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Anche gli squali soffrono di cancro

Dagli Stati Uniti, un altro pollice verso per l'ennesima cura miracolosa

Fonte: Tempo Medico n. 623 del 3 marzo 1999.


La cartilagine di squalo non è efficace nella cura del cancro. Questo è il verdetto emesso dall'équipe di ricercatori statunitensi della Cancer Treatment Research Foundation coordinata da Denis Miller, al termine di uno studio clinico condotto con questa sostanza su 60 malati neoplastici in fase avanzata.

I risultati del trial, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, costituiscono il primo punto fermo di una vicenda che presenta alcune analogie con quella italiana del metodo Di Bella. Stando a quanto si legge nel sito web del dottor William Lane - il nutrizionista americano che sin dal 1983 si dedica alla promozione delle proprietà terapeutiche dell'estratto della cartilagine del temuto predatore dei mari - sarebbero piu di 50.000 i connazionali affetti da neoplasie (ma anche da artrite reumatoide, artrosi, psoriasi e altro) ad aver finora sperimentato gli effetti benefici, quando non addirittura miracolosi, di questo prodotto.

La presunta attività antitumorale della cartilagine di squalo non è peraltro un'invenzione dell'intraprendente Lane, essendo attribuibile alla presenza di fattori in grado di inibire l'angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi: fenomeno che, come è ormai a tutti noto da qualche mese a questa parte, è indispensabile per la crescita del tumore.

La storia richiama insomma le ricerche di Judah Folkman sull'angiostatina e l'endostatina, che negli ultimi anni sono state seguite da Lane con grande attenzione: e in effetti già nel 1995 - dunque assai prima che gli studi di Folkman finissero sulle prime pagine dei giornali - Lane aveva riportato nel suo libro Gli squali non si ammalano di cancro un'ampia e ottimistica esposizione sulle possibilità di frenare o arrestare la proliferazione neoplastica attraverso la somministrazione di fattori anti angiogenici.

Una delle ragioni della longevità degli squali, secondo Lane, è rappresentata proprio dal fatto che sono fra i pochi esseri viventi a non ammalarsi mai di cancro. Tutto merito delle loro strutture cartilaginee, che costituiscono il 6 per cento circa del peso totale del pesce, e che sono ricche di inibitori dell'angiogenesi. Come un pesce pilota nei confronti dello squalo che non smette mai di seguire, Lane ha tratto nel tempo dai sorprendenti sviluppi del lavoro di Folkman continue conferme all'ipotesi, mai dimostrata, dell'efficacia antitumorale della sua polvere di cartilagine.

Descritto nel suo stesso libro come "uomo d'affari di fama internazionale", l'esperto nutrizionista è anche l'uomo che è riuscito da solo a far sì che la cartilagine di squalo venisse resa disponibile sul mercato sotto forma di integratore alimentare.

Come è accaduto anche per il caso Di Bella, i media hanno fatto il resto. Il boom dell'estratto di cartilagine, che è peraltro da anni in libera vendita nei drugstore d'oltreoceano, è stato ufficialmente decretato nel febbraio del 1993 da una trasmissione televisiva della CBS che ha enfatizzato i successi terapeutici ottenuti col prodotto in alcuni pazienti cubani con malattia tumorale in fase avanzata.

Alla lunga, la pressione esercitata da un'opinione pubblica suggestionata da segnalazioni di carattere esclusivamente aneddotico ha indotto Richard Klausner, direttore del National Cancer Institute, ad ammettere che a causa dell'interesse dei cittadini nella possibile attività anticancro della cartilagine di squalo e del suo uso continuo nonostante la mancanza di dimostrazioni della sua efficacia, il National Cancer Institute sta collaborando con l'Office of Alternative Medicine per promuovere studi clinici in questo settore.

C'è anche chi, in Italia, saluta con soddisfazione questa decisione di Klausner (vedi l'inserto Salute di Repubblica del 28 gennaio 1999, pagina 25). Ignorando, forse, che già nel 1995 due gruppi di ricercatori statunitensi avevano deciso di procedere alla verifica dell'efficacia e dell'eventuale tossicità della cartilagine di squalo attraverso uno studio di fase I e II. Hanno così selezionato 60 malati affetti da neoplasie della mammella, del colon retto, del polmone, della prostata e di altri distretti, e con un'aspettativa di vita di almeno tre mesi, nei quali la cartilagine di squalo è stata impiegata come unica terapia antitumorale.

Alla fine delle 12 settimane di trattamento - alla dose di un grammo per chilogrammo di peso, suddivisa in tre somministrazioni giornaliere - nei 47 pazienti valutabili i risultati sono stati assai simili a quelli registrati nella sperimentazione italiana del cocktail a base di somatostatina: non è stata riscontrata alcuna remissione, né completa né parziale, cinque malati hanno dovuto interrompere l'assunzione del preparato per la comparsa di segni di tossicità gastrointestinale, cinque sono deceduti, in 27 si è avuta una progressione della malattia.

Di incerta interpretazione il dato riguardante un gruppo di dieci malati che si sono mantenuti in condizioni cliniche stazionarie nel corso dei tre mesi di trattamento: come osserva lo stesso Denis Miller nel suo lavoro, questi risultati sono comunque simili a quelli che si ottengono nei pazienti con neoplasia in stadio avanzato che vengono trattati esclusivamente con cure di supporto o con placebo.

E' probabilmente superfluo aggiungere che questi risultati sono stati contestati da William Lane e dai suoi sostenitori, i quali hanno attribuito l'insuccesso alla presunta inerzia dei ricercatori. Ricalcando così fedelmente un classico copione, riproposto anche in Italia dai fan di Di Bella ( dove si è preferito un alibi ancora più volatile, l'acetone che avrebbe inquinato lo sciroppo multivitaminico preparato dall'Istituto farmacologico militare. E la longevità degli squali? La loro proverbiale resistenza al cancro? Nella stessa prefazione al suo libro William Lane ha dovuto riconoscere che le cose non stanno proprio così:

Devo ammetterlo si legge nella sorprendente confessione gli squali non sono sempre immuni dal cancro.
   
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