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Giugno 2013  - Vedi anche: Il mito delle sirene - altre evidenze

Umanoide acquatico: mito o realtà?

Nel 2000, il Biologo Marino del NOAA Brian McCormick, pubblica un rapporto ufficiale che collega gli spiaggiamenti di cetacei e gli esperimenti della Marina, ciò causa l'immediata sospensione degli stessi. Ma nel 2004, McCormick ed i suoi collaboratori sospettano che la Marina abbia ripreso i test sonar. Dopo questi fatti, due membri della sua squadra hanno acconsentito a rivelare per la prima volta davanti alle telecamere ciò che secondo loro la Marina non ha mai divulgato.


... Le balene sanguinavano copiosamente dalle orecchie. Non avevo mai visto un fenomeno cosi impressionante. Era un chiaro segno che avevano subito gravissime lesioni interne. ...

Rebecca Davis (Biologa Marina - Divisione Cetacei NOAA - nella squadra di McCormick dal 1999 al 2005)

... Nel 2004, due ragazzi furono i primi ad arrivare dopo lo spiaggiamento di molte balene nello stato di Washington e lo hanno ripreso con un cellulare. Dissero di aver visto qualcosa quel giorno. Era un corpo, dissero pubblicamente di aver visto un corpo. La testimonianza ufficiale fu successivamente cambiata (furono fatte pressioni sui genitori dei ragazzi), e la marina tenne i resti che avevano trovato i giovani. Questo lo so per certo, poichè facevo parte della squadra di investigazione su quell'avvenimento. So cosa faceva la Marina e credo di sapere cosa ha tenuto per se ...

Dr. Paul Robertson (Biologo marino assistente ricercatore NOAA dal 1996 al 2005)

Circa un anno fa, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti, ha ritenuto opportuno dover dichiarare ufficialmente che le sirene non esistono!

Ciò in seguito alla messa in onda del documentario di cui sopra, trasmesso da Animal Planet dal titolo:

Sirene, il corpo trovato, un nocciolo di verità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene,

aveva evidentemente scatenato un putiferio, ed i centralini del NOAA erano subbissati di richieste di precisazioni scientifiche e quindi risposero:

No evidence of aquatic humanoids has ever been found.
But are mermaids real? No evidence of aquatic humanoids has ever been found. Why, then, do they occupy the collective unconscious of nearly all seafaring peoples? That's a question best left to historians, philosophers, and anthropologists. http://oceanservice.noaa.gov/facts/mermaids.html

Ma ad onor del vero, numerosi scienziati ipotizzano interessanti teorie sull'esistenza, nel passato evolutivo dell'uomo, della "scimmia acquatica", un antenato palmipede dell'uomo che ha completato la sua evoluzione in ambiente acquatico.

Il documentario di Discovery, mette bene in risalto, quanto ancora tutt'oggi, siano innumerevoli le testimonianze di coloro (biologi marini, marinai, pescatori e persone comuni), che affermano di aver visto queste creature. Altresì il Governo Americano, attraverso la Marina Militare, starebbe insabbiando la cosa con un ben orchestrato cover -up (diretta conseguenza il tempestivo comunicato del NOAA), per nascondere il fatto di essere in possesso addirittura di due o tre sirene viventi, oggetto di studi segretissimi. Evidente a tal proposito, l'ostruzionismo subito dal team del biologo marino Brian McCormick nel 2004.

Ma il vero inizio di questa storia è datato 1997 quando il NOAA registrò un suono di frequenza sottomarina ultrabassa; la sorgente di questo suono è rimasta ufficialmente sconosciuta ...forse (?).

E' la Storia di una creatura leggendaria che è menzionata nelle mitologie di quasi ogni cultura umana. La gente di tutti i continenti racconta di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, riprendendo un'iconografia sostanzialmente sempre identica.

Potrebbero esistere realmente degli umanoidi acquatici intelligenti, parenti lontani dell'uomo, che hanno comletato il loro percorso evolutivo adattandosi a vivere nelle profondità dell'oceano e che hanno sviluppato una società complessa nella quale vivono nascosti per paura dei loro parenti umani?

E' quello che si sono chiesti gli autori del documentario.


La teoria della scimmia acquatica

E' un'ipotesi evoluzionistica posta per la prima volta nel 1960 dal biologo marino britannico sir Alister Hardy (partorita però nel 1930, e rimasta a decantare per almeno 30 anni).

Persino il biologo tedesco Max Westenhofer in uno scritto del 1942 ipotizzò che i primissimi stadi dell'evoluzione umana fosseroavvenuti in prossimità dell'acqua.

Così egli scrive:

Postulare un modo di vita acquatico in una fase precoce dell'evoluzione umana è un'ipotesi sostenibile, per la quale si possono produrre ulteriori indagini e elementi di prova.

