficialmente un regolamento europeo che impone a tutte le imbarcazioni che pescano nelle acque dell'Unione europea e, a tutte quelle dell'Ue che pescano nel mondo, l'obbligo di sbarcare in porto gli squali pescati con le pinne attaccate al corpo.

Gli Stati membri non saranno quindi più autorizzati a concedere permessi di pesca speciali che autorizzano i loro pescherecci a tagliare le pinne a bordo, per poi gettare le carcasse o il pesce ancora vivo in mare, dove andrebbe incontro ad una morte certa.

Con la messa al bando di quelle deroghe si chiude una lunga battaglia per salvare gli squali che ha mobilitato politici, ambientalisti, uomini di cultura e semplici cittadini: sono stati oltre 10.000 solo gli italiani ad aver sottoscritto già nel 2009 la petizione per la loro protezione lanciata dalla coalizione ''Alleanza per lo squalo''.
Senza contare che da anni la crisi spinge i consumatori ad acquistare una fetta di spinarolo, smeriglio, palombo o verdesca, senza sapere di mettere in tavola carne di squalo, di cui alcune sono minacciate di estinzione.

Sono però le pinne a rappresentare la parte più pregiata dell'animale. In Oriente la zuppa di pinne di squalo è considerata una vera e propria prelibatezza, e una pinna di squalo di elefante può costare fino a 7.500 euro. La conseguenza è che il più fiero dei predatori, al top della catena alimentare nei mari, è ormai in pericolo in Europa e in tutto il mondo: sono circa 100 milioni quelli che vengono uccisi ogni anno.


   
© 1999-2017 Antonio Nonnis  
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