Secondo tale ipotesi il progenitore dell'uomo sarebbe stato un primate che, per l'arsura del clima africano e la scarsità  di cibo avrebbe spostato la sua residenza negli habitat fluviali e poi marini, adattandosi a vivere nell'acqua per periodi via via sempre più lunghi, subendo nel tempo le seguenti mutazioni:


Hardy esplicitò definitivamente le sue idee in un articolo apparso su New Scientist il 17 Marzo 1960. Dopo la pubblicazione dell'articolo, la teoria godette di un certo interesse per diverso tempo, ma fu progressivamente ignorata dalla comunità  scientifica.

Nel 1967, l'ipotesi fu evocata da Desmond Morris nel suo libro "La Scimmia Nuda", nel quale si trova la prima volta l'utilizzo del termine "scimmia acquatica". La scrittrice Elaine Morgan, dopo aver letto il libro di Morris, divenne la principale sostenitrice e promotrice della teoria. Nei successivi 40 anni di carriera, la scrittice ha dedicato 6 libri alla divulgazione dell'ipotesi di Hardy.

Nel 1987, si tenne un simposio scientifico a Valkenburg, Olanda, per discutere la validità della teoria della Scimmia Acquatica. Dagli atti del convegno - pubblicati nel 1991 con il titolo "Aquatic Ape: Fact or fiction?" (Scimmia acquatica: realtà o finzione?) - emerge che gli scienziati non se la sentirono di sostenere l'idea che gli antenati dell'uomo fossero acquatici, ma che ci sarebbero prove dello sviluppo di abilità natatorie per alimentarsi nei fiumi e nei laghi, con il risultato che l'homo sapiens moderno può godere di brevi periodi di tempo in apnea.

Questa è solo una delle versioni "deboli" della teoria, utilizzata dai ricercatori per spiegare alcune caratteristiche umane che sono ancora avvolte nel mistero, quali la perdita del pelo cutaneo, la capacità  di apnea, il grasso sottocutaneo e la capacità istintiva a nuotare dei neonati.

Sebbene l'ipotesi della Scimmia Acquatica spieghi abbastanza bene il sorgere di queste caratteristiche, la maggior parte dei paleoantropologi tende a rifiutare la teoria, non accettandola tra le principali spiegazioni dell'evoluzione umana.

Una lettura estrema della teoria di Hardy ha portato alcuni ricercatori indipendenti ad ipotizzare l'esistenza attuale di umanoidi acquatici intelligenti che vivono in società complesse nel fondo dell'oceano.

L'esistenza di queste timide creature sarebbe all'origine delle leggende sulle sirene, decantate anche da Omero nella sua Odissea.

Ancora prima dalla civiltà  mesopotamica con il Dio pesce Oannes.

Persino Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (23 – 79 d.C.) era dell'opinione che ogni cosa esistente sulla terra avesse il suo omologo nel mare (N.H., IX,2).

Altre antiche testimomianze

La storia delle sirene non è recente come si pensa. Solitamente si fa risalire la leggenda ai racconti dei marinai ubriachi del 1500, che storditi dai fumi del rum e della solitudine, avrebbero potuto facilmente scambiare un delfino o una balenottera per una bella e sinuosa sirena.

In verità, alcune pitture rupestri ci fanno pensare che la consapevolezza umana delle sirene sia molto più antica. In una grotta di arenaria in Egitto esistono le rappresentazioni più antiche delle sirene. Sulle pareti della caverna sono rappresentate creature umane con la coda, equipaggiate con lance e reti.
Queste immagini rupestri furono rinvenute nel 1933 da Laslo Almasy nella

CAVERNA DEI NUOTATORI

a Wadi Sura, sulle alture del Gilf Kebir, nel Sud Ovest Egiziano al confine con la Libia.

Epoche recenti

Anche in epoca recente le testimonianze da parte dei pescatori sono state numerose. In molti casi, si racconta del recupero di grossi animali acquatici completamente infilzati con lance e coltelli rudimentali di origine sconosciuta.

In alcune testimonianze di inizio secolo è possibile vedere lo stupore e lo sconcerto dei marinai.

Una delle punte di lancia trovate conficcate nella carne di un grande squalo bianco.

Uno strano suono dal fondo dell'oceano

Nell'estate del 1997, il NOAA, con l'ausilio di un idrofono equatoriale, registrò più volte un suono misterioso proveniente dagli abissi dell'Oceano Pacifico. Il suono aumentava rapidamente in frequenza per circa un minuto, ed era di ampiezza sufficiente per essere ascoltato dai sensori ad una distanza di oltre 5.000 chilometri.

L'origine del suono battezzato "THE BLOOP" è, come ammette il NOAA, di origine sconosciuta. Secondo alcuni, questo suono potrebbe essere la prova dell'esistenza di una specie sottomarina sconosciuta.

Il team del Biologo Brian McCormick, ex dipendente del NOAA, nel 2007 stava indagando sugli inspiegabili spiaggiamenti di massa delle balene. Nell'esaminare i campioni di tessuto dei corpi di alcune balene, i ricercatori si resero conto che i mammiferi erano stati danneggiati da sonar particolarmente potenti, utilizzati in diverse parti del mondo in occasione di esercitazioni navali.

L'inquinamento acustico marino è un fenomeno che in questi ultimi anni ha avuto un grande incremento. La nuova tecnologia Sonar utilizzata sia per la mappatura del fondo dell'oceano che per l'individuazione di bersagli sottomarini, emette vibrazioni sonore percettibili fino a centinaia di chilometri di distanza.

Quando una specie più sensibile, come le balene o i delfini, si trova in prossimità dell'emissione del rumore subisce un vero e proprio trauma che la spinge ad una fuga precipitosa, fatale quando è diretta verso la superficie del mare.

Secondo uno studio l'impatto di media frequenza di un sonar militare sull'udito di una balena è equivalente a quello di un motore di jet al decollo sull'udito di un essere umano che si trovi a tre metri di distanza.

La conclusione cui giunsero i biologi marini è che le onde sonore emesse dai sonar erano talmente potenti da spaventare quegli animali dotati di un udito così sensibile. Nel tentativo di sfuggire alla raffica di onde sonore, i mammiferi si erano spinti in acque troppo basse per sostenere le loro dimensioni enormi, finendo per arenarsi.

Per cercare di dimostrare questa teoria, McCormick e il suo team si servirono delle registrazioni di un idrofono di profondità. Fu proprio in quelle registrazioni che ascoltarono il "BLOOP".

Utilizzando un software audio, i ricercatori riuscirono ad isolare il suono di una creatura sconosciuta mescolata con i suoni delle balene e dei delfini.

Dopo più accurate analisi, i ricercatori ebbero l'impressione che queste creature sconosciute comunicassero con i mammiferi, forse con l'intento di salvarli dal rumore del sonar.

IL CORPO RITROVATO

Qualche settimana dopo, ci fu un altro spiaggiamento di massa in Sud Africa. Anche in quella zona i ricercatori registrarono suoni simili sui dispositivi. McCormick e il suo team si recarono sul posto per investigare. Sulla spiaggia furono recuperati i resti di una creatura sconosciuta all'interno dello stomaco di un enorme squalo bianco. Mentre esaminavano lo squalo, i ricercatori notarono una sorta di pugnale (riconosciuto poi come un aculeo di razza) infilzato nel lato della bocca dello squalo.

Come aveva fatto ad infilzarsi quel pugnale/aculeo? Una volta estratte tutte le parti dallo stomaco dello squalo, cominciarono a studiare attentamente i resti per capire di cosa di trattasse. All'interno trovarono parte del cranio della creatura, una mano palmata quasi completa, un lungo osso tipo pinna-caudale.

Inoltre, i ricercatori trovarono anche uno strano strumento con una fessura laterale. In un primo momento non compresero cosa fosse, ma poi si ricordarono dell'aculeo/pugnale nella bocca dello squalo.

L'oggetto sembrava essere un perfetto manico per il coltello ricavato da una spina dorsale di qualche grosso pesce. Ma chi aveva potuto produrre un oggetto simile?

Alcuni dei ricercatori si convinsero di trovarsi di fronte ad una sorta di "ominide acquatico intelligente", una sirena! Ora avevano senso tutte le misteriose lance e coltelli trovati nei corpi di numerosi pesci nell'oceano, da parte di pescatori di ogni nazione.


Qualche giorno dopo, mentre il team stava per tornare negli Stati Uniti, con i sorprendenti risultati delle analisi effettuate. Il DNA della creatura era oltretutto compatibile con quello umano. La polizia sudafricana, confiscò tutto prima che potessero divulgarlo. L'unica cosa che lasciarono fu la registrazione del famoso "bloop".

Insabbiamento ai massimi livelli. Ma chi temeva la divulgazione dei dati scientifici? La registrazione del BLOOP era il vero tesoro da conservare. Grazie ad essa, avevano capito che le sirene erano in grado di comunicare con i delfini e le balene. Questa è la prima testimonianza di una comunicazione interspecie.

In alcuni paesi, i delfini aiutano i pescatori umani a catturare i pesci, in cambio di una lauta porzione del pescato! Dove hanno imparato i delfini a fare questo?


Conclusioni

In una intervista recente, Robertson ha dichiarato:

Se le sirene esistono e sono sopravvissute così a lungo è perchè sanno nascondersi ... Non credo che gli esseri umani sarebbero in grado di coesistere con le sirene senza sterminarle.

L'unica cosa di cui è convinto il ricercatore è quella di non voler contribuire mai più alla ricerca delle sirene: sta ancora cercando di ottenere il bando dello sviluppo e della sperimentazione di armi Sonar per salvare balene, delfini e sirene.
©  DISCOVERY Channel Italia - Paul Robertson - Rigrazio Marco LaRosa, al cui BlogSopt mi sono ispirato per questo articolo.
   
© 1999-2016 Antonio Nonnis  
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